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lunedì 21 agosto 2017 15:54
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Posted by on apr 19, 2017 in Articoli, Rubrica "IL GRIDO E IL SUSSURRO" | 0 comments

Francesca Cricelli

 

IL GRIDO E IL SUSSURRO, l’angolo della poesia contemporanea internazionale

a cura di Zingonia Zingone

La poesia è sussurro divino e urlo che si alza dalle viscere dell’uomo. È rigorosa ricerca della verità. Un linguaggio universale che spinge il lettore a spogliarsi del superfluo e penetrare in sé, in quello spazio interiore dove non esistono barriere e ciascuno è battito di un battito più forte.

Il grido e il sussurro propone un viaggio attraverso le parole e i gesti del mondo. Ogni mese un poeta, un messaggio, uno spunto di riflessione.

/—/

 

I versi brevi e apparentemente semplici di Francesca Cricelli racchiudono un mondo complesso fatto di territori confinanti e sovrapposti. È il confluire della terra esistenziale nella geografia del viaggio e nel plurilinguismo. Zone dove s’incontrano voci e cadenze distanti rese coerenti dalla natura poliedrica ma rigorosa della Cricelli poeta. “Io ci ho sentito Ungaretti, Caproni, Dikinson… – dice dei suoi versi la poetessa romagnola Francesca Serragnoli –  è la cifra di una poesia breve che combatte fra la durezza ungariettiana e l’apparente leggerezza dei poeti che tengono tutto sospeso a mezz’aria, lasciandolo risuonare in lontananza.”

Una lontananza, questa, che per il poeta Davide Rondoni rivela la natura contemplativa della poetessa. “Intendo – dice Rondoni – quella attitudine che abita in ogni poeta ma che in alcuni si fa più intensa e fertile, di guardare allo spazio, movimentato da mille traiettorie, come a una scena in cui il destino offre qualcosa da scoprire, un segno da inseguire, una avventura da interpretare. Contemplare infatti implica una tensione di sguardo non turistico, non solo nomade, ma anche indagatore e – diciamolo- orante, ovvero teso a domandare lo schiudersi della visione e del cuore dell’evento.”

Non si può contemplare senza passione dice Jorge Luís Borges nell’epigrafe della poesia “Rimuovere dal corpo le croste del silenzio” e così, il fuoco percorre le pagine di Repátria con la sinuosità della fiamma che è donna, humus che accoglie, trasforma e libera nel fuoco rigenerato dalla parola.

( Foto in evidenza di Evelyn Flores)

Foto di Murielle Szac

Foto di Murielle Szac

FRANCESCA CRICELLI (Brasile-Italia) è cresciuta tra il Brasile, l’Italia, la Malesia, la Spagna e il Messico. Poeta e traduttrice, si è laureata in Scienze della Comunicazione presso l’Università degli Studi di Firenze e ha ottenuto il master in Teoria Politica presso l’Università di San Paolo (Brasile). È dottoranda in Studi della Traduzione presso la stessa università con una tesi sulle lettere di Giuseppe Ungaretti a Bruna Bianco. Il libro epistolare uscirà per Mondadori nel 2017. Ha pubblicato Repátria (Selo Demonio Negro, 2015), Tudo que toca o olhar (Casa Impressora Almería, 2013) organizzato e tradotto le lettere di Ungaretti a Edoardo Bizzarri (Scriptorium, 2013).  Ha curato la mostra e il ciclo d’incontri tra poeti italiani e brasiliani “da una stella all’altra” presso la Casa das Rosas a San Paolo (Brasile), omaggio a Giuseppe Ungaretti nel 2012.

 

 

 

 

 

Poesie da REPÁTRIA

(libro pubblicato a San Paolo, Selo Demônio Negro, Brasile, Luglio 2015)

 

Remover do corpo as crostas do silencio

 

No se puede contemplar sin pasión.

