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mercoledì 24 maggio 2017 4:09
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Posted by on dic 5, 2016 in Rubrica "IL GRIDO E IL SUSSURRO" | 0 comments

XÁNATH CARAZA

IL GRIDO E IL SUSSURRO, l’angolo della poesia contemporanea internazionale

a cura di Zingonia Zingone

La poesia è sussurro divino e urlo che si alza dalle viscere dell’uomo. È rigorosa ricerca della verità. Un linguaggio universale che spinge il lettore a spogliarsi del superfluo e penetrare in sé, in quello spazio interiore dove non esistono barriere e ciascuno è battito di un battito più forte.

Il grido e il sussurro propone un viaggio attraverso le parole e i gesti del mondo. Ogni mese un poeta, un messaggio, uno spunto di riflessione.

 

/—/

Le poesie di Xánath Caraza sono dense di riferimenti linguistici, culturali e letterari, ma viaggiano leggere come il vento, attraversando mari e frontiere, posandosi in ogni dove come farfalle luminose. In seguito presentiamo una selezione tratta dal libro Sillabe del Vento, di prossima edizione in Italia presso la Gilgamesh Edizioni.

 

“Leggere queste poesie”, dice il poeta argentino Carlos J. Aldazábal nella prefazione del libro, “equivale a decifrare un misterioso segreto, vincere la scommessa della cultura stessa, tessuta in chiave universale, in cui si esprime l’orpello della selva, la guarigione dello sciamano, anche l’animale sacro che siamo e un luminoso albeggiare che si sostituisce alla morte… Nei telai di Caraza, tessuti finemente con parole, il linguaggio diventa un bene necessario che esprime la quotidianità in modo lussureggiante. Così, da ogni atto quotidiano, da ogni cibo tradizionale, da ogni favorevole incontro con la speranza, nascono queste poesie, che brillano come i colori di un mercato messicano in cui s’incrociano consistenza e sapori, meraviglie e peculiari versioni di un personale realismo intriso dell’incanto della magia.”

 

 

 

xanathXÁNATH CARAZA (Messico) è viaggiatrice, educatrice, poetessa e narratrice. Le sue raccolte di poesie  e libri di racconti bilingue sono Sílabas de viento/Syllables of Wind (2014), Noche de colibríes: Ekphrastic Poems (2014), Lo que trae la marea/What the Tide Brings (2013), Conjuro (2012) y Corazón Pintado: Ekphrastic Poems (2012). Scrive la rubrica “US Latino Poets en español”. Caraza scrive anche per La Bloga e per il periodico Zona de Ocio. Insegna all’università del Missouri-Kansas City (UMKC) ed è membro del consiglio Con Tinta, un’associazione letteraria chicana/latina negli Stati Uniti d’America.

 

(Traduzioni di Annelisa Addolorato e Zingonia Zingone)

 

 

 

 

Serpiente de primavera

 

Soy hija de la luz con lágrimas de luciérnagas verdiazules en las mejillas. La espuma de mar sigue mis pasos en la playa, los borra, no deja huella, quiere esconderlos en sus entrañas. El mar me satura de diminutos caracoles y azules cangrejos, pero mi cuerpo engaña a la espuma y los deja deslizarse lentamente por cada centímetro de mi bronceada piel, dejando un haz de criaturas marinas sobre la arena. Soy hija de la luz y del canto de las aves en la húmeda selva. Llevo la esencia de las flores en el corazón. El canto del cenzontle late en mi vientre, se mezcla con las citlalis en el cielo de la noche. Soy hija de las lenguas perdidas, de los fonemas ocultos en la garganta de la selva. No hay caminos que no escuchen mis pasos y en los senderos que aún no he llegado, ya se presienten mis versos. Palabras encadenadas con sílabas de huehuetl. Soy hija de los latidos de congas y teponaxtlis, hija de la luz con el canto del cenzontle atravesado en el pecho. El mar azul me persigue los pasos cada día. Las resplandecientes luciérnagas ya han tatuado sus poemas en mi piel. Mi padre es el tornado que se mezcla con la ensortijada serpiente turquesa de primavera.

