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martedì 18 dicembre 2018 23:25
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Posted by on lug 5, 2017 in Articoli Vari, Rubrica "IL GRIDO E IL SUSSURRO" | 0 comments

FreeFromChains (liberi dalle catene)

IL GRIDO E IL SUSSURRO, l’angolo della poesia contemporanea internazionale

a cura di Zingonia Zingone

La poesia è sussurro divino e urlo che si alza dalle viscere dell’uomo. È rigorosa ricerca della verità. Un linguaggio universale che spinge il lettore a spogliarsi del superfluo e penetrare in sé, in quello spazio interiore dove non esistono barriere e ciascuno è battito di un battito più forte.

Il grido e il sussurro propone un viaggio attraverso le parole e i gesti del mondo. Ogni mese un poeta, un messaggio, uno spunto di riflessione.

/—/

In questo numero presentiamo le poesie di un gruppo di poeti “nuovi” sbocciati da un piccolissimo seme gettato tra le mura del carcere di Rebibbia a Roma nel 2015. Con frequenza settimanale, un gruppo di detenuti si riunisce intorno a una poetessa che porta con sé testi poetici provenienti da diverse aree geografiche, linguistiche e temporali. Lei introduce “un tema vitale”. I partecipanti leggono i testi a voce alta e lasciano che la parola infuocata li conduca per i meandri delle loro profondità. La poesia fa il suo lavoro, spinge l’uomo a rientrare in se stesso, rivelandogli i suoi errori e illuminandolo con spiragli di libertà. Il passo successivo è il confronto con lo specchio, con quel minaccioso foglio bianco che li fissa. Poi qualche esercizio semplice, teso a stimolare la creatività individuale, apre la porta al piccolo-grande miracolo della creazione. Anche loro si scoprono capaci di scrivere, di creare bellezza, di intraprendere un percorso di liberazione da schemi mentali e catene interiori.

Nonostante la difficoltà di frequenza dovuta alle condizioni carcerarie, questi nuovi poeti sono quasi sempre presenti con la testa e con il cuore, generando poesie cariche di una singolare intensità emotiva.

Il progetto ha preso nome, FreeFromChains (liberi dalle catene), e oggi fornisce alle voci recluse un’opportunità di tornare a parlare per le vie di Roma e del mondo. Grazie al sostegno di tanti poeti internazionali e di altri gruppi, come per esempio le associazioni di promozione sociale “Oratorium” e “Mandorlo in Fiore”, e il gruppo editoriale indiano Paperwall Media and Publishing PVT LTD, le poesie dei detenuti escono dal carcere con letture pubbliche, stampa su magliette, piccole raccolte pubblicate e l’affissione in un angolo di strada a Roma, adiacente all’ingresso dell’Oratorio di San Filippo Neri (via della Chiesa Nuova angolo via del Governo Vecchio)

 

( Selezione di Zingonia Zingone)

L’angolo di strada(Selezione di Zingonia Zingone)

 

Alessio

 

Io sono

 

punto nell’universo

in un angolo non disperso

forte come la luce di un faro

fragile come la polvere da sparo

 

 

Il brutto Tevere

 

Com’è triste

stare seduto

su una delle tue sponde

e guardarti:

verde, sporco, privo di dignità.

Non ti rispettano più,

padre della civiltà.

Eppure un tempo

eri giovane e biondo

dalle tue acque poderose

forza, allegria e libertà

irrigavano la terra circostante.

 

Spensierato e ingenuo

– l’anima briosa

e il mondo nelle mani –

correvo come te nel buio stellato

e il vento accarezzava

la mia pelle fresca.

 

Ma oggi

che bellezza e purezza

sono salpate

e restano solo

correnti di solitudine,

io riesco

seduto al tuo fianco

a specchiarmi in te.

 

 

Piero

Le magliette con le poesie.

 

L’ora d’aria

Il vento freddo dell’inverno

soffia forte sul mio viso

e smorza quel che resta

di un giovane sorriso.

Mentre passeggio sotto il solito

quadrato di cielo

l’unico incanto è osservare

il volo di uno stormo,

sembrano foglie al vento

che volteggiano creando

figure astratte

come se una mano invisibile

tracciasse nell’aria la rotta da seguire…

non mi sorprende

la loro capacità di volare

ma il coraggio di lasciarsi andare

affidandosi senza timori

al Dio del vento

(l’ora d’aria sta per terminare)

vorrei per un istante

slegare la catena di paura

che ormeggia la mia vita al suolo

e far salpare l’anima

oltre questo muro,

navigare con loro nel mare del cielo,

sostenuto da un vento nuovo

di speranza che mi spinge,

leggero, verso il sole.

