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sabato 24 giugno 2017 0:17
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Posted by on mar 1, 2017 in Articoli, Rubrica "IL GRIDO E IL SUSSURRO" | 0 comments

Moëz Majed

 

IL GRIDO E IL SUSSURRO, l’angolo della poesia contemporanea internazionale

a cura di Zingonia Zingone

La poesia è sussurro divino e urlo che si alza dalle viscere dell’uomo. È rigorosa ricerca della verità. Un linguaggio universale che spinge il lettore a spogliarsi del superfluo e penetrare in sé, in quello spazio interiore dove non esistono barriere e ciascuno è battito di un battito più forte.

Il grido e il sussurro propone un viaggio attraverso le parole e i gesti del mondo. Ogni mese un poeta, un messaggio, uno spunto di riflessione.

/—/

 

Moëz Majed

Moëz Majed

Quella di Moëz Majed è una delle voci francofone più significative della giovane poesia tunisina. Proponiamo dei brani del poema Canti dell’altra riva, una sorta di epopea moderna nella quale il poeta racconta la storia della vecchia Tunisi a coloro che stanno “da questo lato del Mediterraneo”. È la storia di Cartagine, l’antica città punica fondata da Dione che riuscì a far tremare l’impero romano. La missione del poeta sembra essere quella di ricostruire Cartagine con il suo canto accorato e dolce.

Majed è un poeta lirico dai toni marcatamente romantici. I suoi componimenti germogliano dal determinismo arabo-mussulmano e sono impregnati sia di realtà storiche che di sogni infranti, tuttavia nel recinto delle sue parole non c’è spazio per i discorsi politici. Solo sfumature che suggeriscono la costruzione di una nuova e più completa libertà. Infatti, il collega Slaheddine Haddad dice: «in questo giovane poeta ritroviamo un attaccamento tenace alle fonti profonde dell’autenticità e un desiderio di fuggire da ogni forma di chiusura… Il suo approccio è carico di generosità e dolcezza, in un mondo regnato essenzialmente dalla violenza. »

L’opera poetica di Majed nel suo insieme avanza in punta dei piedi verso il mistero. Esplora il rapporto tra uomo, natura e parola. Scopre che la parola ha un destino crudele e sceglie di prostrarsi e abbracciare il silenzio. Cancella sé stesso dai versi e lascia che sia l’ascolto, come fa il vento, a scuotere il frutteto, l’erba e i platani, e il destino di ogni uomo.

MOËZ MAJED (Tunisia) è nato a Tunisi nel 1973 in una famiglia di diplomatici e intellettuali. È imprenditore, editore e poeta. Perfettamente bilingue, arabo e francese, si è laureato in Biologia presso la Facoltà di Scienze dell’Università di Tunisi e ha ottenuto un MBA presso l’École Centrale de Lille, in Francia. Ha pubblicato cinque libri di poesia e nel 2011 ha ottenuto una menzione speciale della giuria del premio Paul Verlaione per il verso libero. Nel 2009, in seguito alla morte di suo padre, il poeta Jaafar Majed, Moëz diviene editore della prestigiosa rivista letteraria Al Maarifa, fondata dal padre nel 1998. Nel 2011 fonda la rivista mensile Opinions, uno spazio libero dove si esprimono le menti più influenti della Tunisia post-rivoluzionaria. È fondatore anche del Festival Internazionale di Poesia di Sidi Bou Saïd.

 (Traduzioni di Marina Benedetto)

 

Chants de l’autre rive

 

Canti dell’altra riva 

 

 

1

Moëz Majed

Moëz Majed

 

C’est une flamme de camphre pur de Barus.

Saveur d’empires engloutis dans de grandes délivrances,

Saveur d’Orient languissante,

Saveur d’ambre et de luxure,

Saveur exquise de paresse se tordant comme un amour

adolescent empêtré dans les affres de l’exil.

 

C’est une mer pourpre comme un rayon de lune brune,

Rendant grâce à la gloire du corsaire triomphant à la 

tribune.

 

Ô toi corsaire triomphant des grandes rages du gisant !

