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Posted by on Apr 14, 2015 in Rubrica "IL GRIDO E IL SUSSURRO" | 0 comments

Rati Saxena

IL GRIDO E IL SUSSURRO, l’angolo della poesia contemporanea internazionale

a cura di Zingonia Zingone

La poesia è sussurro divino e urlo che si alza dalle viscere dell’uomo. È rigorosa ricerca della verità. Un linguaggio universale che spinge il lettore a spogliarsi del superfluo e penetrare in sé, in quello spazio interiore dove non esistono barriere e ciascuno è battito di un battito più forte.

Il grido e il sussurro propone un viaggio attraverso le parole e i gesti del mondo. Ogni mese un poeta, un messaggio, uno spunto di riflessione.

/—/

Nei versi di Rati Saxena si fonde l’energia della donna anticonformista che combatte per far valere i diritti degli oppressi, con la dolcezza della madre-nonna che guarda il mondo con occhi di trascendenza. Nei testi originali —in hindi— ci sono echi di una saggezza vedica. L’autrice sceglie di inserire alcune parole in sanscrito, trasfigurandone il significato teologico per attualizzarlo e trasportarlo nella sua quotidianità.

Non mancano i riferimenti a una società che schiaccia la donna. Saxena stessa ha affrontato difficoltà per trovare uno spazio nel mondo intellettuale indiano, maschilista e per niente generoso. Forse per sopravvivenza, sceglie la via dell’irruzione: lei è, senza etichette, senza dogmi. Scrive da un’ontologia che la immagina in una realtà distante e diversa; che identifica la terra promessa con il viaggio. Le metafore vivide e originali mostrano una visione diafana del mondo, che va oltre la vastità dei confini fisici e culturali del suo paese, dove da sempre vive e lavora. Nel tentativo di rinnovare se stessa con l’alchimia poetica, Rati Saxena trasmette nelle sue poesie una forza capace di bruciare e trasformare.

Rati Saxena 2RATI SAXENA(India) è poetessa, traduttrice, redattrice della rivista letteraria Kritya, direttrice del Festival Internazionale di Poesia “Kritya” e studiosa dellescritture vediche. Hapubblicato 11 raccolte poetiche in hindi e inglese. Alcune dellequali sono state tradotte inmalayalam, irlandese, italiano e inglese. Poesie sparse sono anche state tradotte in altre lingue tra cui cinese, vietnamita, albanese, spagnolo, uzbecoe indonesiano. Gestisce due pagine web dedicate ai documentari turistici, una in hindi e una in inglese. Ha scritto un’opera critica sul lavoro del riconosciuto poeta di lingua malayalam, Balamaniyamma.

Il suo lavoro di ricerca sulla Atharvaveda è stato pubblicato sotto il patrocinio dell’Indira Gandhi National Center for Arts, con il titolo di “The Seeds of the Mind” (“I semi della mente”), ed è considerato un nuovo approccio allo studio dell’Atharvaveda. Ha tradotto circa 12 opere –tra poesia e prosa– dal malayalam all’hindi e 2 dal norvegese. Ha partecipato a numerosi seminari nazionali e ha pubblicato articoli su giornali e riviste. Nel 2000 si è aggiudicata il prestigioso premio di traduzione Kendriya Sahitya Akademi.

È uno dei tre rappresentanti dell’Asia per il World Poetry Movement. Ha partecipato a numerosi incontri di poesia, tra cui il prestigiosissimo Festival di Medellin, in Colombia e lo Struga Poetry Evening, in Macedonia. In Italia ha partecipato a PoesiaPresente a Monza e al Festival Intercontinentale delle Arti Mediterranea a Roma. È stata la sola presenza indiana all’Iran’s Fajr Poetry Festival, all’International Istanbul Poetry Festival (IIPF), all’International Eskisehir Poetry Festival, al China’s Moon Festival e all’Asia Pacific Poetry Festival, 2015 Hanoi.

Ha tenuto una conferenza sulla poesia vedica e ha letto i suoi componimenti negli Stati Uniti, alla Marymount Loyola University di Los Angeles, e all’Università di Seattle. È l’unica poetessa indiana a comparire nell’antologia cinese “110 Modern Poems of the World”.

Traduzioni dall’inglese di Anna Lombardo

Radici

Un prurito alla pianta del piede

mi ricorda le mie radici

e mentre le ricerco

mi chiedo inutilmente

se non sono così lontane:

solo un metro e cinquanta  e pochi centimetri in basso

non molto in fondo,

ma scivolano nella sera

e nel momento in cui sono vicina,

le piante dei miei piedi svaniscono

nella loro stessa ombra.

