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lunedì 14 Ottobre 2019 14:18
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Posted by on Apr 2, 2013 in Interviste | 0 comments

Monica Guerritore

“Il mio viaggio dentro l’enigma Fallaci”

Intensa, carnale, palpitante, appassi onata, impetuosa, sfrontata. È una Monica Guerritore splen dida di fragilità, carica di potenza e profonda umanità, quella che fa rivivere una delle più grandi firme del Novecento nello spettacolo ‘Mi chiedete di parlare’ da lei scr itto, diretto e interpretato. Oriana Fallaci: un personaggio complesso e controverso, la donna e la scrittrice. Partiamo da qui, da questa distinzione che detta i tempi del racconto.
“Si, per me è questo il fuoco del racconto, in un enigma come quello della Fallaci ci sono tante possibili strade, io ho scelto questa cercando di darle spazio a tutto tondo perché forse Oriana, la donna, ad un certo punto ha fatto un passo indietro rispetto alla Fallaci con la F maiuscola, quindi, al suo mito”.

Nel corso della sua carriera ha interpretato tante donne, tutte diverse tra loro. Ce n’è stata una in particolare che ha sentito più vicina al suo modo di essere?
“No, non c’è mai una identificazione con quello che uno rappresenta, sarebbe, in fondo, ridurlo ad un essere umano che è meno di un personaggio che invece racchiude istanze, colori, profondità molto più misteriose. Il personaggio che si va ad interpretare ha la dignità di essere su que
l palcoscenico perché magari è stato scritto, magari è un mito, un’eroina classica e non puoi ridurlo a te, il tuo te, il mio io è piccolo, è niente in confronto. C’è una grande distanza, una curiosità sicuramente e alcuni dei colori di questi personaggi possono assomigliare a me come a tante altre donne, ma perché in ognuno di loro c’è qualcosa di noi, ognuna di loro racconta qualcosa di noi, per questo noi le riconosciamo perché conosciamo qualcosa che lei porta in scena.
Penso a Madame Bovary, alla sua ricerca assoluta di riconoscimento da parte dell’uomo, penso a Giovanna d’Arco. Ecco, forse il personaggio che per me è stato più magico, è proprio Giovanna D’Arco, lei è piena, è totale, è la forza che può svilupparsi dentro un essere umano quando Dio e l’uomo sono insieme, quando spirito e corpo si fondono, quando non manca niente. Gli altri personaggi femminili che raccontiamo, invece, sono figli della nostra epoca e a loro manca sempre qualcosa, c’è un vuoto, come dice La Lupa che cosa volete? e lei risponde non lo so.
Anna Karenina, Madame Bovary, la Lupa, la Fallaci stessa sono personaggi che hanno dentro un buco nero, qualcosa da riempire, hanno un vuoto nel cuore, nell’anima, una disperazione di fondo invece Giovanna D’Arco no, è un pieno di divino e di corpo”.

Fin qui abbiamo parlato dei personaggi che lei ha interpretato, poi c’è La forza del cuore, la sua autobiografia dove si è messa a nudo con grande verità e intensità raccontando i dolori e le gioie di tutta una vita, come lei stessa ha dichiarato il suo percorso per diventare persona.
“Mi è sembrato utile raccontarlo per dare forza alla donne, perché i percorsi femminili da quando si è bambine all’adolescenza, alla realizzazione di un proprio talento, all’amore e alla disperazione per la mancanza di un amore, la malattia, la perdita dei genitori, sono tutte cose che noi attraversiamo e in queste tappe se noi ci riconosciamo in q ualcuno che le ha passate come noi ci sentiamo meno sole. Poi nel libro c’è una cosa, secondo me, molto importante, ci sono i libri che mi hanno aiutato, ci sono i nomi degli autori, delle autrici, i testi, è fondamentale leggere, avere accanto dei libri perchè ti possono davvero aiutare nei momenti difficili”.

Lei è sicuramente una donna che non ha mai avuto paura di prendere posizione. Tutti ricordiamo qualche anno quando prestò la voce per leggere la lettera scritta da Veronica Lario dalle quale scaturirono tante polemiche. La sua è stata un’interpretazione o anche una sua personale presa di posizione contro un sistema, in quel momento politico ma diffusamente ideologico, che premia la scorciatoia e non il merito?
“Sì, ho riconosciuto in quelle parole le stesse cose che noi pensiamo, che il 90% delle donne pensa. Quelle parole sono state scritte perché sentite e dovevano arrivare, è una sorta di manifesto. Io le ho condivise in pieno e con la voce e con gli occhi e con lo sguardo sono arrivate ancora di più di quello che sarebbe restato fermo sulla carta. La mia interpretazione ha dato più potenza ad un messaggio di ribellione nei confronti di questo ciarpame senza pudore, come lo chiamava lei e da quella lettera forse, anche un pochino grazie alla forza che l’interpretazione ha, è cominciata la crisi di un sistema che per fortuna adesso viene spezzato via”.

A proposito di sistemi che cambiano, come vede attualmente la condizione femminile in Italia?
“Dobbiamo continuare a lavorare come stiamo facendo, dobbiamo recuperare duemila anni e non è uno scherzetto. Non dobbiamo farci distrarre dalle sirene della superficialità, dell’effimero, da queste trasfigurazioni del corpo femminile, quindi dobbiamo andare avanti come stiamo facendo, perché c’è solo un piccolo 10% che, purtroppo, ha una grande cassa di risonanza da parte della stampa che dà di noi un’immagine peggiore di quella nostra vera, che non racconta la donna che io vedo tutti i giorni, per strada, in teatro. Le donne si stanno muovendo, quella roba che vediamo, quell’orrore portato agli onori degli altari da quelli che pensano che le donne siano bambole di plastica o di silicone è solo una piccola riserva indiana”.

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