Borges

 

Remover do corpo as crostas do silêncio

tudo que é vivo e exposto grita

e gira, pela avenida

a dor se junta ao rumor.

 

Para chegar à clarividência

procura-se um ritmo, qualquer um,

que descompasse as artérias –

 

a vida enverga sobre a avenida

no peito só a voragem do eterno,

a fração do abalo sísmico,

desenha na mão cataclismos.

 

Rimuovere dal corpo le croste del silenzio

 

No se puede contemplar sin pasión.

Borges

 

Rimuovere dal corpo le croste del silenzio,

ciò che è vivo ed esposto grida

e gira, lungo il Viale

il dolore si mescola al rumore.

 

Per giungere alla chiaroveggenza

si cerca un ritmo, uno qualunque,

che disallinei le arterie –

 

sul viale la vita si piega

nel petto solo la voragine d’eterno,

la frazione dello sbalzo sismico,

disegna nel palmo cataclismi.

 

 

Jornada da alma

 

No vórtice,

varrendo as horas

do fundo do poço,

um abismo sem dono

disfarça o escuro,

descasca dos muros

os musgos

que crescem roendo alma.

 

A dor, bisturi profundo,

disseca as pulsantes vertigens.

 

O amor

estende-se,

aprende, enlaça

vasculha e decepa

o fundo do oco bolor.

 

A mão que erige

molda a vida,

argila que pulsa

subterrânea.

 

Prendimi l’anima

 

Nel vortice,

spazzando via le ore

dal fondo del pozzo,

un abisso disabitato

nasconde il buio,

raschia via dai muri

il muschio

che cresce intorno all’anima.

 

Il dolore, bisturi profondo,

dissecca le pulsanti vertigini.

 

L’amore

si stende,

impara, allaccia

perlustra e fende

la cavità ammuffita.

 

La mano che erige

plasma la vita,

argilla che pulsa

sotterranea.

 

 

 

Quando a primavera atrasa 

 

Quando a primavera atrasa

e pode não mais chegar

à cidade, o céu se acinzenta sobre ela –

levanto os olhos e perco a amplitude.

O infinito está nas ruas,

há cores nos guarda-chuvas,

nas lanternas, nos semáforos.

Há que se iluminar a cromatura das vias

para refazer a primavera.

 

 

Quando la primavera tarda

 

Quando la primavera tarda

e potrebbe non arrivare più

in città, il cielo s’ingrigia su di lei –

alzo gli occhi e perdo l’ampiezza.

L’infinito è nelle strade.

Ci sono colori negli ombrelli,

nei fari, sui semafori.

Bisogna illuminare la cromatura delle vie

per rifare la primavera.

 

Caminha invisível

 

Caminha invisível o amor

na multidão doída e apressada

entre olhares dispersos.

 

O amor caminha só,

anjo atravessado por passos rápidos.

 

É menos do que um mendigo o amor

na hora do rush, na plataforma dos trens

e a cidade incandesce

minutos antes do pôr do sol.

 

Cammina invisibile

 

Cammina invisibile l’amore

tra la folla affrettata e dolente

negli sguardi presi dal perdersi.

 

L’amore cammina solo,

angelo trafitto da passi svelti.

 

È meno di un mendicante l’amore

nell’ora di punta al binario dei treni

e la città è incandescente

minuti prima del tramonto.

 

 

Catedrais

 

Força sutil e estrondosa

a nossa, catedral

erguida no peito vazio –

 

no silêncio dos olhos,

sós e incessantes

construímos um penhasco,

ponte de uma dor a outra.

 

Como todo ser vivo,

hoje estamos

cada um com seu vício.

 

Cattedrali

 

Forza sottile e scrosciante

la nostra, cattedrale

innalzata sul vuoto del petto –

 

nel silenzio degli occhi,

soli e incessanti,

abbiamo fatto una scogliera

ponte da un dolore all’altro.