 

 

La burocrazia del dolore

 

È colpa tua, sai

se non riesco più

a odiare l’altra gente

mi hai tolto

l’ultima scusa che avevo

per rimanere nascosto

nel purgatorio del mio cuore.

Tu che vieni

a portare poesia

alla mia vita rinchiusa

costretto a sopravvivere

nella discarica

della coscienza umana,

io, figlio ripudiato

di un mondo malato

e Tu lì, vicino a me

vittima del tuo Amore,

fragile guerriera

che combatti con me

la burocrazia del dolore

e contro di me

per scacciare la solitudine

dei miei pensieri, non so

come riesci a filtrare

l’oscurità della mia rabbia

e tramutarla in luce del mattino,

so che attraverso Te,

pura e semplice come un sogno di bambino,

mi sto rinnamorando del mondo

perché il mondo è il posto

dove ti ho incontrata.

 

Patrizio 

 

Padre

 

Padre, colonna portante,

oggi la mia stella non splende

e come un orfano vago nel dolore,

perché non ci sei?

Chi mi risponde

con parole che riempiano

il vuoto che sento?

Il piedistallo è fuori asse

il pilastro scivola

e cadendo frantuma

la speranza: il Padre

non risponde.

 

Eugenio

 

Mi chiamo Eugenio

quasi sempre

mi trovo ai margini

di questo posto

a vedere

chi viene e chi va

alcuni mi danno un’occhiata

per pura curiosità

altri invece

si prendono cura di me

 

prima avevo due amici

il rosso

e il brizzolato

ma il tempo

se li è portati via

 

per fortuna c’è Nerone

ogni tanto litighiamo

però gli voglio bene

insieme

come amici

aspettiamo una carezza

perché – saprete –  siamo mici.

 

 

Francesco 

 

Il pozzo

 

Chiudo gli occhi e risento

il cigolio della carrucola

che usava mio nonno per prendere

l’acqua fresca e limpida dal pozzo.

In questo momento infame, smarrita la freschezza,

vorrei riporre

in quella buca sicura il dolore,

le frustrazioni che mi affondano;

vorrei ritrovare

l’acqua limpida che rimargina

le mie ferite aperte.

Chiudere gli occhi e smettere

di lacerarmi dentro.

 

Il guerriero

 

Muri alti di cemento, filo spinato

restringono lo spazio

ma non la libertà.

Ho il corpo pieno di cicatrici

testimone di mille battaglie

e lei avvicinandosi posa

i suoi grandi occhi accesi

su una ferita ancora aperta,

tremante

impaurita

piange.

Asciugando le sue lacrime

le dico – stai tranquilla –

mascherato

da un sorriso guerriero.

 

 

Devis 

 

Ali spiegate

 

Ali spiegate

Al calore del sole

La rotta libera

Verso l’orizzonte

I pensieri nulli

Nessun’ombra

Sopra di me

Come un falco cacciatore

Vedo lingue

Velenose, che

Mi scuotono il cuore

Mi dirigo verso terra

E il brusio diventa rumore

Non reagisco

Scendo più in basso

Fino alla fine

Mi proteggo

Ma non vedo la rete

Che mi è stata nascosta

Il volo è spezzato

Non riesco più

A risalire

Un filo

A forma di amo

Mi ha preso

Quelle voci maligne

Mi legano

S’intrecciano a me

Sempre più forte

Io becco, tiro

Non mi arrendo

Al destino

Sto risalendo

Nel cielo infinito

Non sento più nulla

Il brusio è sparito

Con me ora

Solo

La voce del vento

 

Oggey 

 

Sei partito 

correndo, sei scappato

senza sapere dove

stavi andando

cercavi un posto migliore

o solo un rifugio,

forse non arriverai mai

e i giorni non saranno chiari,

gli anni passano in fretta

tante lacrime che corrono

scappano verso terra;

la solitudine, l’aria

unica tua compagna,

chiuso in te stesso

un mare di vergogna,

l’umiltà ti fa scoprire

un orizzonte luminoso

distante irraggiungibile

lì dove tu sei sempre stato

forse non dovevi

partire, scappare via.

 

Per Alba 

 

Ti vedo ogni mattina

Ti vedo tutto il giorno

Ogni ora un vestito diverso

Ogni tanto ancora più bella.

 

Verde con voglie nere

È la tua pelle

Del mattino,

Quando esce il sole

Diventi trasparente.

 

Sono innamorato

Della tua natura selvaggia

Del tuo respiro

Che sento

A un centimetro dalla bocca,

Chiudo gli occhi per godere

L’odore delle tue fronde

Mentre sento la voce dolce

Del vento che sussurra

(E il morso delle tue mani

Penetra le mie costole

Si aggancia alle mie spalle.

