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martedì 12 dicembre 2017 14:50
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Posted by on apr 9, 2013 in Interviste, Slideshow | 0 comments

Lina Ben Mhenni

Intervista alla blogger tunisina che ha sfidato il regime di Ben Alì

“In Tunisia non è ancora Primavera, bisogna continuare a lottare”

di Francesca Ceci.

È stata candidata al Premio Nobel per la Pace per aver dato impulso alla Primavera Araba. Il suo blog trilingue (in arabo, inglese e francese), A Tunisian Girl, è stata una delle fonti principali di notizie e informazioni sui fatti più cruenti della Rivolta dei gelsomini iniziata il 17 dicembre che ha fatto cadere il regime di Ben Alì, costretto a fuggire in Arabia Saudita. Lina Ben Mhenni ha 27 anni, è assistente di Linguistica nella facoltà di Scienze umane e sociali dell’Università di Tunisi, ha un fratello di 16 anni ed un padre che era stato prigioniero politico sotto il presidente Habib Bourguiba, dal quale ha preso la grinta e la voglia di non arrendersi alle ingiustizie. Sul suo blog, nato nel 2007, all’inizio si firmava con lo pseudonimo Crazy Thouthgs e si occupava di arte, cultura e letteratura, scriveva recensioni di libri e film, postava video dei suoi cantanti preferiti. Con il peggiorare della situazione nel suo paese, esce allo scoperto, usa il suo vero nome, quasi una sfida alle autorità, fino a diventare una delle pochissime persone a pubblicare e diffondere gli eventi durante le rivolte tunisine, mentre i media ufficiali «infarcivano gli eventi di menzogne allineati con il regime».

Il partito islamista Ennahda ha vinto con il 40% dei voti le prime elezioni libere in Tunisia dopo la caduta del regime di Ben Alì. Partiamo da qui: che Tunisia è, oggi, dopo la rivoluzione?

“La situazione non è chiara, non siamo ancora in grado di anticipare le cose. L’Assemblea Costituente ha appena iniziato a riunirsi e lavorare. Il Presidente della Repubblica è stato nominato. Personalmente, non credo che, ad oggi, siano cambiate molte cose e non so se possiamo parlare di una rivoluzione finita, anzi. Sono tornata nei luoghi che erano stati teatro delle proteste e le persone vivono ancora gli stessi problemi. Inoltre, non siamo ancora riusciti a riformare la polizia (sono ancora violenti), la giustizia (non è ancora indipendente), e i media”.

Parliamo un po’ del futuro assetto del Medio Oriente. Dopo la primavera araba, secondo te sarà possibile una primavera anche per le donne?
“Non mi piace la definizione di “primavera araba”. È un concetto occidentale. Non credo che si possa parlare di una primavera, è appena un risveglio. Per quanto riguarda le donne tunisine, posso dire che, ad esempio, hanno da sempre goduto di uno status particolare rispetto alle altre donne arabe grazie ad alcuni leggi a tutela dei loro diritti (Codice dello statuto personale). Le donne tunisine stanno diventando sempre più consapevoli dei loro doveri e delle responsabilità, hanno intenzione di lottare per migliorare la loro situazione. Dobbiamo rivendicare ed arrivare ad una uguaglianza totale e completa”.

Lo scorso aprile ‘Deutsche Welle’ ti ha assegnato il premio come migliore blogger del mondo. La rivoluzione in Tunisia, secondo te, è stata una rivoluzione di Facebook, come tante volte è stata descritta?
“No, non credo affatto che la rivoluzione tunisina sia stata una rivoluzione di Facebook. Le persone sono scese in piazza per manifestare e cacciare Ben Ali. Tanti giovani, uomini, donne, studenti, hanno perso la vita, altri sono stati gravemente feriti, Facebook e i social network hanno sicuramente contribuito in maniera fondamentale, ma è stata una rivoluzione della dignità”.

Sei stata una delle poche che ha sfidato apertamente il regime di Ben Alì senza usare uno pseudonimo. Cos’è il coraggio per te?
“È difficile dare una definizione precisa, ma credo che il nostro coraggio derivi dalle ingiustizie che siamo stati costretti a subire e dall’aver visto troppi bagni di sangue. Quando vivi per troppo tempo in questa condizione, il coraggio è una reazione naturale”.

C’è qualcosa che vuoi dire al tuo popolo?
“Dobbiamo continuare la nostra lotta. La nostra rivoluzione è appena iniziata, dobbiamo rompere le catene e per farlo dobbiamo essere uniti e pazienti per costruire la Tunisia dei nostri sogni. Una Tunisia, dove tutti possano vivere liberamente e con dignità”.