Dans quel présage as-tu vu le visage de l’Orient ?

 

Ah ! que de douleurs insoupçonnables !

Que de silences impénétrables !

Que de grandes patiences imperméables à l’oubli !

 

Ah ! Qu’as-tu saisi des flots superbes de tes âges ?

 

Et quand là-bas au loin,

Très loin de là où règne la parole,

Sur la crête même du silence,

La brume tissera lentement son langage,

Alors, seulement, cessera ta souffrance.

 

1

 

È una fiamma di pura canfora di Barus.

Sapore di imperi inghiottiti in grandi liberazioni,

Sapore d’Oriente languido,

Sapore d’ambra e lussuria,

Sapore squisito di pigrizia che si torce come un amore

adolescente impigliato nei tormenti dell’esilio.

 

E’ un mare porpora come un raggio di luna scura,

Che rende grazie alla gloria del corsaro trionfante in tribuna.

 

Oh tu, corsaro trionfante sulle grandi rabbie del gisant*!

In quale presagio hai visto il volto dell’Oriente?

 

Ah! Quanto dolore insospettabile!

Quanti silenzi impenetrabili!

Quanta pazienza impermeabile all’oblio!

 

Ah! Che cosa hai colto dei flutti superbi delle tue età?

 

E quando laggiù, lontano

Molto lontano da dove regna la parola,

Sulla cresta stessa del silenzio,

La bruma tesserà lentamente il suo linguaggio,

Soltanto allora cesserà il tuo dolore.

 

 

* scultura funeraria dell’arte cristiana raffigurante un personaggio sdraiato supino.

 

 

2

 

Là-bas, sur une terre d’argile tiède, vit un peuple de rois.

Gare à sa colère…

 

Sans doute faudra-t-il, pour convier l’orage,

De grands rituels et d’obscurs arcanes…

Cultiver patiemment la colère des dieux…

Rompre la retenue des ombres.

 

Sans doute faudra-t-il quelque trahison.

 

Ô toi corsaire triomphant des grandes rages du gisant,

Laisse donc courir l’ombre fraîche de l’orgueil

Sur nos steppes desséchées.

 

Ô premières pluies après l’été !

N’était-ce donc que de l’argile, cette peau

que je croyais mienne ?

 

Ô pluies de poivre et d’oracles dans la gésine d’un peuple né.

Colère et outrance…

Et l’effroyable panique.

Jadis la peur… demain l’enfance.

 

La houle, en haute mer, se charge de colère.

Elle brisera dans une heure l’orgueil du rocher.

 

Et ici-bas, sur cette terre d’argile tiède,

Misérable…

Impassible mais fier, vit un peuple de rois.

 

Forgerons des orages.

 

 

2

 

Laggiù, su una terra di argilla tiepida, vive un popolo di re.

Attenti alla sua collera…

 

Forse ci vorranno, per convocare la tempesta,

Grandi rituali e oscuri arcani…

Coltivare con pazienza l’ira degli dei…

Rompere il ritegno delle ombre.

 

Forse ci vorrà qualche tradimento.

 

Oh tu, corsaro trionfante sulle grandi rabbie del gisant!

Lascia correre l’ombra fresca dell’orgoglio

Sulle nostre steppe rinsecchite.

 

Oh prime piogge dopo l’estate!

Non era altro che argilla questa pelle

Che credevo mia?

 

Oh piogge di pepe e di oracoli nel parto di un popolo nato,

Collera e esagerazione…

E l’orrendo panico.

Un tempo la paura… domani l’infanzia.

 

L’onda, in alto mare, si carica di collera.

Tra un’ora infrangerà l’orgoglio dello scoglio.

 

E quaggiù, su questa terra di argilla tiepida,

Miserabile…

Impassibile ma fiero, vive un popolo di re.

 

Fabbri delle tempeste.

 

 

3

… Et à l’appel du cor,

présents, nous le fûmes sur le champ des moissons.

 

Est-ce faillir

Que de hâter la chute d’un tronc de bois nu ?