Due colline toccano

Il mio petto

E mi abbandono

A feroci fantasie…)

 

Lo so,

Un giorno

Uscirai dalla mia vita.

Arriverà il giorno

In cui mi sveglierò

E non vedrò più

Il tuo profilo

Luminoso e romantico

Appoggiato all’orizzonte

Del mio cuscino.

 

Mio Dio quanto sei bella!

Alba Aguzzano,

Oltre le sbarre

Mi mancherai.

 

 

Giuseppe

 

L’onda

 

Ti vedo arrivare

mentre mi biancheggi incontro

mi preparo all’impatto

e intanto guardo dentro

provo a sentirmi fiero

sicuro, all’altezza

ma poi mi rendo conto

di quanto sia forte la tua brezza

sei grande, imponente

maestosa e spesso minacciosa

mi sento indifeso, vulnerabile

prossimo a una fine penosa

sento nascere in me il timore

che unito all’ardore crea rispetto

e dal cuore mi scoppia nel petto

un desiderio di unirmi a te

nel tuo bianco mare

 

Monte Testaccio

 

C’è un monte

nel cuore di Roma

né terra né sabbia

ma cocci tanti cocci

dai quali prende il nome.

Al suo apice

una croce

come a ricordare

la sofferenza di Cristo

per erigerlo

moltitudini operaie

che a prezzo di sudore

fatica e sangue

coccio dopo coccio

ne hanno creato l’altezza.

Ora sono cocci morti

ma un tempo

contenevano vita

delizie ed allegria,

oggi cammino verso la cima

e pian piano

mentre dirigo lo sguardo

sulla città

si rivela a me la bellezza

dell’eternità.

 

Carlo

 

Tu non sai

 

Tu non sai cosa sia la notte

ti accarezza, ti conforta

e poi ti prende a schiaffi

facendoti sprofondare nel silenzio.

Ma tu non sai cosa sia il silenzio,

lui non tace, anzi

sussurra grida urla

e ti porta via

in una vertigine di pensieri

li mette tutti in fila

e li frulla

per farti scendere

in una discesa profonda

dove ha inizio la risalita.

 

 

Faysel

 

La neve nel deserto

 

Cala la notte sul tuo sguardo.

Si butta dai tuoi occhi

la luna

si tuffa nel mare

dei miei pensieri

e schizzando i flutti del tuo rigetto

cancella

i miei sogni.

Cade la neve

ogni volta che ti abbraccio

e gela il mio desiderio insoddisfatto.

 

*

Vedere il mondo attraverso le sbarre

tenendo lo sguardo fisso

fuori

vedo l’orizzonte a scacchi

mordo le sbarre

per respingere il dolore

e vedo la tua ombra

che percorre la strada

trascinandosi dietro

la mia anima incatenata.

Tu aspetti di ritrovarmi

ma io sono perso nell’attesa

senza sapere perché.

 

 

Aurelio

 

L’attesa

 

L’attesa mi spaventa

mi tiene sospeso

teso tra le sue grinfie

mani invisibili toccano

la mia anima

facendomi sentire inerme

senza corazza né pelle

nudo

cerco nei miei pensieri i loro sorrisi

per non sentire l’attesa

ascolto, ascolto le loro voci

così lontane

e così vicine al cuore

tutto si plasma e diviene voci

pensieri coraggio

coraggio di vincere quest’attesa

e d’un tratto tutto finisce

ecco, ecco è finito

ma è finito quello che deve iniziare

tornare a casa per vivere

e viversi

viversi l’amore.

 

Concetto

 

La piccola finestra

 

Rinchiuso

tra pareti di pensieri

il biancore del muro mi acceca

chiudo gli occhi

e i pensieri mi assalgono,

mi rifugio nell’oscurità della notte

e intravedo una finestra, spiraglio di luce;

piegato fino a quel momento

sul cemento delle mie debolezze

riemergo

accarezzato dalla luce

e riesco a pensare

e tutto è più chiaro

e la vita ha un senso

ma nel recinto del buio

sento lo spavento e cerco

nella fame del mio sguardo

quella piccola finestra di luce

che porta i miei occhi verso dentro

dove cerco la forza

per non cadere più,

per affrontare tutto e tutti

da solo

come fossi una vecchia quercia

serena

ancorata nella terra.

 

*

 

È solamente un soffio

veloce come il vento

 

buio buio buio

il tuo viso

(mi piaci di più quando sorridi)

buio il tuo cuore

di notte spettrale

 

sugli occhi del tuo seno

alta è la montagna

ma scalando piano

piano raggiungerò

le vette alberate mirando

le tue floride pianure

 

intravedo un ruscello

e salpa la tempesta

l’arcobaleno solo

splende e resta.