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martedì 18 dicembre 2018 23:26
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Posted by on set 22, 2014 in Editoriale | 0 comments

Indignarsi non basta

di Olga Mammoliti Severi

Delitti senza fine. Padri che uccidono i propri figli, mariti le mogli o ex mogli, giovani balordi le ex-fidanzate. Tante sono le motivazioni di questi gesti tragici, vanno dalla separazione subita come un rifiuto inaccettabile alla gelosia estrema, a forme di demenza sessista, per cui volersi sentire nuovamente liberi rimuovendo l’ostacolo più grande ne è la conseguenza. Omicidi che sembrerebbero dettati dalla depressione o da malattie mentali mai rivelatesi prima, come nel caso di quel giovane padre che ha accoltellato il proprio figlio di un anno e mezzo perché sentiva delle voci, uno smarrimento totale della ragione o per stress o per la perdita del lavoro. Da familiari, amici, conoscenti, gli assassini vengono descritti per lo più come persone normali, uomini che amavano la propria famiglia, sempre premurosi, quindi persone insospettabili e i loro delitti incomprensibili. La mente umana è, di certo, un meccanismo complesso e delicato, che può andare in tilt nella disperazione e depressione. Ma, ecco la domanda, perché il crimine ha per bersaglio così ripetuto la vita di una donna apparentemente amata o del proprio figlio? Cosa si nasconde nella testa di un uomo, giovane o di mezza età, abbandonato dalla fidanzata o dalla moglie? Cosa accade dentro le mura di casa? Mai una violenza mai uno scatto isterico? Tante volte si lasciano passare dei comportamenti che dovrebbero far scattare un campanello d’allarme, dallo stalking alle violenze domestiche, ma si tende a non vedere e a nascondere per non rovinare l’apparente equilibrio familiare. Leggiamo la cronaca nera di simili delitti e andiamo oltre, con assuefazione, come se il fenomeno del femminicidio e dell’infanticidio sia parte ineluttabile della società. In presenza di un fenomeno criminale, non c’è mai niente di ineluttabile. Il raptus di follia di cui si parla. Per molti casi, è sbagliato. Il raptus di follia può essere un caso isolato, non un contagio di casi delittuosi. Non sono quasi mai inaspettati a detta di psichiatri e psicologi. Nel 20% dei casi è emerso dal Rapporto Eures Ansa 2013 che ci sono state delle manifestazioni di violenza prima degli omicidi. Sono quasi sempre gli uomini che compiono atti di violenza in famiglia, fino all’ uccisione. In Italia sono calati gli omicidi ma sono aumentati i “femminicidi”. Una donna su tre nel nostro Paese tra i 16 e i 70 anni è stata vittima di violenza da parte dell’uomo, quasi 7 milioni di persone (dati istat 2013). Una cosa è certa, la perdurante cultura sessista e maschilista ha un peso determinante. Il codice penale non basta, occorre fare un salto di qualità nella prevenzione. A cominciare dalle scuole, dove dovrebbe essere insegnata l’uguaglianza di genere fin da piccoli, il valore della famiglia, il rispetto dell’altro; sarebbe un buon inizio per prevenire le violenze dell’uomo contro la donna e all’interno delle famiglie. La società nel suo insieme, scuola, istituzioni, mezzi di informazione, pubblicità, politica, dovrebbe dare più spazio alla cultura dell’uguaglianza di genere e alla dignità della donna, che sono gli unici strumenti che possono cambiare e migliorare i comportamenti individuali e collettivi, combattendo ed estirpando alla radice questo fenomeno criminale.