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martedì 18 dicembre 2018 23:26
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Posted by on mag 9, 2016 in Rubrica "IL GRIDO E IL SUSSURRO" | 0 comments

Heather H. Thomas

IL GRIDO E IL SUSSURRO, l’angolo della poesia contemporanea internazionale

a cura di Zingonia Zingone

La poesia è sussurro divino e urlo che si alza dalle viscere dell’uomo. È rigorosa ricerca della verità. Un linguaggio universale che spinge il lettore a spogliarsi del superfluo e penetrare in sé, in quello spazio interiore dove non esistono barriere e ciascuno è battito di un battito più forte.

Il grido e il sussurro propone un viaggio attraverso le parole e i gesti del mondo. Ogni mese un poeta, un messaggio, uno spunto di riflessione.

/—/

 

Heather H. Thomas è una poetessa enigmatica che ha scelto la via della  sperimentazione per condurre il lettore verso le domande fondamentali dell’esistenza. Raffinata e originale, scrive intrecciando due registri, quello personale e quello pubblico. Un susseguirsi di immagini inaspettate ci inoltrano in un mondo personale che silenziosamente osserva il mondo esterno. In alcuni versi i due mondi si sovrappongono e lo sguardo che osserva sembra fondersi negli eventi osservati, in un gioco di equilibri precari che nascono dal dolore e, a causa del nonsenso che guida l’animo collettivo, sfociano sempre nel dolore. Tuttavia, s’intravede l’animo luminoso della poetessa che filtra il buio e colora il tempo di metafore per alleggerire il viaggio tra le sponde di un’inevitabile angoscia.

 

La resurrezione si fonda nella creatività, dove la morte di ogni speranza trova una vita nuova nella poesia. L’abbandono, la crudeltà, i traumi della fanciullezza, tutto il male viene spento dal potere curativo della parola che cerca verità e trova bellezza. Vittima di un silenzio prolungato riguardo le cause dell’allontanamento di suo padre dalla casa della sua infanzia, la poetessa intitola una sua raccolta Practicing Amnesia, o Esercizi di amnesia, mettendo in evidenza l’importanza di far tacere la memoria. Dunque, il silenzio è tiranno e salvatore. Come la vita stessa.

Seppur costruite per non dire tutto, queste poesie parlano senza tabu. Non ci sono giudizi morali, solamente l’esplorazione metaforica dei fatti. Incontenibile ma ordinata. Uno stile così originale da ottenere due volte il premio per la poesia innovativa americana “Gertrude Stein Awards”.

 

HEATHER H. THOMAS (Stati Uniti) è poetessa, narratrice, saggista, e docente di scrittura creativa. Delle sue numerose raccolte di poesie, sei hanno ricevuto riconoscimenti di valore, tra cui Blue Ruby (FootHills Publishing), Resurrection Papers (Chax Press), and Practicing Amnesia (Singing Horse Press). Le sue poesie sono tradotte in albanese, arabo, bosniaco, lituano, spagnolo e svedese, e sono pubblicate in numerose riviste americane e internazionali. Tra i vari premi, si è aggiudicata l’ “International Rita Dove Prize in Poetry” nel 2014, e l’onorificenza di “insegnamento eccezionale” per la sua attività di docente presso la Kutztown University di Pennsylvania.

 

(traduzioni dall’inglese di Zingonia Zingone)

 

The Sea Itself

 

The ocean was there but I missed it.

        The distance to water was the average

                   of how long it takes to lose hope:

 

exactly the space held open,

               alluring with promise

            but really a numbers problem.

 

Don’t tell me time heals everything.

             From here the water is a blue carpet
to sky, 

                        a paler version of the sea itself,

 

quiet and still, going on and on.

 

 

Il mare stesso

 

L’oceano era lì ma mi è sfuggito.

La distanza all’acqua era la media

del tempo che si impiega a perdere la speranza:

 

lo spazio esatto tenuto aperto,

seducente di promesse

ma in realtà un problema di numeri.

 

Non mi dire che il tempo guarisce tutto.

 

Da qui l’acqua è un tappeto blu fino al cielo,

una versione più pallida del mare stesso,
silenzioso e fermo, senza fine.