 

Come ogni essere vivo,

stiamo oggi

ognuno col suo vizio.

 

 

Ipês

 

Nos ramos secos

as últimas três flores amarelas

apontam para o alto,

ainda não é agosto,

mas já definharam,

como meus punhos,

contra a maciça

cancela da vida.

 

Pedir à lisa superfície

uma resposta.

Esperar que chegue

um clarão

que não cegue.

 

E se tudo se apagasse agora,

no ruído diurno do aço

de um trem na periferia?

 

 

Ipê

 

Sui rami striminziti

gli ultimi tre fiori gialli

puntano in alto,

non è ancora agosto,

ma sono già sfioriti

uguali i miei pugni,

contro l’alto massiccio

cancello della vita.

 

Chiedere alla superficie liscia

una risposta.

Aspettare che arrivi

un chiarore

che non accechi.

 

E se ora tutto si spegnesse,

nello stridio diurno dell’acciaio

di un treno in periferia?

 

 

Herança

 

Peço como herança o seu olhar,

que sempre-verde vê o romper dos ovos,

os pássaros que se aninham nos vasos.

Seu canto diz

o que na vida aprendi foi aquele primeiro voo,

o segundo e o próximo

até as asas possuírem o vento

e fortes lançarem-se no tempo.

 

Eredità

 

Per eredità chiedo solo il suo sguardo,

che sempreverde vede il rompersi delle uova

nei nidi, i passeri accasati sui vasi.

Il suo canto dice

ciò che dalla vita ho imparato è quel primo volo,

il secondo e poi il prossimo

fino a far possedere alle ali il vento

e forti lanciarle nel tempo.

 

 

Última ceia

 

Cair

e fazer de cada ato

                           amor.

Possuir o Tagliamento

o silêncio das montanhas

e não redimida,

destroçar com os dedos a partida.

 

O pão à mesa

e o vermelho

da minha terra,

guardados assim,

sobre o teu umbigo.

 

 

Ultima cena

 

Cadere

e fare di ogni atto

amore.

Possedere il Tagliamento

i silenzi delle vette

e irredenta,

spezzare la partenza con le dita.

 

A tavola il pane

e il rosso

della mia terra,

tenuti così

sul tuo ombelico.

 

 

É o nascer do dia 

que rasga o peito dos amantes

 

É o nascer do dia que rasga o peito dos amantes,

como o verde que colore os olhos,

na mesma diagonal, o desenho de um milagre.

 

Plantar na terra

pés com o coração

e não ir mais embora

agora que colocaste o mar no céu.

 

Enquanto na garganta brota-me

a língua dos antepassados navegadores

meu olhar permanece no horizonte.

 

 

È l’alba che squarcia

il cielo nel petto degli amanti 

 

È l’alba che squarcia il cielo nel petto degli amanti

come il verde che colora gli occhi

nella stessa diagonale, il disegno di un miracolo.

 

Piantare in terra

piedi e cuore

e non andare più via ora

che mi hai messo il mare nel cielo.

 

Mentre mi si schiude in gola

la lingua degli avi navigatori

il mio sguardo s’arresta all’orizzonte.

 

 

Estende a mão sobre o peito

 

Estende a mão sobre o peito

a outra sobre a escápula –

escuta a algazarra entre os dedos?

Segura o coração,

ensina a deter o corpo

no sobrevoo dos abismos.

Escuta o silêncio?

Sopra aqui uma vogal

– lágrimas têm vida breve.

Ensina-me a doar ao vento

e a não cair.

 

Stendimi una mano sul petto

 

Stendimi una mano sul petto

l’altra sulla scapola –

lo senti il frastuono fra le dita?

Tieni il cuore,

insegna ad arrestare il corpo

nel sorvolare gli abissi.

Lo senti il silenzio?

Soffiaci una vocale

– le lacrime hanno vita breve.

Insegnami a donare al vento

e a non cadere.