Pages Menu
Seguici suRssFacebook


martedì 18 dicembre 2018 23:25
Categories Menu

Posted by on giu 25, 2014 in Editoriale | 0 comments

Atroce India

di Olga Mammoliti Severi
Addio India dei nostri sogni. Addio caposaldo dell’immaginario collettivo occidentale coltivato da generazioni. L’India dai mille odori, sapori e colori. Le donne vestite elegantemente con i loro sari, regno della spiritualità, del misticismo, di atmosfere meditative, paese della non-violenza ghandiana, eccola spazzata via dalle cronache e da una terribile realtà: la violenza inaudita contro donne, bambine, ragazze. Ho sempre pensato che in India ci fosse sì tanta povertà ma anche rispetto e dignità verso le donne. Ahime, ahinoi, crolla anche il mito indiano. Non bastava la brutta vicenda dei nostri due Marò.

L’India presenta il volto di un Paese degli orrori contro le donne; l’ultimo episodio, una donna che ha accusato 4 agenti di polizia di violenza sessuale nello stato dell’Uttar Pradesh dove qualche mese fa due sorelle indiane dalit, (senza casta o intoccabili), poco più che bambine, sono state violentate e impiccate a un albero.

Essere donne in India è diventata una scommessa per la vita: ogni 22 minuti avviene uno stupro. Un terzo delle donne di età tra i 15 e i 49 anni ha subito violenze fisiche e una su dieci ha subito violenza sessuale. Ci sono milioni di donne che hanno sofferto e continuano a soffrire, per mano di mariti e altri familiari. Soprattutto è molto diffusa e radicata nella cultura indiana la violenza dei mariti contro le proprie mogli. Quasi due su cinque (il 37%) le donne sposate hanno subito qualche forma di violenza fisica o sessuale. Spesso sono le stesse donne analfabete che giustificano le violenze, dando ai maschi il diritto di picchiarle, per cause che vanno dal non rispettare i suoceri o perché negligenti verso la casa e i figli.
Sono pochissime le donne maltrattate che denunciano e cercano un aiuto istituzionale nella polizia. Molti poliziotti sono essi stessi il male. Se si pensa che qualche mese fa nello stato dove è avvenuta una delle ultime violenze, Mulayam Singh Yadav politico indiano appartenente al Partito Samajwadi dello stato dell’Uttar Pradesh si è detto contrario alla pena di morte per gli stupratori: ”Sono ragazzi, fanno degli sbagli“. Parole inaccettabili. Bisognerebbe smantellare una mentalità radicata nel tempo.
Sunny Hundal un giornalista inglese di origini indiane in un recente libro intitolato “India Dishonoured: Behind a nation’s war on women” illustra le varie caratteristiche della cultura indiana, che favorisce la violenza contro le donne. Egli scrive che nella cultura indi si parla spesso dell’”onore delle donne”. Secondo le credenze indù tradizionali le donne devono imparare a diventare buone figlie e successivamente mogli obbedienti e devote.
Rita Banerjee fotografa e attivista per le pari opportunità in India dichiara che “la docilità è una caratteristica apprezzata per le donne indiane. Se le donne si discostano dalle norme sociali, portano vergogna non solo su di sé, ma sulla loro famiglia e della comunità che spesso impiegano la violenza come mezzo di controllo sociale”. Questo aiuta a spiegare i risultati di una recente indagine effettuata dalla Commissione nazionale indiana per le donne, dove l’88,9 % dei delitti d’onore sono perpetrati da membri della famiglia.
Tuttavia, una speranza c’è, finalmente in India dopo Il 16 dicembre 2012, dove una giovane donna di 23 anni è stata violentata e brutalizzata da un gruppo di sei uomini su un autobus nella capitale dell’India Nuova Delhi, sono scoppiate numerose manifestazioni e petizioni online per combattere ed esprimere la rabbia e l’indignazione contro l’apatia generale nei confronti di questo orrendi crimini e per le gravi carenze nelle leggi che non contrastano le continue atroci violenze che sono ormai all’ordine del giorno.
In un’intervista a Channel 4 News la scrittrice e attivista politica indiana, famosa per il suo romanzo “Il Dio delle piccole cose” Arundhati Roy ha osservato “che la violenza contro le donne, in particolare lo stupro, è un mezzo di potere per poter affermare la propria supremazia, negli uomini che non sono riusciti ad affermarsi nella vita sociale ed economica.” La Roy fa un collegamento tra il crescente divario tra ricchi e poveri, e l’aumento della violenza contro le donne. “ Con la trasformazione economica dell’India i giovani sono messi sotto pressione per avere successo e diventare ricchi, ma con poche opportunità di arrivare a tali livelli. Ciò, in combinazione con la cultura popolare ormai sessualizzata, grazie alla televisione e ai media in cui i corpi delle donne sono diventati” il terreno principale su cui la rabbia maschile si sta sfogando, e la donna sessualmente indipendente, in particolare, è percepita come una minaccia implicita e un insulto”.
Speriamo che davvero qualcosa cambi e che le donne riescano finalmente ad uscire fuori da questa spirale di violenza inaudita. Sonia Ghandhi ha dichiarato” Bisogna fare ‘rivoluzione sociale’ per responsabilizzare le donne, che devono cercare di riformare i pensieri della vecchia mentalità della nostra società … Tale cambiamento non può essere realizzato in un’aula di tribunale o attraverso proteste di massa. Bisogna instillare valori a ragazzi e ragazze, a casa, a scuola e nella sfera pubblica e porre l’accento sul rispetto per sé e per gli altri”. Ma lei, signora Sonia Ghandi, dove era e cosa ha fatto per contrastare la violenza contro le donne quand’era al governo del suo Paese di scelta, dimenticando l’origine italiana? E’ lecito chiederselo.
In India molte donne dei ceti dominanti si trovano ai livelli alti di quasi ogni ambito della vita pubblica, dalla politica al mondo accademico e al cinema. Feroce contraddizione. Siamo alle solite, in ogni latitudine e longitudine del mondo. Non ci resta che sperare nella ripresa dal basso di una lunga e vivace storia dei movimenti delle donne per i diritti delle donne.