(Granada, Andalucía, España, junio de 2013)

 

Serpente di primavera

 

Sono figlia della luce con lacrime di lucciole verdiazzurre sulle guance. La schiuma del mare segue i miei passi sulla spiaggia, li cancella, non lascia tracce, vuole nasconderli dentro di sé. Il mare mi riempie di minuscole lumachine e granchietti blu, ma il mio corpo inganna la schiuma e li lascia scivolare lentamente lungo ogni centimetro della mia pelle di bronzo, lasciando sulla spiaggia una scia di creature marine. Sono figlia della luce e del canto degli uccelli nella selva umida. Porto nel cuore l’essenza dei fiori. Il canto del cenzontle pulsa dentro di me, mescolandosi con le citlalis nel cielo della notte. Sono figlia di lingue dimenticate, di fonemi nascosti nella gola della selva. Non ci sono sentieri che non ascoltino i miei passi e sui lidi in cui ancora non sono arrivata, si presagiscono già i miei versi. Parole incatenate con sillabe di huehuetl. Sono figlia dei battiti di tamburi e teponaxtlis, figlia della luce, e il canto del cenzontle mi attraversa il petto. Il mare azzurro segue i miei passi ogni giorno. Lucciole splendenti hanno già tatuato le loro poesie sulla mia pelle. Mio padre è il tornado che si fonde con il serpente piumato turchese della primavera.

(Granada, Andalusia, Spagna, giugno 2013)

 

La casa de los pájaros 

 

Aleteos ligeros de aves de marfil

Árboles amarillos en el centro

Lluvia musical los agita

Aves de coral, de lapislázuli y jade

 

Aves ciegas de aletear incesante

De plumaje de palabras

De plumaje de humo 

Aves de andar vacilante

Aves en el texto silencioso

 

Con frondas colmadas de viento

Esa casa me recibe

Música escurriendo de las hojas

Aves de alas extendidas

Con el alma transparente

 

(Ciudad de Oaxaca, México, enero de 2013)

 

La casa degli uccelli

 

Lieve svolazzare di uccelli d’avorio

Alberi gialli al centro

Pioggia musicale li muove

Uccelli di corallo, di lapislazzuli e giada

 

Ciechi uccelli per l’incessante svolazzare

di piumaggio di parole

di piumaggio di fumo

Uccelli dal volo vacillante

Uccelli nel testo silenzioso

 

Con fronde colme di vento

Questa casa mi riceve

Musica che gocciola dalle foglie

Uccelli dalle ali spiegate

Con l’anima trasparente

 

(Città Oaxaca, Messico, gennaio 2013)

 

 

Cabezas Olmecas

 

Secretos de húmeda selva

Guardados en labios de obsidiana.

 

Entre árboles putrefactos

Se esconden los dioses jaguares.

 

Cabezas olmecas,

Colosos de cultura madre.

 

No hay pantanos que traguen

La historia en piedra.

 

De los manantiales secos,

Resurgen los guerreros olmecas.

 

Labios de selva negra 

Sellados con inmortalidad.

 

Ojos celestiales que buscan

Las constelaciones de antaño.

 

Guerreros del pasado

Esculpidos en la eternidad.

 

Imágenes en piedra volcánica

Ocupan sueños amarillos del jaguar.

 

(Xalapa, Veracruz, México, diciembre de 2012)

 

Le teste Olmeca

 

Segreti della selva umida

Custoditi in labbra di ossidiana.

 

Tra alberi putrefatti

Si nascondono gli dei-giaguaro.

 

Le teste olmeca,

Colossi della cultura madre.

 

Non esistono paludi che possano

Inghiottire la storia di pietra.

 

Dalle sorgenti asciutte,

Resuscitano i guerrieri olmeca.

 

Labbra di giungla nera

Sigillate con l’immortalità.

 

Occhi celestiali che cercano

Antiche costellazioni.

 

Guerrieri del passato

Scolpiti nell’eternità.

