Pages Menu
Seguici suRssFacebook


lunedì 21 agosto 2017 15:52
Categories Menu

Posted by on apr 7, 2013 in Interviste | 0 comments

Safia Al Souhail

Intervista a Safia Al Souhail, membro del Parlamento iracheno

La democrazia in Iraq passa per i diritti delle donne.

di Laura Guercio.

Il 30 e il 31 maggio presso l’Università Roma Tre si è svolto il Convegno “Women In Iraq”, organizzato da Minerva e Law nell’ambito di un progetto più ampio che vede coinvolti anche Non c’è Pace senza Giustizia e International Alliance for Justice. In quella occasione abbiamo avuto il piacere di incontrare ed intervistare Safia Al Souhail, membro del Parlamento iracheno, e soprattutto, donna da sempre impegnata nell’affermazione dei diritti delle donne in Iraq.

Safia, cosa significa essere donna in Iraq?
“Vorrei subito precisare un passaggio storico per noi importante. Durante la monarchia, la società civile godeva del migliore sistema educativo e di attenzione ai bisogni sociali di tutta la regione. La prima donna Ministro e il primo giudice donna sono state irachene. La partecipazione della donna nella vita culturale era dinamica e la società stava progredendo velocemente e stava aprendo nuovi spazi per la donna nella vita quotidiana. L’ Iraq è stato tra i primi paesi ad adottare una legge sul diritto di famiglia. Sotto il Governo di Saddam Hussein, contrariamente a quanto si crede, noi abbiamo sofferto dell’assenza delle libertà e dei diritti fondamentali delle donne. Era la Repubblica del terrore e la Repubblica delle vedove e degli orfani, quando per le donne poter esercitare i loro diritti significava dover essere iscritte all’unico partito, il Baath Party’s Women. Solo in questo modo una donna poteva accedere all’università o trovare un lavoro. Le discriminazioni di genere, inclusa la legge sull’adulterio, la pubblica decapitazione della donna, la violenza sessuale solo perchè un membro della loro famiglia era all’opposizione del governo o perchè affiliato a una determinata etnia o gruppo religioso, sono solo alcuni esempi di quello che le donne hanno sofferto”.

Cosa è accaduto poi nell’era post Saddam?
“Io ed altre forze democratiche, insieme ad attivisti dei diritti umani, ci siamo fortemente battuti affinchè l’uguaglianza di genere divenisse l’obiettivo centrale nel processo democratico e le donne, con tutto il loro background culturale, avessero un ruolo vitale nella ricostruzione del paese in tutti i campi. Durante il Governing Council del 2003, abbiamo avuto sia esperienze negative che positive”.

Può raccontarci qualche episodio in particolare?
“Per esempio, io mi sono opposta al tentativo delle forze islamiche di cambiare la legge di famiglia in una legge che rischia di essere più chiusa e settaria. E su questo tema ancora stiamo discutendo. Certamente, tra gli aspetti positivi è invece da sottolineare la proposta di introdurre una quota del 40% di donne in Parlamento. Attualmente, è stato raggiunto l’accordo del 25%, mentre al Governo invece sono presenti attualmente solo due Ministri donne. C’è anche da dire che il Governing Council ha deciso di creare un nuovo Ministero ad hoc per le tematiche relative alla donna”.

Questi sono senza dubbio passi importanti per l’affermazione dei diritti delle donne. Qual è di fatto la situazione attuale?
“Dobbiamo ammettere onestamente che si sta assistendo ad un regresso del ruolo della donna nel governo e, di contro, ad un lieve miglioramento nel sistema giuridico ed economico. Le posizioni di rilievo politico sono ancora appannaggio degli uomini; gli stessi partiti politici sono guidati dagli uomini”.

Ci spiega l’obiettivo che deve essere raggiunto?
“Le donne devono certamente avere la possibilità di accedere a cariche e a poteri più elevati nella direzione del Paese, e nel contempo devono essere maggiormente coinvolte nel processo decisionale. Il nostro è un momento storico in cui vi è un’ampia diffusione di dichiarazioni e convenzioni internazionali sui diritti dell’uomo. Pensiamo nello specifico alla Convenzione sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione contro la donna”.

In concreto, quanto influiscono le convenzioni internazionali nella legislazione nazionale?
“La nostra Costituzione irachena dichiara chiaramente che la nostra legislazione deve essere conforme alle Dichiarazioni e ai Trattati internazionali ratificati dall’Iraq. Noi abbiamo bisogno però di rendere effettivi tali strumenti internazionali, in particolare la Convenzione sull’Eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne, attraverso l’armonizzazione della nostra legislazione nazionale e l’introduzione dei necessari strumenti di implementazione”.

Come possono essere resi effettivi gli strumenti posti a tutela della donna?
“Sicuramente è importante la cooperazione tra le donne irachene e le donne di altre realtà socio politiche. È importante cooperare e trasmetterci le reciproche esperienze. Per questo il seminario di questi giorni organizzato da Minerva e Law è importante e noi speriamo davvero che sia l’inizio di un lavoro congiunto nell’impegno comune dell’affermazione universale dei diritti delle donne. Le donne irachene sono forti, sono capaci, colte, hanno professionalità in più campi e possono davvero svolgere un lavoro importante con le donne italiane. Noi ringraziamo il governo italiano per il suo supporto alla gente irachena, ma per noi è importante avere relazioni non solo con il governo, ma anche con la società italiana per porre le basi per l’affermazione della giustizia, eguaglianza tra sessi, democrazia”.