 

Ribcage

 

I was inside your hand. 

Then you let go. 

 

Back to the mines 

for evidence of damage.

 

I kept reaching around 

for signs, directions 

 

for transport 

into an undamaged 

 

relationship with sky.

 

(Where were our bodies?

 

Inside parenthetical ribs, 

leaning toward what we loved

 

that was moving away.)

 

You were inside my hand,

barely, bracketed 

 

and reaching to draw

 

your name across

a different sky.

 

Then I let go, entering 

                                     what the ribcage holds.

 

 

Cassa toracica

 

Ero dentro la tua mano.

Poi hai mollato.

 

Si ritorna alle mine

per l’evidenza del danno.

 

Continuavo a sporgermi

cercando segnali, direzioni

 

che mi trasportassero

verso una illesa

 

relazione con il cielo.

 

(Dov’erano i nostri corpi?

 

Contenuti tra parentesi di costole,

protesi verso ciò che amavamo

 

che si andava allontanando.)

 

Tu eri dentro la mia mano,

una leggera parentesi

 

che si allungava per disegnare

 

il tuo nome lungo

un altro cielo.

 

Poi ho mollato io, penetrando ciò

che la cassa toracica trattiene.

 

Chrysanthemums

 

                 I’m walking from the house of my earliest dreams,

a rememberer mouthing the flowers, 

 

                mistaking what I loved for what I lost,  

          unable to leave until the water writes across my face. 

 

            Must I make amends before asking will the next life 

be better than this one?

 

 

           Now together we will give up every minute.

Why speak when silence is more appropriate? 

 

     Now I will unravel the knots of our breath, 

as if the problem of living could be lifted and carried

 

    away from the dream of our talks,

your story illegible on the page I was divinely charged 

 

   to rewrite from the park bench where the book 

lay open on your lap. 

 

    So why insist on my life when my body is not 

mine alone but also contains yours, 

 

   the body that carried me to your door, 

arms raised to reach out or shield myself from you

 

  who might hold me for a second in this world 

where history is always ready to get worse. 

 

         What I remember is the time for chrysanthemums. 

Now I can’t plant enough of them.

 

 

Crisantemi

 

Cammino dalla casa dei miei primi sogni,

una ricordatrice assaporando i fiori,

 

confondendo ciò che ama con ciò che ha perso,

incapace di partire finché l’acqua non mi abbia rigato il volto.

 

Dovrò fare ammenda prima di chiedere se la prossima vita

sarà meglio di questa?

 

Adesso rinunceremo insieme a ogni minuto.

Perché parlare quando è più giusto il silenzio?

 

Adesso scioglierò i nodi del nostro respiro,

come se il problema del vivere si possa sollevare e trasportare

 

via dai sogni dei nostri discorsi,

la tua storia illeggibile sulla pagina che io sono stata divinamente incaricata

 

di riscrivere dalla panchina nel parco dove il libro

stava, aperto sulle tue ginocchia.

 

Perché dunque insistere sulla mia vita se il mio corpo non è

solo mio ma contiene anche il tuo,

 

il corpo che mi ha portato alla tua porta,

le braccia alzate per raggiungerti o per proteggermi da te

 

chi potrà tenermi per un istante in questo mondo

dove la storia è sempre pronta a peggiorare.

 

Quello che ricordo è il tempo dei crisantemi.

Adesso non posso piantarne a sufficienza.

 

Slit Silence

The shooting range marked Danger, No Trespassing,
has a target made of old plates.

Shots disturb the birds, ricochet off the ridge,
separating the air I run through.

In Sarajevo, she timed her run across the bridge
—fifteen seconds between shots—

the leaves tender on trees not yet burned for fuel.
Snipers ringing the hills eyed her, eyed 

anyone walking home from work or buying bread.
She counted the seconds on her watch before 

running through a slit silence, plate of the sun the only
unbroken thing until she reached the other side.

 

Fessura nel Silenzio

Il poligono contrassegnato da Pericolo, Vietato Oltrepassare,
ha il bersaglio fatto di piatti vecchi.

