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martedì 12 dicembre 2017 14:44
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Posted by on ago 1, 2017 in Articoli, Rubrica "PERCORSI DI IERI E DI OGGI..." | 0 comments

Mary Fairfax Somerville “La Rosa di Jedburgh”

di Giulietta Rovera

Nel 1834, in Inghilterra, per la prima volta fu nominata membro della Royal Astronomical Society una donna: Mary Fairfax Somerville. Questa eclettica scienziata diventerà inoltre membro della Société de Physique et d’Histoire Naturelle di Ginevra, della Royal Irish Academy, dell’American Geographical and Statistical Society e dell’American Philosophical Society. In suo onore prenderanno nome Somerville: un College di Oxford ed uno a Brisbane in Australia; un’isola canadese, un asteroide e un cratere lunare. E quest’anno, per la prima volta, una banconota da 10 sterline porterà l’effige non della regina Elisabetta, ma quella di Mary Somerville.

Per diradare la nebbia che avvolge la storia e la personalità di questa donna decisamente fuor dal comune, la prestigiosa casa editrice inglese Springer ha incaricato l’accademica italiana Elisabetta Strickland , la quale vanta anche lei l’onore e il merito di essere la prima donna a essere nominata vice presidente dell’Istituto Nazionale di Alta Matematica, di scriverne la biografia. Ne è nato un libro, “The Ascent of Mary Somerville in 19th Century Society” (L’ascesa di Mary Somerville nella società del XIX secolo) di grande interesse e godibilissimo, grazie allo stile impeccabile dell’autrice.

Sfogliando il testo, arricchito da numerose fotografie, si scopre che Mary nata nel 1780 in un’agiata famiglia nel sud della Scozia, fu analfabeta fino all’età di dieci anni, quando iniziò a prendere lezioni di danza, pianoforte, disegno e cucito. Un giorno, il padre, il vice ammiraglio sir William George Fairfax, decide finalmente di mandarla al college dove lei, in un anno, impara a leggere e scrivere, un po’ di aritmetica e di francese, di geografia e di astronomia. Ben presto, Mary rivela un’indole ribelle e indisciplinata. Cresciuta praticamente da sola, a contatto con la natura, i cui giochi infantili si sono limitati per anni al vagare sulla riva del mare alla ricerca di fiori e conchiglie e osservare, la notte, il cielo illuminato dalle stelle, è consapevole del fatto che le è stata negata un’istruzione decente. I Fairfax erano convinti che lo studio non solo non giovasse alla salute, ma che gli interessi intellettuali non fossero opportuni in una ragazza. Lei, contravvenendo ai divieti familiari, prende l’abitudine di intrufolarsi di nascosto in biblioteca, dove mette le mani su tutto quello che trova. Casualmente riesce a ottenere una copia degli “Elementi di geometria” di Euclide, che affronta e impara da sola: è la rivelazione, l’incontro destinato a cambiarle la vita. In segreto, impara trigonometria, sezioni coniche, astronomia sui testi tutt’altro che semplici di Ferguson e Newton.

Con gli anni, la “selvaggia” si è trasformata nella “la rosa di Jedburgh”, un’incantevole giovane donna: in quanto parte della società in vista di Edimburgo, è di frequente invitata a balli e feste. E ben presto, su pressione della famiglia, costretta ad accasarsi. Il marito che le viene imposto è un lontano cugino, il capitano Samuel Greig, console russo a Londra. I due si trasferiscono nella capitale britannica, dove malgrado debba badare ai figli e a un consorte che non tiene in nessun conto le donne colte in generale e gli interessi e la vocazione per la ricerca scientifica della moglie in particolare, continua a studiare. Quando, tre anni dopo, nel 1807, Samuel muore, fa ritorno a casa in Scozia. L’eredità lasciatele da Grieg le assicura indipendenza e libertà di seguire i suoi interessi.

Nel 1812 sposa un altro cugino, un ispettore medico dell’esercito: il dottor William Somerville. L’unione con Somerville sarà felicissima: ama riamata un uomo colto, che l’ammira e l’aiuterà in ogni modo, che nonostante la nascita di quattro figli, l’incoraggia ad approfondire i suoi interessi.

Poco alla volta, Mary si avvicina anche all’astronomia ed elabora nuove teorie matematiche e fisiche. La sua prima opera ad essere  pubblicata è  “The magnetic properties of the violet rays of the solar spectrum”, le proprietà magnetiche dei raggi violetti dello spettro solare. Ma sarà grazie alla traduzione di “Mécanique Céleste” di Laplace, di cui ne semplifica il testo usando un linguaggio accessibile dal titolo “The Mechanism of the Heavens”,  e la riscrittura in termini semplici e chiari dei Principia di Newton che diverrà famosa a livello internazionale. La felicità di scrittura, le intuizioni geniali, lo stile vivace trasformeranno le sue pubblicazioni in best seller: caso unico nella carriera scientifica di una donna del XIX secolo. Non è casuale che Physical Geography (1848) in cui descrive in dettaglio tante scoperte recenti dell’epoca sarà utilizzato nelle scuole e nelle università per i successivi 50 anni.

Mary è ormai nota e apprezzata dai più eminenti scienziati dell’epoca: Pierre-Simon Laplace, il “Newton di Francia”; Sir David Brewster, l’inventore del caleidoscopio, per il quale è “certamente la donna più straordinaria d’Europa – una matematica di primissimo piano con tutta la grazia di una donna”; William Whewell, che per lei conia il termine “scientist”, scienziato/a, perché la qualifica di “uomo di scienza” sembra inappropriato per una donna, e perché il lavoro di Mary è interdisciplinare. Nel 1868, quando il filosofo ed economista britannico John Stuart Mill presenta una mozione al Parlamento per dare alle donne il diritto di voto, vuole che sia Mary la prima firmataria.

Nel 1838, a causa dei disturbi di salute del marito, viene in Italia: Roma, Firenze dove entra in contatto con l’ambiente liberale della società civile fiorentina, La Spezia e infine Napoli, dove scrive l’autobiografico “Personal Recollections”, che verrà pubblicato postumo.

Il suo interesse per la scienza non verrà mai meno: 86enne, si reca a San Giuseppe Vesuviano per osservare da vicino l’eruzione del Vesuvio e aver modo di studiare la colata lavica. Frequenta l’Osservatorio Astronomico di Capodimonte e l’Accademia Pontaniana: in segno di stima degli ambienti scientifici italiani le viene conferita la medaglia d’oro dalla Reale società geografica italiana.

Mary Somerville muore all’età di 91 anni il 29 novembre 1872 a Napoli, la salma riposa nel Cimitero degli inglesi. La sua fama è tale che The Morning Post, nel darne la notizia, la definisce “La Regina della scienza del diciannovesimo secolo”. E non era che un’autodidatta.