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martedì 18 dicembre 2018 23:28
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Posted by on apr 14, 2014 in Editoriale | 0 comments

Diritti negati dal Potere, non dal Corano

di Olga Mammoliti Severi

Voglio confidarvi, care lettrici e lettori, il mio sentimento di ammirato stupore per le donne del mondo islamico.

Indomite.

Si tratti di donne afghane che sfidano i talebani, o irachene, tunisine, egiziane, libiche, che sfidano chiusure oscurantiste e regimi corrotti. Mano a mano che conosco le protagoniste di battaglie civili, le attiviste per i diritti, scopro quanto poco (e quel poco perfino sbagliato) la stampa scriva e l’opinione pubblica sparli senza conoscere la complessa realtà del mondo arabo-islamico.

Di recente si è svolto a Roma un seminario con donne libiche in prima fila nella lotta per i diritti umani e civili, organizzato da Minerva e da Law International con il sostegno del Ministero degli Affari esteri italiano Sono anni che Minerva, la società cooperativa no profit di cui minerva online è la vetrina editoriale, svolge un’attività di cooperazione a tutela e affermazione dei diritti delle donne nei Paesi arabi. Nei tre anni precedenti con le donne irachene, quest’anno con le donne libiche che di nuovo incontreremo a Tripoli a maggio, e con le yemenite a fine aprile a Sana’a. Tra le tante loro denunce ce n’è una che mi ha più di ogni altra colpito: “Non è il fanatismo religioso ma l’ignoranza e l’arretratezza culturale nelle società islamiche l’ostacolo maggiore al pieno riconoscimento della parità donna-uomo”. E’ la storia di sempre. Ma io voglio che sappiate che di ogni uomo il capo è Cristo, e capo della donna è l’uomo, e capo di Cristo è Dio. (San Paolo, Lettere ai Corinzi -1 Corinzi 11,3). L’idea del Capo, vecchia fissazione maschilista, estranea a Gesù. Si è accompagnata fino a qualche decennio fa all’utilizzo da parte del Potere della religione cristiana per sottomettere le donne e la società.

Ciò che voglio dire è che la denuncia fatta dalle donne arabe riassume meglio di ogni altra spiegazione dove davvero risieda la resistenza maggiore all’emancipazione democratica e all’affermazione dei diritti umani e civili nei Paesi arabo-islamici: nella prevaricazione del potere maschile, pubblico e privato. Come, d’altronde, testimonia, nel privato, il residuo, ossessivo e perdente maschilismo da noi, in Italia e in Occidente. Il delitto di femminicidio, esecrato universalmente, sarebbe stato, un tempo, classificato come “crimine d’onore”, almeno in alcuni casi. Come avviene oggi nel mondo arabo-islamico. In altre parole, quella denuncia apre uno squarcio nella radicata e diffusa convinzione che siano l’Islam, gli imam, i mullah, la sharia, in buona sostanza il Corano a negare alle donne mussulmane i loro diritti. Non è cosi, o non è solo quella la causa. La causa sta nel Potere e nel suo esercizio autocratico, di dittatori o regnanti satrapi, spacciato come difesa dell’identità mussulmana. In Arabia Saudita una donna non può viaggiare, studiare, sposarsi e neanche sottoporsi ad un intervento chirurgico senza il permesso del suo tutore maschio. Ebbene, lo impone il Potere, non la religione. Anche l’informazione mondiale fa la sua parte nel distorcere la realtà: si parla tanto, ed è sacrosanto farlo, dello scandalo delle spose bambine nello Yemen, ma poi si tace sulle bambine siriane vendute come spose nei campi profughi. Perché i profughi sono oppositori del dittatore Assad ?
Tuttavia, contro quelle logiche di potere sono esplose le rivolte arabe e continueranno ad esplodere finché ci sarà il Medioevo sociale in mezzo ai mostri del dio denaro, hotel, grattacieli, stadi, regge. Le popolazioni islamiche si stanno muovendo verso il riconoscimento dei diritti con una velocità che spesso ci sfugge. Nella nuova costituzione della Tunisia, modello liberale di straordinaria importanza, l’Islam è riconosciuta come la religione del Paese, ma in uno Stato civile con la piena separazione dei poteri e con il riconoscimento dei diritti universali e la parità donna e uomo negli organi elettivi. All’art. 8 della nostra Costituzione è scritto: “Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano”. Da noi, la cattolica è di fatto sancita come la religione dell’Italia e regolata dal Concordato. Spero di essere riuscita a spiegare, care lettrici e lettori, il mio ammirato stupore per le donne arabe e mussulmane che lottano per cambiare la loro società. Con coraggio fisico oltre che morale. Loro rischiano la vita.