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Posted by on Mar 7, 2014 in Rubrica "IL GRIDO E IL SUSSURRO" | 0 comments

Il grido e il sussurro, l’angolo della poesia contemporanea internazionale

 

a cura di Zingonia Zingone

La poesia è sussurro divino e urlo che si alza dalle viscere dell’uomo. È rigorosa ricerca della verità. Un linguaggio universale che spinge il lettore a spogliarsi del superfluo e penetrare in sé, in quello spazio interiore dove non esistono barriere e ciascuno è battito di un battito più forte.

Il grido e il sussurro propone un viaggio attraverso le parole e i gesti del mondo. Ogni mese un poeta, un messaggio, uno spunto di riflessione.

Nel primo numero proponiamo MARYAM ALA AMJADI: una voce giovane, forte e audace che sfida l’ordine prestabilito del mondo contemporaneo. Nelle parole della sua traduttrice, “…indaga ciò che le sta attorno con il candore e la ferocia di una bimba che nella sua innocenza mette a nudo l’assurdità e l’anacronismo di divisioni e dolori… ci fa entrare dalla parte sbagliata permettendoci di vedere e sentire diverso… e tradurla è come fare dei viaggi astrali improvvisi che ti aprono mondi differenti…”

 

maryam_ala_amjadiMARYAM ALA AMJADI, (1984, Tehran), poetessa, traduttrice e saggista Iraniana, ha trascorso l’infanzia in India e scrive in inglese. Le sue prime pubblicazioni poetiche, Me, Io e Me stessa, e Pallottole Zingare, sono bilingue (inglese e persiano). Vincitrice della Silver Medal della 14° Olimpiade Nazionale della Letteratura persiana nel 2001 ed ha ottenuto una borsa di studio in Scrittura creativa presso l’Università della Iowa (US) nel 2008. Seconda al premio Nazionale Ramanujan (su traduzioni di genere) nel 2009 dell’Università di Baroda (India); vincitrice del Premio Poeti Giovani del I° Festival Internazionale di Poesia in Yinchuan (Cina) nel 2011. Dal 2012, è in dottorato di ricerca presso l’Università di Kent (GB) e l’Università di Porto (Portogallo). Le sue poesie sono state tradotte in arabo, cinese, hindi, italiano e rumeno.

 

Poesie tratte da Gipsy Bullets (Pallottole Zingare)

Traduzioni di Anna Lombardo

 

Pain of Geometry

And circle are the delinquent daughters of spheres

And lozenges are the bipolar sons of triangles

And squares are the prejudiced fathers of rectangles

And lines are the strident mother of dots

And angles are moral diversions of lines

And horizontals are dead verticals

And verticals are firm believers in the right

But where does all this draw

in a world where

skyscrapers are closer to God

than the men who build them?

 

Geometria del dolore

E i cerchi sono le figlie criminali delle sfere

E le longitudini i figli bipolari dei triangoli

E i quadrati sono i padri prevenuti dei rettangoli

E le linee le madri taglienti deipunti

E gli angoli sono le diversioni morali delle linee

E le orizzontali le verticali morte

E le verticali sono l’assoluta certezza nella retta

Ma tutto questo dove porta

in un mondo in cui

sono più vicini a Dio i grattacieli

degli uomini che li costruiscono?

 

Debt

All my life I’ve owed something to somebody

Flickers of hope to black empty eyes

Strokes of love to orphaned

street walker thoughts

and a smile to every janitor boy

All my life…

Tell me,

how many apples would that be?

 

Debito

Tutta la vita ho dovuto qualcosa a qualcuno

Barlumi di speranza a neri occhi spenti

Colpi di fulmine a orfani

pensieri dei passanti

e un sorriso a ogni giovane custode

Tutta la mia vita….

Ditemi,

quanto farebbe questo in mele?

 

 

Feminist

I am a “woe-man”   1.

And the man

Puts out

His cigarette of passion

Into my whole

I am a “woe-man”

And the man plants his heritage in me

I am a “woe-man”

And the man stands on my chest

And breathes deeply

I am a “woe-man”

And my name’s Maryam

And I’m green

So so ever green

Things grow out of me

Love     a baby    a family

And a graveyard of serene doubts

And a blue blue silence

We are women

And the “you” in us

Could make such a fuss

For getting on the bus

That drives on the trail of Rights

And seizes the moment of might

In a siege of fright

We are women

and the “I” in you

Must see it through

The dark dark history tunnels

The light of injustice

That sounds so pathetic

So so tragic

We are women

we long haired

Short brained low intellect high heeled

We who share the “you” in “I”

And scratch out the “I” in “you”

We are the bad bad ones

in every every good

The women without a double “You”

Oh,I am a woman!

 

 

Femminista

Io sono una “woe-man” 1

E l’uomo

Spegne

La sua sigaretta della passione

Dentro il mio tutto

Io sono una “woe-man”

E l’uomo mi pianta dentro la sua stirpe

Io sono una “woe-man”

E l’uomo mi si rizza davanti al petto

E respira profondamente

Io sono una “woe-man”

E mi chiamo Maryam

E sono giovane

Così così sempre giovane

Le cose crescono da me

Amore un bimbo        una famiglia

E una tomba di dubbi sereni

E un silenzio blu blu

Noi siamo donne

E il “tu” in noi

Potrebbe fare un tal casino

Per salire sull’autobus

Che porta sul binario dei Diritti

E afferra il momento del vigore

In un assedio d’orrore

Noi siamo donne

E l’”io” in te

Si deve vedere attraverso

I tunnel scuri scuri della storia

La luce dell’ingiustizia

Che suona così patetica

Così così tragica

Noi siamo donne

noi dai capelli lunghi

Dal piccolo cervello scarso intelletto tacchi a spillo

Noi che condividiamo il “tu” nell’”io”

Noi siamo le cattive cattive

In ogni ogni bene

Le donne senza un doppio “Tu”

Oh,

Io sono una donna!

 

 

 

[1] L’autrice gioca con il suono della parola inglese woman (donna) che allungata diventa woe-man con la sottile implicazione della parola woe che indica pena, dolore. La traduzione che risulterebbe in italiano (dolo-uomo) non rende giustizia all’originale che si è quindi preferito lasciare nel testo.

 

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