 

Immagini nella pietra vulcanica

Occupano i gialli sogni del giaguaro.

 

(Xalapa, Veracruz, Messico, dicembre 2012)

Equinoccio 

 

Cuando la noche y el día se hacen uno

La tierra canta al unísono- La serpiente 

Emplumada desciende con su sombra.

 

(Kansas City, primavera de 2012)

 

Equinozio 

 

Quando la notte e il giorno diventano uno

La terra canta all’unisono – Il serpente

Piumato scende insieme alla sua ombra.

 

(Kansas City, primavera 2012)

 

 

Jacarandas 

 

Hoy descubrí los árboles de jacaranda

Por las calles anchas de Sevilla

 

Recordé que de niña

Juraba casarme bajo uno de ellos

 

Invitados vestidos de blanco

Una mesa larga llena de piñas

 

Recordé que mis jacarandas

Las de mi niñez en Xalapa

Bañaban de lluvia violeta

Mis infantiles pasos

 

Las ponía entre mis manos

Rompía una que otra florecilla

Las demás decoraban  mi cabello largo

 

Pero ahora estoy en Sevilla

Camino por sus avenidas

Descubro la primavera

Y canto a los árboles color violeta

 

(Sevilla, Andalucía, España, verano de 2012)

 

Le Jacarande

 

Oggi ho scoperto questi alberi

Per le grandi strade di Siviglia

 

Mi sono ricordata che da bambina

Sognavo di sposarmi sotto una jacaranda

 

Invitati vestiti di bianco

Una grande tavola piena di ananas

 

Mi sono ricordata che le jacarande

della mia infanzia a Xalapa

bagnavano con una pioggia lilla

i miei passi di bambina

 

Le tenevo tra le mani

staccavo qualche fiorellino

E gli altri decoravano i miei capelli lunghi

 

Ma ora mi trovo a Siviglia

Cammino lungo i suoi viali

Scopro la primavera

e canto gli alberi color di viola

 

(Siviglia, Andalusia, Spagna, estate 2012)

 

 

Primer día en Tánger 

 

Me ha recibido la lluvia en Tánger

Con granizo deslizándose por las calles

Camino hacia el Navío de Venus

En el centro de la Kasbah

Mosaico donde me embarcaré por siempre

Viajaré entre sirenas y pitonisas

Perdida entre el azul del mar

Y el ocre de las ánforas

Truenos en el cielo de la Kasbah

Mi viaje se retrasa

Me resguardo entre los naranjos

Lista para zarpar

 

(Tánger, Marruecos, verano de 2012)

 

Il primo giorno a Tangeri

 

Mi ha accolta la pioggia a Tangeri

Con grandine che scivola lungo le strade

Cammino verso il Navío de Venus

In mezzo alla Kasbah

Mosaico dove m’imbarcherò per sempre

Viaggerò tra sirene e profetesse

Perduta tra il blu del mare

E l’ocra delle anfore

Tuoni nel cielo della Kasbah

Il mio viaggio rallenta

Mi riparo tra gli aranci

Pronta a salpare

 

(Tangeri, Marocco, estate 2012)

 

 

En la terraza del Duomo de Milán

 

El arte en la roca es espuma de mar

Me recuesto sobre la piedra

Todo está dicho

Menos sentir

Oigo las campanadas

De la una en punto

En la terraza del Duomo de Milán

El frío mármol blanco a mis pies

Me conforta, lo siento en la piel 

Los ojos se colman de azul

Santos voladores 

Por delante y por detrás

Arcos que fluyen del mármol

Incomprensible majestuosidad 

Delicadeza en piedra a lo largo 

Y ancho de esta iglesia

Cierro los ojos y siento 

La brisa que recorre mi cuerpo

Mientras seis siglos de gestación

Se me meten en el corazón

 

¡Oh grandeza humana!

