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lunedì 14 Ottobre 2019 14:24
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Posted by on Apr 2, 2013 in Interviste | 0 comments

Claudia Cardinale

“Da bambina sognavo di fare l’esploratrice”

Lei è nata in Tunisia da genitori siciliani, ha girato il mondo e ora vive in Francia. Proprio la “Ragazza con la valigia”, per rubare il titolo al film di Valerio Zurlini, di cui è stata protagonista nel 1961.
“Già…In effetti è proprio così, io sono sempre in viaggio. Ultimamente sono stata a Santo Domingo dove ho ricevuto la medaglia Cristoforo Colombo, prima ero stata in Colorado dove hanno proiettato proprio la Ragazza con la Valigia e C’era una volta il West. Da poco ho girato un film in Tunisia, sono stata a Casablanca dove ho preso parte ad un film di una importante regista francese, poi Istanbul ed infine New York. Devo dire che lavoro spesso all’estero e con registi al loro esordio, mi piace. Oltretutto, le svelo un segreto: da giovanissima sognavo di fare l’esploratrice, insieme ad un gruppo di amiche volevamo girare il mondo. Beh, posso dire in un certo senso, di esserci riuscita. Non c’è un posto dove non sono stata”.

Ha più volte dichiarato che è stato il cinema a scegliere lei e non il contrario.
“Io ho cominciato a 15 anni a Tunisi (ndr, fu eletta la più italiana di Tunisia), ero una ragazzina, venivano tutti i giorni davanti alla scuola e mi fermavano, ma io ero una selvaggia e per tantissimo tempo ho rifiutato di fare il cinema. Se sono qui dopo cinquantadue anni, è proprio perché ho rifiutato”.

1963, l’anno della consacrazione: Luchino Visconti, Federico Fellini, Luigi Comencini. Tre grandi maestri con personalità diverse…
“Con Comencini ho girato la “Ragazza di Bube” assieme a George Chakiris che veniva dal trionfo di West Side Story, in quel film mi trasformarono, ero molto diversa anche fisicamente. Le racconto un aneddoto simpatico: nel film dovevo andare in bicicletta ma io non sono capace, perciò prima di dare il ciak dovevano tenermi in tre, al ciak io partivo e allo stop puntualmente cadevo. Il “Gattopardo” è stata la svolta, anche se prima avevo già girato diversi film con Pietro Germi. Quest’anno, a distanza di 47 anni, io ed Alain Delon abbiamo presentato al Festival di Cannes la versione restaurata del film da Martin Scorsese, assieme alla Cineteca di Bologna ed altri, un lavoro meraviglioso. Alain Delon ha pianto quasi sempre, era emozionatissimo, mi ha tenuto la mano per tutte le 3 ore del film e mi diceva: “Claudia, siamo gli unici vivi” (ride). Ci siamo divertiti molto durante la proiezione perché abbiamo scoperto delle scene che non avevamo visto e Alain mi diceva: “Ma sai che non ricordavo che nel film ci baciavamo sempre!”. Con Luchino era tutto molto teatrale e preciso. Con Federico Fellini invece non c’era copione, era tutto improvvisato. Nel film io ero la Musa di Federico, colei che gli dà l’ispirazione. Un’immagine che non posso dimenticare è quella in cui io corro e porto il bicchiere d’acqua a Marcello (ndr, Mastroianni), sembra che io stia volando… Federico aveva la capacità di trasformare tutto in qualcosa di irreale”.

Ha lavorato con i più grandi attori: Jean Paul Belmondo, Alain Delon, Marcello Mastroianni, Alberto Sordi, Rock Hudson, Tony Curtis….Ce n’è stato qualcuno con il quale ha avuto un rapporto di maggior sintonia rispetto agli altri?

“Con tanti…credo sia molto importante avere feeling sul set. Mi ricordo in particolare quando ho girato “Cartouche” con Jean Paul Belmondo (tempo prima avevamo girato la Viaccia di Bolognini che ritengo uno dei più bei film che ho fatto), ci siamo ritrovati sul set, eravamo due scatenati. Io poi sono sempre stata un maschiaccio, ricordo che durante la serata di presentazione del film organizzarono in mio onore un cous cous party: io e Jean Paul ci nascondemmo sotto il tavolo, io facevo le palline di cous cous e lui le buttava sulla gente e nessuno capiva da dove venissero..!