 

Bien d’autres encore

Consentiront, ce jour, á l’ivresse et la mort.

Ils marcheront indifférents à la rugueuse tyrannie

Et, à la nuit tombée,

Ils rentreront chez eux, le devoir accompli.

 

L’orgueil…

Flamme de camphre engloutis dans de grandes délivrances.

 

Ô Didon !  Ma mère, ma sœur, mon enfant !

Tu pleurais, j’imagine, de nous voir périr.

Le déshonneur est une mort qui ne sied à ton rang

Et, à l’orient des âges, frémissait déjà ta silhouette altière.

 

Ce soir, s’endormiront dans de paisibles clairières

La lune et son amant incestueux. 

 

Nul ne peut se prévaloir de plus amples ordonnances !

Nul ne peut quérir semblable gloire !

 

 

3

 

E al richiamo del corno

Presenti noi fummo sul campo delle mietiture.

 

E’ forse fallire

Accelerare la caduta di un tronco di legno nudo?

 

Molti altri ancora

Consentiranno, quel giorno, all’ebbrezza e alla morte.

Cammineranno indifferenti alla rugosa tirannia

E quando cadrà la notte

Torneranno alle case, compiuto il loro dovere.

L’orgoglio…

Fiamma di pura canfora di Barus.

Sapore di imperi inghiottiti in grandi liberazioni.

 

Oh Didone! Madre mia, sorella, figlia!

Tu piangevi, immagino, nel vederci perire.

Il disonore è una morte che non conviene al tuo rango

E, all’oriente delle età, già fremeva la tua sagoma altera.

 

Stanotte si addormenteranno in radure tranquille

La luna e il suo amante incestuoso.

 

Nessuno può vantarsi di più ampie ordinanze!

Nessuno può andare a cercare una simile gloria!

 

 

4

 

Ô toi l’orageuse,

La sombre, la farouche !

Les voilà sur ta trace, tout un peuple d’amants.

 

Quête de grandeur que soupèse l’éternité

Présente au solstice de l’âge et en habit d’apparat.

 

Ah ! L’éternité…

Un songe de marins aux prises avec l’effroi.

 

Qui donc osera l’oubli ?

Qui donc m’êut donné la grâce

De boire le silence d’une éternité d’albâtre ?

 

Car toi,

Grande, mince et pâle comme une reine d’elfes,

Adamantine, 

Tu les fais vivre et périr dans la soif.

 

Et j’entends ton pas qui s’approche derrière ma nuque

Et je souris…

 

4.

 

Oh, tu, la burrascosa,

la cupa, la selvaggia!

Ecco sulle tue tracce un popolo intero di amanti.

 

Ricerca di grandezza che soppesa l’eternità

Presente al solstizio dell’età in abiti di gala.

 

Ah! L’eternità…

Un sogno di marinai alle prese col terrore.

 

Chi dunque oserà l’oblio?

 

Chi dunque mi avrebbe fatto la grazia

Di bere il silenzio di un’eternità d’alabastro?

 

Perché tu,

Alta, magra, pallida come una regina degli elfi,

Adamantina,

Tu li fai vivere e perire nella sete.

 

E sento dietro la nuca il tuo passo che si avvicina

E sorrido…

 

 

5

 

Ô gisant que fut mon silence lacéré par l’affront !

Rage des premières amours nourries par une pluie d’automne.

 

Nuit.

Longue et sombre nuit, avant que ne claque la foudre.

Et voilà, chaude et rampante…

En mouvement, comme chair qui frissonne.

 

Peuplade que rassemble la soif.

Peuplade que disperse l’averse.

Ah ! Grandes plaines de Zama.

 

5.

 

Oh tu che giaci, mio silenzio lacerato dall’affronto!

Rabbia dei primi amori nutriti da una pioggia d’autunno.

 

Notte.

Lunga e buia notte, prima che si abbatta il fulmine.

Ed eccola, calda e strisciante…

In movimento, come carne che freme.

 

Popolo che raccoglie la sete.

Popolo che disperde la pioggia.

 

Ah! Grandi pianure di Zama.