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sabato 21 ottobre 2017 7:01
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Posted by on apr 5, 2013 in Interviste | 0 comments

Valentina Vezzali

La schermitrice si racconta: “Tutto è possibile, l’impossibile richiede solo più tempo e lavoro”

La regina sei tu.

di Francesca Ceci.

E’ l’atleta italiana più vincente della storia. Nata a Jesi il 14 febbraio 1974, Valentina Vezzali inizia a praticare la scherma all’età di 6 anni. La prima vittoria nel 1983, da allora non ha più smesso di vincere, collezionando una serie infinita di titoli e medaglie. Determinata, tenace, è la punta di diamante dello sport italiano, un marchio il suo urlo dopo ogni stoccata vincente. Dall’ultima Olimpiade di Londra è tornata a casa con un bronzo nell’individuale e un oro nel fioretto a squadre. Per tutti è Valeoro o Il Cobra perchè, il suo fioretto, non perdona. A Minerva ha raccontato la sua straordinaria carriera, un sogno speciale nel cassetto e la prossima fermata: Rio 2016.

Valentina, medaglia d’oro nel fioretto a squadre, bronzo nell’individuale. Se ti dico Londra 2012 qual è la prima immagine che ti viene in mente?
“Le due medaglie sono state importantissime, ma la prima cosa che mi viene in mente è l’emozione che ho provato portando il tricolore durante la sfilata di presentazione: una sensazione che mi ha riempito di orgoglio e vanto”.

Nessun italiano ha mai vinto quanto te nello sport italiano, uomini compresi. Come si crea una continuità come la tua?
“Serve il talento, che però senza allenamento e tanta forza di volontà rimane fine a se stesso. Personalmente, nello sport come nella vita, ho basato tutto sul rispetto e sulla pratica, due aspetti fondamentali per farsi trovare sempre pronti nel momento del bisogno”.

Si dice, e a volte è vero, che le donne facciano più difficoltà a fare gruppo rispetto agli uomini. Che rapporto hai con le tue compagne di Nazionale?
“Per fortuna la scuola italiana sta producendo tantissimi talenti nel mio sport da ormai parecchi anni, ci troviamo così ad essere tante “prime donne” con personalità forti a combattere per i gradini alti del podio. Questo giova senza dubbio a noi, che allenandoci assieme abbiamo la possibilità di migliorare sempre, ma rende più difficile la convivenza. Credo che il rispetto e la voglia di vincere ci abbiano sempre permesso di collaborare nel migliore dei modi, e la medaglia d’oro all’olimpiade ne è una perfetta dimostrazione”.

Proprio in nome di una solidarietà femminile a volte latitante, mi fai il nome di un’altra donna sportiva o no, italiana o straniera, del passato o ancora in attività, che stimi?

“Parlando di sportive, Josefa Idem è un grandissimo esempio di professionalità e rispecchia perfettamente i valori che porto dentro”.

Ci sono tante tue colleghe che alternano vittorie esaltanti a momenti di down. Restando a Londra, Federica Pellegrini sicuramente non ha brillato. Tanti l’hanno criticata, altri la assolvono. Cosa passa nella testa di una campionessa quando non riesce a dare quello che vorrebbe?
“Non sono bei momenti, ti ritrovi a mettere tutto in discussione compresa te stessa ma l’unica cosa da capire è che solo il duro lavoro, fisico e mentale, ti può riportare in alto”.

Due nomi: Pietro e Domenico.

“Gli uomini della mia vita: il mio primo pensiero la mattina e l’ultimo prima di andare a dormire. Sono indiscutibilmente i miei successi più grandi”.
A Londra 2012 sei stata la portabandiera dell’Italia e hai dichiarato:“So di rappresentare un Paese di uomini e donne che non si arrendono mai”. Per usare una metafora sportiva, l’Italia è come un atleta quasi al tappeto che però cerca di reagire.
“La nostra è una nazione fantastica, che ha sempre trovato il modo di rialzarsi e di vincere. Sono convinta che succederà anche stavolta, però come dicevo prima, bisogna rimboccarsi le maniche e faticare parecchio”.

Facciamo finta di sfogliare un album fotografico immaginario. Ti dico una parola, ad ogni parola mi dici quel che vedi. Iniziamo con Domani:
“Il primo progetto nel breve periodo è quello di dare una sorellina a Pietro”

Emozioni: “Viene di conseguenza al domani: voglio diventare mamma per la seconda volta, sarebbe l’emozione più bella”

Impossibile: “Tutto è possibile, l’impossibile richiede solo più tempo e lavoro”

Paura: “Non esiste paura quando si è sicuri di sé”

Urlo: “Liberazione e, per fortuna, negli ultimi anni ho avuto modo di tirarne alcuni di gioia”

Vittoria: “La vittoria è la giusta ricompensa per tutto il duro lavoro di preparazione, e quando arriva porta via tuta la stanchezza e ti ripaga di ogni sacrificio”.

E se ti dico Rio 2016 cosa vedi?
“Io in pedana a battermi per una medaglia importante, è il mio obiettivo e, come dicevo prima, nulla è impossibile”.