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lunedì 21 agosto 2017 15:46
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Posted by on giu 8, 2017 in Articoli | 0 comments

Inquinamento, stress ed invecchiamento

di Marina Baldi 

Oggigiorno uno degli argomenti più rinomati in merito alla nostra salute è sicuramente lo “stress ossidativo”.

Questo processo consiste in un’alterazione dell’equilibrio fisiologico dell’organismo, osservabile nelle cellule esposte ad un eccesso di agenti ossidanti, come per esempio i radicali liberi. La formazione di questi ultimi è un evento fisiologico e si verifica regolarmente nelle reazioni biochimiche cellulari, soprattutto in quelle che utilizzano ossigeno per produrre energia. I radicali liberi più conosciuti sono le specie reattive dell’ossigeno (ROS), come l’anione superossido e il perossido d’idrogeno. In alcune condizioni di particolare stress ossidativo, si può formare il radicale ossidrile, una ROS particolarmente tossica e responsabile della perossidazione lipidica, evento chiave del danneggiamento cellulare. Questo è il motivo per il quale è fondamentale che il nostro corpo elimini i radicali.

Diverse sono le cause che portano il nostro corpo allo stress ossidativo, impedendogli, così, questa importante eliminazione: un errato stile di vita, il fumo, l’abuso di alcol, troppa attività fisica, l’esposizione prolungata e senza protezione ai raggi solari, a sostanze chimiche e radiazioni, e l’inquinamento atmosferico.

Solitamente ci si avvicina a quest’argomento per le conseguenze visibili dal punto di vista estetico, ovvero l’invecchiamento cutaneo e la fragilità del cuoio capelluto.

Purtroppo per noi, però, lo stress ossidativo non produce solamente cambiamenti a livello estetico, bensì agisce in maniera profonda e gravosa anche sulla salute del nostro organismo, provocando danno e morte cellulare. Le problematiche in questione sono molto serie: parliamo di inferitilità, patologie cardiovascolari, disturbi alla tiroide, osteoporosi e tumori.

La scoperta di cui parleremo in questo articolo riguarda un’altra conseguenza dello stress ossidativo a noi pressoché sconosciuta: l’accorciamento dei telomeri, ovvero i cappucci che proteggono i nostri cromosomi, posizionati alle loro estremità. Questi terminali, accorciandosi ad ogni divisione cellulare, stabiliscono quanti cicli cellulari sono ancora a disposizione della cellula stessa, e di conseguenza il “tempo di vita” che ha  con sé. Ma perché questi elementi sono così importanti? Sostanzialmente sono due le funzioni essenziali che essi svolgono per il nostro organismo. In primis, contrastano la tendenza all’accorciamento del DNA posizionato agli estremi di un cromosoma: qualora non esistessero i telomeri, le molecole di DNA perderebbero in poco tempo una buona parte del loro materiale genetico. Oltre a ciò, i telomeri contrastano un fenomeno che si verifica proprio presso le estremità del DNA, ovvero la degradazione ad opera di alcuni enzimi chiamati esonucleasi. A seguito di questo processo, le estremità libere di DNA tenderebbero ad avviare la ricombinazione all’interno della cellula, e questo potrebbe causare anomalie cromosomiche, poiché la cellula stessa non è in grado di distinguere un’estremità libera di DNA derivante dalla “rottura” di una parte del cromosoma dalle estremità libere di DNA di un cromosoma integro.

Alla luce di queste informazioni, possiamo comprendere l’importanza relativa allo studio condotto dall’ Università della California, Berkley. L’ateneo ha reclutato 14 soggetti, bambini e adolescenti affetti da asma e non, residenti a Fresno, la seconda città più inquinata degli Stati Uniti. I ricercatori, guidati John R. Balmes, hanno valutato i livelli di esposizione agli idrocarburi policiclici aromatici e la lunghezza dei telomeri delle cellule del sangue normalizzando i valori per età, sesso, etnia, presenza/assenza di asma. Il risultato a confermato l’ipotesi di partenza: più i soggetti erano stati esposti agli inquinanti dell’aria minore era la lunghezza dei loro telomeri.

Alla luce di ciò, il responsabile della ricerca spiega come la lunghezza dei telomeri possa rappresentare un ottimo biomarker del danno del dna causato da agenti atmosferici.

E noi, gente comune, capire come l’inquinamento atmosferico accumulato nel corso degli ultimi anni (tra l’altro in smisurata crescita) crei più danni di quanto immaginiamo.