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martedì 18 dicembre 2018 23:27
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Posted by on lug 30, 2014 in Editoriale | 0 comments

La forbice e l’ago

di Olga Mammoliti Severi

Le bestie nel groviglio israelo-palestinese continuano ad avere la meglio. Ogni gesto criminale, come l’orribile assassinio dei tre giovani ebrei, ne chiama subito un altro, il sedicenne palestinese arso vivo. Bestie figlie dell’odio tra ebrei e arabi. I fatti di queste settimane e di queste ore sono i fatti che si ripetono dal 1946. Ogni scintilla genera un incendio di violenze, rappresaglie e odi. Ai missili di Hamas risponde il diluvio di fuoco israeliano sulla striscia di Gaza e sulla Cisgiordania, che colpisce non i capi del terrorismo ma la popolazione innocente, uccide famiglie, donne, bambini o li costringe alla fuga, su consiglio degli stessi israeliani che invitano – bontà loro!- i palestinesi all’abbandono delle proprie case e del territorio, perché altrimenti rischiano di lasciarci pelle e casa, sotto gli attacchi aerei. E’ l’assurdo gioco della rappresaglia. Il groviglio e le responsabilità internazionali che lo hanno generato vengono da lontano, Date una occhiata alla Cartina della Cisgiordania e capirete subito che chi pensa di districare un simile groviglio continuando nell’odio, nella violenza, nella vendetta è un pazzo da legare. Soltanto dei governanti privi di saggezza e realismo possano insistere a sfidarsi nell’inferno cisgiordano. D’accordo, l’ira di Israele si chiama insicurezza, il suo diritto a vivere come unico Stato democratico in Medio Oriente è fuori discussione. Tuttavia, l’accerchiamento e l’insicurezza d’Israele non si evitano con la politica aggressiva, l’esibizione dei muscoli, ormai logora e sempre più rischiosa, perché non darà mai la stabilità nel Medio Oriente, al contrario getta benzina sull’incendio islamista che si sta espandendo in tutta l’area, e non solo. Schiacciare la testa di Hamas? Sorgerà un’altra testa di serpente, se non si arriva alla convivenza e al riconoscimento reciproco, e allo Stato di Palestina, sacrosanto diritto ancora oggi negato nei fatti. Sono quasi settant’anni che il groviglio si presenta inestricabile. Ci sfugge, poi, il risvolto psicologico, dopo decenni di conflitti e odii etnici e religiosi, quello nelle menti e nello spirito di chi giorno dopo giorno in Cisgiordania vive una condizione insopportabile. Vuoi andare a scuola? Devi raggiungere i tuoi genitori? Ti devi recare al lavoro? Posti di blocco israeliani ovunque, labirinti e percorsi a zig zag. C’è un video, tra i tanti, che lo documenta. “Ogni giorno migliaia di palestinesi della Cisgiordania raggiungono in piena notte il check point di Betlemme. Sperano di riuscire ad oltrepassare il valico, raggiungere Gerusalemme e recarsi al lavoro in Israele. Ci vogliono ore prima di superare tutti i controlli imposti dall’occupazione israeliana. Dal valico si esce solo all’alba. E’ così ogni giorno, da anni. (Il video e’ realizzato da Raffaele Crocco e Enrico Guidi). E pensare che noi perdiamo la pazienza davanti ad uno sportello pubblico quando l’impiegato ci fa perdere tempo o è sgarbato!

La via d’uscita alla barriera di separazione e all’odio tra palestinesi e israeliani? Eccola: “lo sceicco Ali ben Ahmed disse; ci sono due forze nel mondo, una forza di divisione e una forza di riconciliazione. La religione autentica è quella in cui l’ago agisce per ricucire. Purtroppo, ahimé, molti musulmani leggono il Corano non con l’ago, ma con le forbici” ( da Il Re, il Saggio e il Buffone di Shafique Keshavjie. Einaudi). Lascio stare l’ONU, gli Usa, l’Europa, gli appelli alla pace. Fanno assai poco. Sono i governanti israeliani e palestinesi che dovrebbero essere lungimiranti, i primi ad usare l’ago e a buttare la forbice, ad emarginare gli estremisti dell’odio dell’una e dell’altra parte. Nel loro stesso interesse, fatto di pace e convivenza. Altrimenti, prima o poi la forbice taglierà tutti, buoni e cattivi, ebrei e palestinesi.