Ha dichiarato di non essere mai ricorsa alla chirurgia plastica.
“Io ho sempre rifiutato per un motivo semplice: credo che non si può fermare il tempo. E poi si rischia di assomigliarsi quando si eccede in queste cose. Sono fortunata, nessuno pensa che io abbia l’età che ho. Da poco sono stata in Colorado, ho incontrato un gruppo di giovani studenti di Los Angeles, mi hanno chiesto di autografare le loro T-shirt e io gli ho detto: “ Scusate, potrei essere vostra madre o vostra nonna”, ma non c’è stato niente da fare, hanno voluto che firmassi una ad una le loro t-shirt! Ho sempre sorriso, credo sia questo il segreto della bellezza”.

Sul set ha interpretato tantissimi ruoli: c’è n’è uno che ha amato più di tutti?
Ho fatto tutta la letteratura italiana, sono stata puttana, principessa, donna del popolo, ho girato film sulla mafia. La cosa bella è proprio questa: di solito si vive solo una vita, io ne ho vissute praticamente 130…trasformandomi sempre. Ad esempio, in Russia ho girato “La tenda rossa” con Sean Connery , vestivo i panni di una russa bionda, io che sono nata in Africa! Di quel film mi viene in mente anche un altro episodio buffo che voglio raccontarle: c’era una scena in cui io e il mio partner, un bellissimo attore russo, dovevamo buttarci dalle montagne piene di neve, quando arrivammo giù, lui svenne e dovettero portarlo di corsa in ospedale. Tutta la produzione lo prese in giro per tutto il tempo: “Ma come? Claudia è africana e tu, russo, fai queste figure!”
Secondo lei il cinema italiano è in crisi? Cosa si può fare per rivitalizzare l’ambiente?
Lo sa perché? Prima si facevano molte co-produzioni, con la Francia, con la Germania e il film italiano usciva dappertutto. Tanti dei film che ho fatto sono usciti qui a Parigi e continuano a “passare” in tv, “ La ragazza con la valigia” ne è un esempio. Oggi si fanno poche co-produzioni e il cinema italiano, purtroppo, circola poco. In Francia, ad esempio, lo vediamo molto poco.

È madrina di un’associazione per la lotta contro l’AIDS, nel 2000 è stata nominata ambasciatrice dell’UNESCO, si batte per la causa dei diritti delle donne.
Io mi occupo dei bambini della Cambogia da tanti anni, dell’Aids da più di 14 anni e di tante altre organizzazioni. Credo sia molto importante per noi essere la voce di chi non può parlare. Sono stata in Africa con il Prof. Montagnier che si occupa di Aids e non le dico cosa ho visto negli ospedali. La gente non si protegge, i bambini nascono malati e se ne vanno troppo presto….Quando torno da questi viaggi resto in casa per una settimana a riflettere su quanto è crudele la vita in quei posti e su quanto noi siamo fortunati senza rendercene conto. Ogni volta è un’occasione per pormi delle domande.

Non posso non farle una domanda su Mario Monicelli che è stato il suo primo regista italiano ne “I soliti ignoti”.
L’ho incontrato l’ultima volta alla Cinemateque dove gli hanno reso omaggio, lui è stato carinissimo, mi ha guardato e alla platea ha detto: “Lo sapete che ha iniziato con me?” Ho saputo della sua morte dalla tv, erano le sette del mattino, è stato terribile per me però capisco la sua scelta, non voleva soffrire. È incredibile ciò che ha fatto, però devo ammettere che questo gesto, fatto da lui, non mi ha stupito.
Io con lui ho girato il mio primo film, non parlavo una parola d’italiano, non capivo nulla di quello che succedeva intorno a me. Il primo giorno ho fatto una gaffe terribile con Renato Salvatori sbattendogli una porta in faccia e facendogli un occhio nero. Allora Mario mi ha preso da una parte e mi ha detto: “Claudia, guarda che al cinema si fa per finta, mica si fa davvero…!”

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