Pages Menu
Seguici suRssFacebook


martedì 18 dicembre 2018 23:27
Categories Menu

Posted by on gen 9, 2017 in Articoli Vari, Rubrica "IL GRIDO E IL SUSSURRO" | 0 comments

Craig Czury

 

IL GRIDO E IL SUSSURRO, l’angolo della poesia contemporanea internazionale

a cura di Zingonia Zingone

La poesia è sussurro divino e urlo che si alza dalle viscere dell’uomo. È rigorosa ricerca della verità. Un linguaggio universale che spinge il lettore a spogliarsi del superfluo e penetrare in sé, in quello spazio interiore dove non esistono barriere e ciascuno è battito di un battito più forte.

Il grido e il sussurro propone un viaggio attraverso le parole e i gesti del mondo. Ogni mese un poeta, un messaggio, uno spunto di riflessione.

/—/

image1Attraverso le sue liriche Craig Czury non perde occasione per denunciare le decisioni dei governi e delle grandi multinazionali che danneggiano la terra e la qualità di vita della gente comune. Il tono dei suoi componimenti è vario e originale, e i messaggi non sono mai scontati. È poesia da leggere a gran voce proprio perché dà voce a chi non ne ha.

Ci parla dei timori della gente di fronte all’invasione silente del territorio provocata dal fenomeno della fratturazione idraulica (fracking) in What scares us (quello che ci spaventa), e di altri scempi commessi da chi è forte del potere che detiene.

Gira la Pennsylvania facendo l’autostop, in mano un taccuino dove annotare il seme che diventa foresta. Così nasce il libro THUMB NOTES ALMANAC: Hitchhiking the Marcellus Shale dedicato al “febbrile operato delle industrie estrattive” che disboscano e perforano le terre, cambiando il volto della Pennsylvania del nord-est. Come segnala Kimberly Crafton nella prefazione “Crisi Energetica Nazionale, Grande Industria. Gente Divisa. Panorami che Cambiano. Le voci riportate in questa opera sono quelle della gente comune, che vive ogni giorno i tumultuosi cambiamenti e i contrasti di questa terra nei tempi odierni… un mosaico fatto di parole: parti fratturate di conversazioni fatte in una regione idraulicamente fratturata…”

 

Ma Czury riesce anche a trasportarci nella sua realtà più intima, quella della sua infanzia, dove si originano i tormenti e il bisogno viscerale di cercare sempre la verità.

 

CRAIG CZURY (USA) nasce a Kingston nel distretto di Wilkes-Barre in Pennsylvania. Di origine polacca (la madre, Betty Kawalkiewicz, lo abbandona il giorno stesso del parto) e irlandese, viene lasciato in affido, subito dopo la nascita. Viene adottato da una famiglia di origine ungherese (John e Nelda Churry) dalla quale eredita il cognome Churry, che in seguito viene da lui stesso cambiato in Czury, essendo questo il cognome originale della famiglia. Si avvicina alla poesia durante il college, con una particolare predilezione per la poesia di Cesare Pavese. È particolarmente legato anche agli autori: Pablo Neruda, Federico García Lorca e Yehuda Amichai. Dal 1984 svolge, parallelamente all’attività poetica, quella di insegnante. Appartenente alla corrente creative non-poetry, in Italia è definito poeta del “non-sense” Il suo passato di bambino abbandonato dalla madre naturale e di adolescente maltrattato in una famiglia adottiva ha condizionato pesantemente la sua vita e le sue opere. Finito il college, Czury decide di intraprendere l’attività di poeta svolgendo, per sostenersi economicamente, lavori occasionali di ogni genere e tipo, e viaggiando per gli Stati Uniti facendo autostop. L’autostop, una volta raggiunta la notorietà, rimane il suo principale strumento creativo.

(Traduzioni di Aldo Villagrossi)

 

Shadow / Orphan Shadow


my shadow is an old man who can’t sleep at night

 

i was born from my mother 

and my shadow was born from my mother’s shadow

i was the second gift

its whole life (so far) hugging the earth

 

shadow 

fed and grown at the nipple of the breast shadow

i also feed and grow dark at the shadow 

of the breast shadow

 

because of my shadow

i have never understood 

in the beginning was the word

 

when i take the leap 

will my shadow take the leap as an act of love

and grow wider on the ground when i fly 

to get a better view

 

so busy (guilt and regret) 

with all it has trespassed

please forgive us our trespasses 

your bright space with no warning

 

angel of the chalkline corpse

 

in the middle of day i looked down

my shadow was holding a suitcase

 

flat on its face in mud 

or 

stretched out on its back 

reading its face in clouds

i don’t know whether to 

pick it up by the scruff of its neck 

or offer a smoke

 

imminent death

shadow of a cloud flooding the shadow of a poet

 

you raise your voice 

and raise your hand to strike me

i raise my voice 

and raise my arm to block 

duck 

then punch

shadow mouths wide for singing 

and wreck the room in dance

 

