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Posted by on Apr 7, 2016 in Articoli | 0 comments

Kathrine Switzer, la prima donna a correre alla maratona di Boston

di Marzia Pomponioimage

La  maratona di Boston é stata vietata fino al 1972

Il suo sogno era gareggiare nella più antica e importante maratona del mondo, quella di Boston, vietata alle donne fino al 1972 perché considerate inadatte a percorrere ben 42 km, la distanza che separa la cittadina di Hopkinton, dove la maratona ha inizio, dal traguardo di Copley Square a Boston.
Fondata nel 1897, la maratona è organizzata ogni anno il terzo lunedì del mese di aprile, in concomitanza con l’inizio della commemorazione della guerra d’Indipendenza americana: quale migliore occasione per una giovanissima atleta, Kathrine Switzer, per reclamare la parità delle donne nelle competizioni agonistiche, rompendo una tradizione maschilista che durava da settant’anni. Era solo una ventenne quando nel 1967, d’accordo con il suo allenatore, s’iscrisse con uno stratagemma che la consegnò alla storia per essere la prima donna a correre la più antica e difficile maratona del mondo.
Nata ad Amberg, nello Stato americano del Wisconsin, nel 1947, Kathrine Virginia Switzer iniziò a dodici anni a praticare hockey su prato e corsa ogni giorno, una passione insolita per una ragazza sul finire degli anni ’50, tanto che quando iniziò ad allenarsi nella squadra maschile di corsa del Lynchburg College dov’era iscritta – dominato da un pensiero conservatore di stampo cattolico – la notizia sollevò non pochi dissensi. La passione per l’agonistica di Kathrine mal si conciliava, infatti, con il ruolo tradizionalmente attribuito a una donna, e correre in una squadra composta esclusivamente da uomini era visto come uno scandalo. Non mancarono lettere minatorie e di insulti. Appoggiata dalla famiglia, Kathrine, iscritta all’Università di Syracuse, nello Stato di New York, ottenne l’ammissione agli allenamenti della squadra maschile, non essendoci ancora una femminile, senza tuttavia poter gareggiare perché vietato alle donne dal regolamento. Determinante fu la conoscenza di Arnie Briggs, postino dell’Università che aveva partecipato a ben quindici edizioni della maratona di Boston, e che divenne suo allenatore. A lui confidò per primo il desiderio di partecipare alla maratona di Boston. La tenacia della giovane atleta, che ogni sera si allenava percorrendo anche 25 miglia sfidando condizioni meteorologiche avverse, convinsero il coach. L’iscrizione avvenne con le iniziali del nome, come la Switzer era solita firmare, ma l’abitudine si trasformò in uno stratagemma che le permise di non attirare l’attenzione degli organizzatori. Con lei gareggiarono il suo allenatore, il fidanzato, ex giocatore di football, e un compagno di università, nell’intento di restare uniti e farle da scudo. Kathrine indossò la pettorina numero 261. Qualcuno accorgendosi di lei si congratulò. Quando a metà percorso alcuni giornalisti che viaggiavano a bordo di un pullman per seguire la gara si accorsero che c’era una donna, iniziarono a scattare foto. L’agitazione attirò l’attenzione dell’organizzatore della gara, Jock Semple, noto per il suo carattere irascibile, che saltò dal pullman e strattonò per un braccio l’atleta nell’intento di gettarla fuori pista. In suo soccorso intervennero l’allenatore, che non riuscì tuttavia a liberare Kathrine dalla stretta dell’organizzatore, e il fidanzato, che con i suoi 104 kg lo gettò a terra, permettendo alla ragazza di continuare la gara e raggiungere il traguardo in quattro ore e venti minuti. La sua partecipazione non fu ritenuta ufficiale, tuttavia l’aggressione subita fece il giro del mondo creando indignazione.
“Dopo la mia esperienza a Boston, capii che vi erano milioni di donne al mondo che erano cresciute senza credere di poter superare i limiti a loro imposti” ha dichiarato in una recente intervista Kathrine Switzer, che fondò all’Università il Syracuse Track Club, nell’intento di incoraggiare altre ragazze a seguire il suo esempio nel riconoscimento dei diritti delle donne a partecipare alle competizioni sportive. Le sue pressioni ebbero la forza di abbattere storiche barriere nel mondo sportivo: nel 1972 le donne furono ammesse ufficialmente alla maratona di Boston e nel 1984 ai Giochi Olimpici.
Kathrine Switzer partecipò altre otto volte alla maratona di Boston, arrivando prima classificata nel 1974. Nello stesso anno vinse anche la maratona di New York. Nella sua vita ha partecipato a trentanove maratone e un centinaio di altre gare in tutto il mondo. Diventata giornalista sportiva ha creato programmi tv in 27 Paesi che hanno contribuito all’inserimento delle donne nelle maratone e nelle Olimpiadi, inoltre ha creato una Fondazione non profit, la 261 – numero della sua pettorina nella storica prima partecipazione alla maratona di Boston – per incoraggiare le donne nel mondo sportivo.
Se oggi le donne sono accettate nello sport e ritenute idonee a percorrere lunghe distanze al pari degli uomini il merito va alla tenacia di Kathrine Switzer.

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