Gli spari disturbano gli uccelli, rimbalzano sul crinale,
separano l’aria che correndo attraverso.

A Sarajevo, lei ha cronometrato la sua corsa lungo il ponte
— quindici secondi tra uno sparo e l’altro —

le foglie delicate sugli alberi non ancora bruciati per carburante.
I cecchini che accerchiano le collina l’hanno adocchiata,

adocchiano tutti quelli che tornano a casa dal lavoro o che comprano il pane.
Lei conta i secondi sull’orologio prima

di attraversare di corsa la fessura nel silenzio, piatto di sole l’unica
cosa intatta sino a raggiungere l’altra sponda.

 

Blue Ruby 3

 

The day ended 

in red sky, blue earth 

I walked across 

 

a voice that wished,

burning the glass

my father drank from

 

across the blue,

a ruby feeling 

printed on my brain.

 

Immunity, I lost you

naming names, 

as if my parents 

 

did not lie 

together and apart 

in the small furnace 

 

of my self, as if 

the searing healed 

my scars, the sound 

 

my own my radiance—  

began its walk.

 

 

Rubino Blu 3

 

Il giorno finisce

nel cielo rosso, terra blu

incrocio

 

una voce che voleva,

bruciare il vetro

dal quale beveva mio padre

 

attraverso il blu,

ho una sensazione rubino

stampata nel cervello.

 

Immunità, ti ho perso

pronunciando nomi,

come se i miei genitori

 

non giacessero

insieme e separati

nella piccola fornace

 

del mio essere, come se

la bruciatura avesse curato

le mie ferite, il suono

 

il mio fulgore —

ha iniziato il suo cammino.

 

Postcards from Vortex Street 

 

3/10

 

Start the day trying
not to hear myself think.
Breath on the page 

blows into the street.
Have I gotten over myself
so I can reach you?

In the schoolhouse

of pool and planked eyes,

what are you learning

 

that distance did not

teach in the infinite book

we read to each other?

 

 

4/13

 

The trees are for you,
the whole of their wideness

blooming magnolia.

 


7/20

 

The river’s smudged mirror
smells of fish. 

 

Their leaps rope the stars,

the moon

brilliant in its bowl.

 

10/6

 

 

Freak October snow
upends ancient oak,

underworld of roots 

once ours.

To stay grounded
I follow the map

of your voice

divergent, convergent

even parallel time

as when you arrived

having defeated old ghosts
and stayed. 

 

Found a flashlight and went

looking for them again.

 

 

11/5


Waiting for “cloud” to field
forward into the past.

No wind, only smoke
on sorrow’s roof 


waiting for “window” to story
the forest by morning.

No “light,” only the attic of ice.

if you came, you’d be light,

                        wouldn’t you?

 

 

Cartoline da Vortex Street 

 

 

3/10

 

Iniziare il giorno cercando

di non sentire i miei pensieri.
Il fiato sul foglio

soffia verso la strada.
Avrò digerito me stessa

così da raggiungere te?

Nella scuola

che ha piscina e occhi arrostiti,

cosa stai imparando

 

che la distanza non ha

insegnato nel libro infinito

che ci leggiamo a vicenda?

 

4/13

 

Gli alberi sono per te,
tutta la loro natura selvaggia

magnolie in fiore.

 

 

7/20

 

Lo specchio impiastrato del fiume

odora di pesce.

 

I loro salti legano le stelle,

la luna

splendente nella sua ciotola.

 

10/6

 

La neve agitata di ottobre
capovolge l’antica quercia,

mondo sotterraneo di radici

una volta nostre.

Per rimanere affrancata
seguo la mappa

della tua voce

divergente, convergente

persino il tempo parallelo

come quando tu arrivasti

avendo sconfitto i vecchi fantasmi
e rimanesti.

 

Ho trovato una pila e sono andata

a cercarli di nuovo.

 

11/5
Aspetto la “nuvola” per inoltrarmi
nel passato.

Niente vento, solo fumo
sul tetto della tristezza
aspetto una “finestra” per raccontare

la foresta al mattino.

Niente “luce,” solo l’attico di ghiaccio.

Se tu venissi, saresti luce,

o no?