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sabato 21 ottobre 2017 7:04
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Posted by on mag 11, 2017 in Articoli | 0 comments

Alessandra Pizzi “Per fare teatro, non ci vogliono contributi statali. Bastano due cose soltanto: un testo e un attore.”

 

di Giulietta Rovera

E’ l’evento della stagione teatrale dell’anno il dramma “Uno nessuno centomila”, adattato dal romanzo di Luigi Pirandello da Alessandra Pizzi e interpretato da uno stupefacente Enrico Lo Verso. Alessandra Pizzi non si è limitata al ruolo di playwright: dello spettacolo ha curato anche regia e produzione. “Posso dire di aver fatto tutto nel repertorio dell’arte – dice questa bella e giovane donna, scostando i lunghi capelli castani dal voltoSono giornalista e mi sono sempre occupata della pagina della cultura; ho fatto la direzione artistica di festival, progettato e diretto eventi con fondi europei; ho organizzato mostre e diretto gallerie d’arte contemporanea. Quanto al teatro, faccio anche l’autista se necessario. Quindi, eccetto il tecnico di luci e audio: tutto.”

ALE - 231Alessandra è nata a Roma, ma vive a Lecce, dove si è laureata con lode in Sociologia della comunicazione alla facoltà di Beni culturali presso l’Università degli studi. Ancora studentessa, incontra il suo Pigmalione: Michele Mirabella. “E’ stato lui che mi ha portata a conoscere il mondo del teatro. Michele è un grandissimo professionista, un uomo di cultura, uno scrittore, un giornalista, ma anche regista. Io lo accompagnavo sempre, quando faceva la regia di opere liriche e teatrali, e guardandolo posso dire di aver imparato sul campo. Gli sono grata per avermi fatto conoscere un mondo, perché forse senza di lui sarebbe stato più difficile o non sarebbe stato.” Per un paio d’anni, Alessandra guarda e impara. Poi, anche per lei viene il momento di cominciare a realizzare quello che è sempre stato il suo sogno, fin da bambina: il teatro. Crea eventi, festival, mostre, e intanto scrive drammi, commedie. “Ma non avevo il coraggio di metterli in scena, mi vergognavo … La cosa è andata avanti per anni, fino a quando ho sentito che ero pronta ad assecondare l’aspirazione della mia vita. E ho capito che le opportunità non esistono. Esiste il coraggio.”

Il primo testo scritto da lei e messo in scena con la sua regia, è “Penelope how are you?”, una rivisitazione del mito di Penelope: diversamente all’uomo – un Ulisse dei nostri giorni, il quale per compiere la sua crescita ha bisogno fisicamente del viaggio che lo porta lontano – la donna può compiere lo stesso percorso attingendo alle sue risorse interiori pur senza allontanarsi da casa. Il brillante e buffo spettacolo creato da Alessandra è andato in scena nel 2012, ed è stato accolto con favore da pubblico e critica. Come la sua seconda prova, “Il pranzo di Natale”: storia di una donna in una famiglia del Sud di carattere matriarcale, dove in realtà le donne anziché gestire i rapporti subiscono il peso, l’onta di essere femmine.

E viene il giorno in cui Alessandra decide di misurarsi con il più celebre e ultimo romanzo di Luigi Pirandello: “Uno nessuno centomila”, da lui stesso definito il “più amaro di tutti, profondamente umoristico, di scomposizione della vita.” “Quel testo ce l’avevo dentro da tanto tempo. Da quando frequentavo l’università e per l’esame di letteratura italiana il professore ci chiese di scrivere una tesina: la biografia di un autore dell’Italia post-unitaria. Vado dal professore e gli propongo un lavoro sul parallelismo che avevo rilevato tra la follia dei personaggi di Pirandello e la società di oggi – che era quella di 16 anni fa, quando non c’erano né facebook né Internet. Lui accetta, ma come se avesse dovuto inghiottire un boccone amaro. Arrivata a casa, e per sei giorni e sei notti mi sono chiusa in camera a scrivere. Il giorno dell’esame avevo la febbre, e mi ritrovo davanti un’assistente ostile che pensa sia ricorsa a quell’alibi per non affrontare l’interrogazione. Alla fine della prova, si è alzata in piedi applaudendo e mi ha chiesto pubblicamente scusa. A me, diplomata geometra, e che non avevo fatto studi classici!”