Ombra orfana

 

la mia ombra è un uomo anziano che non riesce a dormire di notte

 

sono nato da mia madre

e la mia ombra nasceva così dall’ombra di mia madre

 

fui il suo secondo regalo

 

ed è una vita (fino ad ora) che vado abbracciando la terra

 

ombra

 

fui nutrito e cresciuto al capezzolo di un seno ombra

mi sono nutrito e sono cresciuto al buio e nell’ombra

 

all’ombra del seno ombra

 

a causa della mia ombra

Non ho mai capito

che in principio era il verbo

 

quando presi il volo

fu la mia ombra a fare il salto quasi fosse un atto d’amore

 

la terra si estese sotto di me, quando volai

e fu così che riuscii a vederla meglio

 

ero così impegnato (senso di colpa e rimorso)

con tutto ciò che era stato

 

per favore, rimetti a noi i nostri debiti

il tuo spazio, luminoso e senza appello

 

angelo dei cadaveri disegnati col gesso

 

e nel bel mezzo di questo divertimento guardai verso il basso

 

la mia ombra aveva in mano una valigia

 

piatta, la sua faccia nel fango

oppure

era distesa sulla schiena

vedevo il suo profilo nelle nuvole

 

non sapevo se

prenderlo per il bavero della giacca

o offrirgli una sigaretta

 

morte imminente

 

ombra di una nuvola che dilaga nell’ombra di un poeta

 

alzi la voce

ed alzi la mano per colpirmi

 

io alzo la voce

e tu alzi il tuo braccio per bloccare il mio

un’anatra

 

e poi botte

 

ombre di bocche pronte per il canto

e per distruggere la stanza da ballo

 

 

Here’s What Scares us

we don’t know what’s going on

 

we know what’s going on

but we don’t know all of what’s going on

 

we know what’s going on

but we don’t know who’s doing it

 

I mean we know who’s doing it

but we don’t know who exactly is doing it

 

we don’t know their names

we only know the company names

 

The why is obvious it’s the how

that leaves us a lot of questions

 

even when they explain it to us

even when their spokesman goes on tv

 

even when they parade their heavy equipment

past our farmhouses at breakneck speeds

 

even when they let us watch from the fence 

in our cars afraid to get out

 

especially when they come to our door

with papers to sign

 

II.

 

What scares us is their uniforms

their uniform trucks and their uniform masculinity

the uniform air of their unified occupation

the un-uniformity of their money uniform cash flow

ignitable youth with muscle

calling it water and buying us off to drink 

 

III.

 

What scares us is we have laws to protect us 

but they buy off the laws

they buy off the commissioners who regulate 

   the laws that protect what we have to live with

they write the fine print loophole

a small opening through which small arms may be fired

the scary part is we know how to read

 

IV.

 

It scares us we don’t know what to do

we don’t know who to talk to about what scares us

we don’t know who to contact

we don’t have a number and when we do we get referred

we get re-routed we get put on hold

we get frustrated then we start yelling saying things we can’t explain

that’s what scares us how angry we’ve gotten with no one to explain

it will go away it won’t go away like it doesn’t matter to anyone 

except our neighbors when they used to be our friends

except our families when they used to be our friends

except our friends when we didn’t live under occupation

especially our friends who signed and moved away

what scares us is our daughters

 

(8.12-13.11, Nicholson, Pa.)

 

Questo è quello che ci spaventa di più

non sappiamo cosa sta succedendo

 

sappiamo cosa sta succedendo

ma non sappiamo tutto quello che sta succedendo

 

sappiamo cosa sta succedendo

ma non sappiamo chi lo sta facendo

 

voglio dire, sappiamo chi lo sta facendo

ma non sappiamo esattamente chi lo sta facendo

 

non conosciamo i loro nomi

sappiamo i nomi delle loro aziende

 

il perché è ovvio è il come

che lascia a noi un sacco di domande

 

anche quando ce lo spiegano

anche quando i loro opinionisti vanno in tv

 

anche quando ci mostrano la loro potenza

oltre le fattorie, a velocità folle

 

anche quando ci fanno guardare da dietro la rete

dentro le auto, timorosi di scendere

 

soprattutto quando vengono a casa nostra

con della carta da firmare

 

II.

 

Quello che ci spaventa sono le loro uniformi

i loro autocarri uniformi e la loro maschia uniformità

l’aria uniforme della loro occupazione unificata

la disuniformità dei loro pagamenti uniformi

Iniettandoci gioventù intramuscolare

chiamandola acqua e pagandoci per berla

 

III.