Manos que te dieron vida

Suavidad de la blanca piedra

La ciudad a mis pies 

Quiero recorrer cada diseño 

En tu fachada 

Tatuarlos en mis manos

Registrarlos en la memoria de mi cuerpo

Otros han llegado

Te han celebrado ya

Mark Twain, Oscar Wilde

Pusieron sus manos sobre ti

Antes que yo

 

(Milán, Italia, mayo de 2013)

 

 

Sulla terrazza del Duomo di Milano

 

L’arte nella roccia è schiuma marina

Mi accuccio sulla pietra

Tutto è stato detto

Tranne il sentire

Ascolto le campane

Dell’una in punto

Dalla terrazza del Duomo di Milano

Il freddo marmo bianco ai miei piedi

Mi conforta, lo sento sulla pelle

Gli occhi si riempiono di blu

Santi che volano

Davanti, dietro

Archi che scaturiscono del marmo

Maestosità incomprensibile

Delicatezza nella pietra per il lungo

E per il largo di questa chiesa

Chiudo gli occhi e sento

La brezza che accarezza il mio corpo

Mentre sei secoli di gestazione

Mi entrano nel cuore

 

Oh grandezza umana!

Mani che ti hanno dato vita

Morbidezza della pietra bianca

La città ai miei piedi

Voglio percorrere ogni intarsio

Della tua facciata

Tatuarli sulle mie mani

Registrarli nella memoria del mio corpo

Altri sono arrivati

Ti hanno onorato già

Mark Twain, Oscar Wilde

Hanno appoggiato le loro mani su di te

Prima di me

 

(Milano, Italia, maggio 2013)

 

Entre líneas

 

Para conectar

con el ser supremo

respiro profundamente

entre líneas

 

Entre líneas pienso

en lo que quiero decir,

en la forma,

en las palabras.

 

Entre líneas

no cuento lo que pasa entre

el signo de interrogación

y la siguiente idea por escribir.

 

Entre líneas

edito lo que sucede

en mi mente.

Manipulo la hoja de papel.

 

Entre líneas

detengo mis ruidos mentales

para invocar el signo lingüístico,

que mejor los represente.

 

Entre líneas

procuro que los silencios,

entre palabras, no sean demasiado largos

o por lo menos no lo parezcan.

Entre líneas

hay espacio silente,

entre signos lingüísticos,

que parece interminable.

 

Entre líneas disfrazo el dolor

con eufemismos sutiles,

causado por  la muda eternidad

de la palabra que escribo y esta otra.

 

Entre líneas hago un café

al tiempo que el signo

de admiración termina

y la siguiente frase empieza.

 

Entre líneas me pierdo y olvido

la puntuación perfecta,

dudo entre el asterisco,

paréntesis o punto y coma.

 

Entre líneas respiro profundo

conecto con el ser supremo.

Acto creativo, signo lingüístico.

Cuando escribo un poema.

 

(México, 2010)

 

Tra le righe

 

Per entrare in contatto

con l’essere supremo

respiro profondamente

tra le righe

 

Tra le righe penso

a quello che voglio dire

nella forma,

nelle parole.

 

Tra le righe

non racconto ciò che passa

tra il punto interrogativo

e la seguente idea da scrivere.

 

Tra le righe

edito quello che succede

nella mia mente.

Manipolo il foglio.

 

Tra le righe

fermo i miei rumori mentali

per invocare il segno linguistico,

che meglio li rappresenti.

 

Tra le righe

faccio in modo che i silenzi,

tra parole, non siano troppo lunghi

o almeno non lo sembrino.

 

Tra le righe

c’è spazio silenzioso,

tra i segni linguistici,

che pare interminabile.

 

Tra le righe maschero il dolore

con eufemismi sottili,

causato dalla muta eternità

della parola che scrivo e quest’altra.

 

Tra le righe preparo un caffè

mentre il punto

esclamativo termina

e comincia la frase successiva.

 

Tra le righe mi perdo e dimentico

la punteggiatura perfetta,

in dubbio tra asterisco,

parentesi o punto e virgola.

 

Tra le righe respiro profondamente

comunico con l’essere supremo.

Atto creativo, segno linguistico.

Quando scrivo una poesia.

 

(Messico, 2010)