Per 16 anni si tiene dentro il monologo di “Uno nessuno centomila.” “Quando sono arrivata alla stesura del testo teatrale, ce l’avevo chiaro: mentre scrivevo, vedevo lo spettacolo, le luci, i costumi, l’attore.” Già, vede l’attore: Enrico Lo Verso. Vuole lui sulla scena, nessun altro. Il problema è che Enrico Lo Verso – noto soprattutto al pubblico televisivo e cinematografico per aver recitato con la regia di Gianni Amelio ne “Il ladro di bambini”, “Lamerica”, “Così ridevano”, ma anche con Gérard Corbiau, Ridley Scott, John Irvin – si rifiuta ostinatamente di calcare le scene. Alessandra non si arrende. Dopo una serie di rocambolesche vicende, riesce ad avere il suo indirizzo. Gli manda il testo. E lui, che ha rifiutato le offerte più che allettanti dei registi più noti del Paese, dopo dodici anni accetta l’invito di questa commediografa poco conosciuta, perché “il lavoro di Alessandra Pizzi mi ha dato una spinta motivazionale e si è rivelato un’esperienza fantastica.

Uno nessuno centomila” debutta al Teatro romano di Lecce nell’estate del 2016. Allestimento minimale. Un solo attore in scena: Enrico Lo Verso. E grazie anche all’interpretazione magistrale, il pubblico attonito assiste a 70 minuti di teatro di altissima classe. E hanno inizio una serie di episodi sconcertanti: gente che torna anche tre volte di seguito a vedere lo spettacolo – ripagando ogni volta il biglietto; gente che trascina figli, parenti, amici, i quali a loro volta coinvolgono la sera seguente altri parenti e altri amici. Per accontentare giovani e studenti, alle volte sono necessari due turni al giorno, con 800 presenze l’uno. In tournée, è ovunque il sold out: a Roma sono costretti a tornare tre volte. Tutto esaurito anche in Campania come in Sicilia, in Toscana come in Basilicata. Un impegno che si prolungherà fino al prossimo inverno: Milano, Bologna, Campania. Per non parlare dell’estero. Lo spettacolo è stato portato anche all’Istituto italiano di cultura di Pechino: prossimamente sarà ad Oslo, contatti sono stati presi con New York. E tutto non solo scritto e diretto, ma anche organizzato da questa self made woman.

Il segreto del successo? Senza dubbio, l’interpretazione. La regia, impeccabile. Il linguaggio, accessibile a tutti. Il contenuto del testo, che ci mostra come ognuno di noi indossi filtri, maschere – una nessuna centomila – per celarci a noi stessi e agli altri, e che ci invita a liberarcene affrontando finalmente la nostra individualità. “Ma c’è anche un’altra ragione. E’ uno spettacolo che non ha filtri, che funziona come una seduta di analisi: per 70 minuti il pubblico vive così un’esperienza assolutamente inaspettata, che lo turba, lo coinvolge. E’ la ragione che lo induce a tornare.”

Nonostante gli impegni pressanti, Alessandra riesce a trovare il tempo per un nuovo progetto. Cinematografico, questa volta. “Ricorre quest’anno il centocinquantesimo anniversario della nascita di Luigi Pirandello, e io sto realizzando non un documentario sulla sua vita, ma un racconto ricco di testimonianze e immagini su quella che è la sua filosofia, la sua contemporaneità, su cosa significa oggi la maschera, l’incapacità dell’individuo di entrare in contatto con gli altri. Ci saranno i contributi di chi ha parlato di Pirandello, di che l’ha messo in scena, di chi ne ha scritto.” L’evento andrà a dicembre in dieci sale cinematografiche e teatrali: Milano Roma Bari … e verrà poi divulgato grazie ai DVD anche nelle scuole.

Prima di dileguarsi al termine dell’incontro, per ribadire ancora una volta ciò di cui è fermamente convinta, Alessandra dice con un sorriso: “Per fare teatro, non ci vogliono contributi statali. Bastano due cose soltanto: un testo e un attore.”