 

Quello che ci spaventa è che abbiamo leggi che ci proteggono

ma loro le comprano

comprano i relatori delle leggi

le leggi che dovrebbero proteggere quello di cui viviamo

Scrivono la loro scappatoia in caratteri piccoli

anche per una insignificante leggerezza lei potrà essere licenziato 1

la parte più spaventosa è che sappiamo leggere

 

 

IV.

 

Ci spaventa il fatto che non sappiamo cosa fare

non sappiamo con chi parlare su quello che ci spaventa

non sappiamo chi contattare

non abbiamo un numero da chiamare

siamo rigettati ci mettono in attesa

ci sentiamo frustrati e ci mettiamo ad urlare dicendo cose che non possiamo spiegare

quello che ci spaventa è quanto arrabbiati siamo senza avere nessuno a cui spiegare la nostra ira

andrà via non andrà via come se non importasse a nessuno

eccetto i nostri vicini quando erano nostri amici

eccetto le nostre famiglie quando erano ancora amichevoli

eccetto i nostri amici prima che vivessimo sotto occupazione

soprattutto i nostri amici che hanno firmato e se ne sono andati 2

 

  1. Negli Stati Uniti se un operaio che lavora in uno stabilimento chimico si ammala per una contaminazione, grazie agli accordi di segretezza firmati all’atto dell’assunzione non può comunicare al medico quali sono le sostanze chimiche con cui sta lavorando, ma è il medico che deve chiederlo all’azienda, la quale a sua volta può riservarsi di comunicarle o meno sulla base della segretezza del lavoro svolto, il quale però non ha un protocollo per stabilire quali sono i livelli di segretezza o meno da mantenere in azienda, bensì sulla pura e semplice discrezionalità dell’azienda stessa, la quale si può rifiutare di fornire al medico l’elenco degli agenti chimici utilizzati dal lavoratore tutti i giorni.
  2. A differenza della legislazione italiana, i proprietari terrieri americani possiedono anche il sottosuolo. A questo punto le aziende che effettuano il fracking sono costrette a chiedere i diritti di sfruttamento ai proprietari stessi, attraverso un lavoro svolto porta a porta da impiegati delle compagnie di trivellazione detti “Landsmen”, i quali chiedono ai contadini e ai proprietari terrieri di cedere i diritti di utilizzo del sottosuolo tramite il suddetto “accordo di segretezza – riservatezza” e quello che viene definito “Gas Lease” vale a dire una cessione temporanea del terreno all’azienda di trivellazione. Alcuni proprietari ottengono vantaggi enormi grazie al fatto che oltre che al diritto di sfruttamento riescono ad avere uno o più pozzi di estrazione installati sul loro terreno. In questo caso si parla di cifre che vanno dai 50 ai 100 mila dollari al mese. Chiaramente tutto questo ha una ripercussione sociale pesantissima, in quanto coloro che cedono i diritti di sfruttamento del sottosuolo lo fanno portando conseguenze anche agli altri abitanti del territorio che magari non hanno sottoscritto alcun contratto.

 

quello che ci fa paura sono le nostre figlie 3

(12-13 Agosto 2011, Nicholson, Pennsylvania)

 

When The Solution for separating the pages of shale

   is as pure as your saliva

When the pipelines are trenched by holistic satellite beams 

   their arteries grown from soy

When our hayfields yield the same gross income as a well pad

   the size of a decorative garden ornament

When the trucks tearing up these roads are tearing up sandboxes

   with the sputtering lips of kids

Don’t worry

the life-blood of this planet will still be out of our control

   the bitching about it will be just as loud

 

(8.25.11, Springville, Pa.)

 

 

Quando la sostanza che separa le pareti della faglia

sarà pura come la tua saliva 4

Quando le tubazioni saranno costellate di fagioli 5

e le loro arterie cresceranno dalla soja

Quando i nostri campi di grano daranno lo stesso guadagno dei pozzi del gas 6

e saranno ingombranti come un ornamento da giardino

Quando i camion che strappano questo asfalto rovineranno solo le sabbiere degli asili

e saranno rumorosi solo grazie alle labbra dei bambini

Non ti dovrai preoccupare

La linfa vitale di questo pianeta sarà ancora fuori dal nostro controllo 7

il lamentarsi continuo sarà solo un rumore

 

(25 Agosto 2011, Springville, Pennsylvania)

 

3. Che sposeranno gli operai delle aziende del gas.

4. Chimicamente non contaminata.

5. Rampicanti. Una metafora del decadimento positivo, dove l’opera dell’uomo viene invasa da una natura che dona cibo.

6I contadini stanno rinunciando a fare i contadini in quanto l’estrazione del gas è molto più remunerativa.