 —

La risata è una preghiera

La risata è una preghiera

che ha bisogno di molte intonazioni

per farsi da risolino a canzone.

Il risolino sveglia gli dei,

ma è la prima nota della canzone

che si connette al tempo.

La seconda nota della risata

scivola dagli occhi,

non dalle labbra.

La risata è una preghiera

contro tutte le preghiere irripetibili

e contro tutti gli dei

che osano chiamare la mia risata villana.

Il linguaggio della poesia

In cima al mio pennino c’è un setaccio.

Le mie parole colano attraverso come sottile sabbia:

poche parole, poca ortografia, e un po’ di concetti

rimangono sempre attaccati al setaccio, mutando

la lingua che ne viene fuori,

mormorio dicono i critici. Il linguaggio della poesia

non può essere mormorio.

I grammatici non accettano il linguaggio e anche

io  gratto l’ortografia, i concetti, e le vocali

dal setaccio e li mescolo col linguaggio.

Non è ancora poesia

perché è impastata di correzioni.

Così abbandono il linguaggio e il setaccio

e tengo solo l’espressione:

la faccio volare come un aquilone nel cielo dell’emozione.

Ora il poema può passeggiare sulla terra

e guardare il cielo.

Ora non c’è setaccio sulla mia penna

e nessun critico guarda più le mie poesie.

Pianto

Il mio pianto

non trova spazio

sulla terra

né nel cielo

e così cerca

rifugio nel mio petto,

la mia pancia e le cosce,

nel mio ventre.

 

Loro temono il mio pianto

e così strappano

la mia pelle

con le unghie, volendo

il mio grembo

rimuovere.

 

Io seppellisco il mio grembo

nella terra

e rimango ferma

finché non mi tramuto

in un albero

che cresce con migliaia

di pianti

contro le unghie

della civiltà

artificiale.

 

Tutto questo può cominciare

in un solo pianto.

Le paludi dell’Alzheimer

1.

I suoi piedi tremanti avanzano piano in avanti

nel futuro,

scivolano improvvisamente, lei cade

nel passato, comincia

a ridacchiare. Guarda! Gli alberi,

mi stanno parlando,

e comincia a chiacchierare

con i rami, le foglie

di un Neem. *

Nel cortile del nonno.

La tiro giù con forza

dalle altezze degli alberi di cocco

e lei si irrita,

cerca parole,

la soffitta del prozio,

dove ricerca

indirizzi scritti con inchiostro

da tempo cancellato.

La richiamo a sé

e lei diventa sempre

più una bimba,

madre nelle paludi

dell’Alzheimer.

 

*Il nīm, in Italia conosciuto anche come neem, secondo la traslitterazione inglese, è un albero della famiglia delle Meliacee nativo dell’India e della Birmania. È una delle tre specie del genere Azadirachta.

 

2.

È il mio turno,

le pettinerò i capelli,

mi stai tirando i miei,

metto più olio.

 

Le dita a rastrello

tra i suoi sottili capelli grigi

la figlia pensa

alla bimba

cresciuta e la vecchia madre

diventata una bimba.

 

3.

In questi giorni è sconvolta

da sfrenate memorie,

ciò che adesso accade

è spazzato via,

una folla di memorie

si precipitano all’indietro.

 

Lei dimentica

il significato di concetti,

forza la sua via

in storie, a volte

dormendo, a volte nascondendosi

nella dispensa in cucina.

 

4.

Dopo aver bagnato il letto

cerca di nascondere il tutto

con un cuscino,

lo ispeziona e sorride

come un germoglio in fiore,

e anche dopo una sgridata

agli angoli delle sue labbra

ondeggia una certa furbata.

 

O, è questa mia madre

o una bimba negligente?

 

5.

In questi giorni

tutti le parlano,

ogni sedia, tavolo, scatola,

vanno nella sua stanza,

cani, leoni, e leopardi,

senza paura

lei gioca con le mosche,

danze con  le formiche,

madre,  amica

per tutti coloro

che non possono essere visti

da noi, gli intelligenti.

 

Come un aquilone

che scivola dalle mani,

va alla deriva la madre

attraverso le paludi dell’Alzheimer.

Dolore al ginocchio 

Sopra i miei polpacci due oleandri

sbocciano, pungono e scalano

tutta l’aggressione, infaticabili,

fino a trasformarsi in ibisco

con un dolore mordente

come un merletto su queste assi

 

Finché il tempo sboccia

sulle palme delle mie mani

Finché le linee si aprono

gli stessi dolori si vegliano nell’ibisco

e controllano i miei viaggi

 

Ancora io cammino, due stelle

in ogni polpaccio, e dimentico

di mettere in conto il tempo perduto

contro tutto il dolore

concentrato

proprio sotto le mie cosce

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