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lunedì 27 Gennaio 2020 5:23
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Posted by on Set 5, 2014 in Articoli, Slideshow | 0 comments

Nawal El Saadawi, una vita per la libertà

di Marzia Pomponio

In Italia ha destato l’interesse dei media quando alla veneranda età di 80 anni, nel 2011, si unì ai manifestanti in Piazza Tahrir al Cairo per protestare contro il regime di Mubarak, durato 30 anni, facendolo cadere. Con i capelli raccolti da due treccine si apprestava a condurre l’ennesima battaglia per la libertà. A 11 anni si sottrae alla volontà della famiglia di volerla sposa sottomessa e si laurea in medicina nel 1954. Chirurgo toracico, specializzata in psichiatria, inizia a lavorare nel suo villaggio dove assiste a varie diseguaglianze sociali, violenze sessuali e la mutilazione genitale su bambine, da lei stessa subita a sei anni. Dall’esperienza nasce il suo primo saggio, “Donne e sesso”, pubblicato nel 1972, una denuncia aperta che le costa il posto di lavoro dalla sanità pubblica. Continua a scrivere e denunciare anche quando nel 1981 il presidente Anwar al-Sadat la fa chiudere nel carcere femminile di Qanatir per “crimini contro lo Stato”. Con una matita da trucco prestata da una detenuta e della carta igienica scrive “Memorie dal carcere femminile”, uno dei suoi testi più famosi. La sua posizione estremamente critica verso le autorità politiche e religiose le costano più volte l’allontanamento dall’incarico di medico, la chiusura della rivista scientifica e dell’Associazione di Solidarietà delle donne arabe da lei diretta, la censura e molti processi intentati da islamisti con l’accusa di apostasia. Nel 1991, dopo le minacce di morte da parte dei fondamentalisti islamici, è costretta ad esiliare negli Stati Uniti dove insegna al Duke University e la Washington State University sulla dissidenza e il femminismo. Autrice di oltre quaranta libri, tradotta in più di venti lingue in tutto il mondo, oggi è una delle maggiori oppositrici della mutilazione genitale, una pratica maschilista che offende la dignità della donna privata dell’organo causa del piacere sessuale, diritto esclusivamente maschile. Dal 2008 grazie alle sue battaglie la mutilazione genitale è vietata in Egitto,seppure ancora molto praticata. Sono cambiate molte cose, ma il sistema religioso patriarcale capitalista è lo stesso in Egitto e in tutto il mondo.

Minerva l’ha intervistata in esclusiva e questa donna straordinaria ci ha regalato una chiacchierata preziosa che porteremo per sempre con noi come messaggio di bellezza e libertà.

Rispetto alle sue precedenti battaglie, cosa è cambiato negli ultimi anni?

“Siamo stati in grado, dopo la rivoluzione del gennaio 2011 di cambiare il capo di Stato (Mubarak, ndr ) e alcuni dei suoi uomini, ma non siamo riusciti a cambiare il sistema. La mia nuova battaglia è proprio questa: il cambiamento del sistema”.

La sua è stata una vita con “l’elmetto in testa”, sempre in prima linea per le sue battaglie. Ce n’è qualcuna che si è pentita di non aver combattuto?

“Non mi pento di nulla, ho imparato tanto dai miei errori, per questo non ho rimpianti. Le persone possono ottenere tanto dalle difficoltà. Impariamo di più dai nostri errori che dai nostri successi. Sì, ci sono ancora molte battaglie da combattere, in molte aree, come ad esempio: creatività, donne rivoluzione, dissidenza e altri”. In più occasioni ha ribadito che le donne, sia quelle occidentali che nel mondo arabo, sono vittime dello stesso radicalismo…“Le donne in tutti i paesi (specialmentele donne povere) soffrono sotto il capitalismo, il patriarcato e la religione,ma il grado di oppressione si differenzia a seconda delle diverse situazioni”.

“Capitalismo e patriarcato agiscono insieme per opprimere le donne e i poveri attraverso la privazione della vera conoscenza delle cose”. Com’è possibile che accada questo nell’era della comunicazione?

“L’era della comunicazione riempie la gente di informazioni, molte delle quali false, spesso al servizio della minoranza che possiede denaro e dai media, ma la conoscenza è ancora un peccato ed Eva è ancora il peccatore principale, non tutte le Eva, ma quelle coraggiose, quelle rivoluzionarie, in ogni luogo e in qualsiasi momento”.

Ci sono stati libri o autori in particolare che hanno influenzato il suo percorso?

“Molte persone comuni hanno avuto impatto sul mio percorso intellettuale come mia madre e la nonna e il padre. Pochi gli intellettuali o gli scrittori che mi hanno influenzato, molto di più gli sconosciuti colpiti il mio pensiero, specialmente coloro che sono morti nelle carceri e di storia , e sono sconosciuti”.

Negli Stati Uniti, dove ha vissuto in esilio per 15 anni, ha tenuto conferenze presso le università sulla creatività e sul concetto di dissidenza. Sono rimasta sorpresa da questa notizia, perché è difficile pensare che in una università italiana, sia possibile impostare una cattedra per insegnare il dissenso. Quale definizione di dissenso ha insegnato ai suoi studenti?

“Solo università progressiste negli Stati Uniti o in Europa hanno accettato il mio corso sulla creatività e dissidenza.Io non sono un professore tradizionale. io non insegno, infatti, preferisco avere un dibattito, un confronto con gli studenti. Non sono una appassionata di definizioni. Per questo credo che per definire il dissenso significa fuggire dalla sua essenza o vero significato”. ‘È meglio pagare un prezzo per essere libera piuttosto che essere schiavi’.

Qual è il prezzo che lei ha pagato?

“Ho pagato un prezzo molto alto per la mia libertà. Sono andata in prigione e ho perso la mia libertà per essere libera. Ho quasi perso la vita per essere libera. Perdere i miei soldi o la mia reputazione o mio marito o altre cose, sono solo piccoli prezzi per la mia libertà”.

La sua posizione contro l’estremismo religioso la rende bersaglio dei fondamentalisti islamici. Nel 1992 è stato ucciso uno dei membri della sua associazione per i diritti delle donne “AWSA”, Faraj Fouda, e c’era anche il suo nome nella lista. Nonostante la sua opposizione a Mubarak, le ha inviato delle guardie del corpo. Contraddizione o strategia?

“Sì, il governo Mubarak ha messo guardie di sicurezza a casa mia nonostante la mia opposizione. Questa non è una contraddizione. Non mi sono mai fidata delle guardie del corpo nominate dal governo. Alcuni rivoluzionari come me sono stati uccisi proprio dalle loro guardie”.

Chi è una donna libera?

“Una donna libera è una persona che si è liberata da onori e riconoscimenti solo per dire la sua”.

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