7. La speranza di un pianeta biologicamente fuori controllo è una speranza positiva per l’autore.

 

 

 

I live in this town

I live in that house

that’s my room

my bed against the window

curtains cowboy woven pistols and lariats

I hide my baseball cards in a hatbox under my bed

I got three Mickey Mantles

a Roger Maris

I got every ‘57 Yankee

Moose Skowren

Clete Boyer 

my sister isn’t dead yet

you can hear her singing The Platters

yes she’s the great pretender 

through the walls

through the flower print wallpaper

cigar smoke stained

fried bacon  liver and onions

 

 

 

Vivo in questa città

Vivo in quella casa

quella è la mia stanza

il mio letto contro la finestra

tende cowboy tessuto pistole e legacci

Nascondo le mie figurine nella scatola di un cappello sotto il letto

Ho tre Mickley Mantle

un Roger Maris

Ho tutti gli Yankees del ’57

Moose Skowren

Clete Boyer 8

mia sorella non è ancora morta

la puoi ascoltare mentre canta i Platters

si, lei è la great pretender, il grande impostore 9

attraverso i muri

attraverso i le tappezzerie a fiori

 

8. Tutti grandi ex-giocatori di Baseball degli anni 50, queste figurine hanno un seguito collezionistico notevole negli stati uniti, al pari di quelle collezionate in Italia per il calcio.

9. The great pretender è una canzone del 1955 cantata dal gruppo The Platters, attivo negli Stati Uniti fra gli anni ’50 e la fine dei ’60. La traduzione è “il grande impostore”.

 

fumo di sigaro colorato

pancetta fritta  fegato e cipolle

 

 

from THUMB NOTES ALMANAC: Hitchhiking the Marcellus Shale

 

Evening Sky Diesel Blue purple tinge

last of the sun burnt white through a stand of maples past the drill rig 

then rolled down over the hill 

hayfield mowed into rolls slit up its gut deep through the shoulder

pipe lined

Tomorrow this gaping trench will be backhoed shut

leaving a long blood-rose stem after bypass

If you were to tell me the patient has 100% chance of recovery 

I’d plant carrots and onions 

a long corridor of sweet corn and cabbages in this scar

End to end the cemeteries are a feeding tube of bones 

blanched in the vapors of black poppies

What I want is what others around the world wanted and gave their lives for

to drink from your mouth and say this is good

 

(8.4-5.11 Dimock, Pa.)

 

 

This story has already been written

in the insect trails under bark and stones

 

in the rippling night glow

and morning chemtrails

 

in boot soles and tire treads

 

story underneath the story

as trees be my witness

 

crawling out of its skin

a map water runs through

 

 

La sera il cielo è blu come il gasolio con una sfumatura porpora

l’ultimo bruciore bianco del sole passa attraverso un palcoscenico di aceri oltre la trivella

e poi rotola giù per la collina

campi di balle di fieno sventrati mostrano un intestino fatto di tubazioni rivestite

Domani questa trincea verrà ricoperta 10

lasciando sul campo un lungo stelo di rosa insanguinata

Se tu venissi a dirmi che il paziente ha il 100% di possibilità di guarigione 11

pianterei carote e cipolle

una fila senza fine di mais e cavoli in questa cicatrice

Queste tubazioni che portano ossa da un camposanto all’altro 12

scottate dai vapori dei papaveri neri

Quello che voglio è quello che altri in giro per il mondo hanno voluto, bere dalla tua bocca e dire questa è cosa buona 13

 

(4-5 Agosto 2011, Dimock, Pennsylvania)

 

 

Questa storia è già stata scritta

nei cunicoli scavati dagli insetti sotto le cortecce e sotto le pietre

 

nello splendore di una notte increspata

e scie chimiche mattutine

 

sulle suole degli stivali e sui battistrada delle auto

 

la storia sotto la storia

come gli alberi che mi sono testimoni

 

strisciando fuori dalla propria pelle

una mappa dalla quale l’acqua scorre via

 

11In altre parole, se qualcuno garantisse la non dannosità del fracking sull’ambiente, si recupererebbe l’entusiasmo nella coltivazione magari da soggetti non coinvolti nelle concessioni di sfruttamento.

12. L’immagine è quella di un elemento mortale trasportato da un veicolo orribile come la tubazione verso un utilizzo mortale, per questo Czury usa “da cimitero a cimitero”. Una metafora alla non-rinnovabilità del gas cosidetto “naturale”.

13Un territorio violato da qualcosa che viene impiantato praticamente sottopelle, lunghe tubazioni per il trasporto del gas che vengono interrate e ricoperte, spesso in queste pagine si fa riferimento a questa immagine come a quella degli insetti che scavano sotto la corteccia degli alberi, creando un reticolo di cunicoli.