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Posted by on Nov 13, 2017 in Rubrica "IL GRIDO E IL SUSSURRO" | 0 comments

Pedro Xavier Solís

 

IL GRIDO E IL SUSSURRO, l’angolo della poesia contemporanea internazionale

a cura di Zingonia Zingone

La poesia è sussurro divino e urlo che si alza dalle viscere dell’uomo. È rigorosa ricerca della verità. Un linguaggio universale che spinge il lettore a spogliarsi del superfluo e penetrare in sé, in quello spazio interiore dove non esistono barriere e ciascuno è battito di un battito più forte.

Il grido e il sussurro propone un viaggio attraverso le parole e i gesti del mondo. Ogni mese un poeta, un messaggio, uno spunto di riflessione.

 

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Pedro Xavier Solís

Pedro Xavier Solís

Ho conosciuto la figura di Pedro Xavier Solís attraverso un libro bellissimo che racconta la storia delle apparizioni della Madonna a Cuapa, in Nicaragua. Mi ha colpito la profondità della narrazione, la perfezione teologica con cui l’autore descrive gli avvenimenti e li inserisce in un contesto biblico e storico. Inoltre, le descrizioni sono vivide e poetiche, e immergono il lettore nel cuore dei tropici; si sente il cinguettio dei uccelli, il profumo di fiori coloratissimi e ci si perde tra le foglie gigantesche e le loro innumerevoli sfumature di verde. Da qui parte il mio interesse per il poeta Solís, che porta sulle spalle un peso non indifferente, quello di essere il nipote della voce più profonda e raffinata dell’avanguardia nicaraguense: Pablo Antonio Cuadra.

Le poesie di Pedro Xavier sono quelle di un pensatore che cerca nel silenzio il fondamento dell’esistenza. La ricerca delle sue radici lo porta inizialmente ad avvicinarsi all’indigenismo nicaraguense, seguendo le orme dei grandi come Ruben Darío, Joaquín Pasos, Salomón de la Selva, Pablo Antonio Cuadra ed Ernesto Cardenal. Ne deriva il poema Oyanca, il nuovo cammino. Ma presto la situazione politica del suo paese lo costringe ad un esilio che lo conduce a nuove riflessioni. Lì nascono i versi della seconda opera intitolata Esodo. Il suo cattolicesimo inizia a farsi evidente. Poi è l’ora delle tribolazioni familiari e del mea culpa, e la sua scrittura assume un tono più intimo e discorsivo. Infine, è il momento di spaziare dissolvendo le frontiere e lanciandosi per le vie del mondo fisico, letterario, religioso ed interiore, con l’eclettico libro intitolato Atlas. Quello di Solís, è dunque un percorso della parola perfettamente allineato con il suo itinerario di vita.

La sua formazione critica incide anche sulla sua poetica che non è priva di referenze e vocaboli ricercati, tuttavia la forma espressiva è compatta e tende decisamente verso il silenzio, aprendo uno spazio per la meditazione.

 

 

 

Pedro Xavier Solís

PEDRO XAVIER SOLÍS (Nicaragua), 1963. Poeta, critico letterario e saggista. Membro numerario della Accademia Nicaraguense della Lingua e Tesoriere del Festival Internazionale di Poesia di Granada, Nicaragua. Ha curato la pubblicazione dell’opera completa di suo nonno, il celebre poeta Pablo Antonio Cuadra. Ha diretto la rivista de letteraria El pez y la serpiente. Le sue poesie sono tradotte in inglese, romeno, portoghese, arabo ed ebraico.

 

 (Traduzioni di Zingonia Zingone)

 

 

Silencio

 

Cimiento de la no palabra

como vacío abierto a destiempo

como de ojos caedizos como abismos

sopor cansado de dilemas ciegos

como el primer temblor del viento entre las ruinas

como siglos de hielo como besos.

 

Silenzio

 

Fondamento della non-parola

come il vuoto aperto fuori tempo

come occhi che cedono agli abissi

un torpore stanco di dilemmi ciechi

come il primo fremito del vento tra le rovine

come secoli di ghiaccio come baci.

 

 

El viento

 

I. La tormenta

 

Un viento humedecido de lluvia

deshoja palabras de los árboles.

Se descarna. Desciñe sus lágrimas.

Me exhala, me descorteza,

huracanada matriz de ocarina.

 

 

II. La calma

 

Un vaho suave nace de la hierba

al peso de la luz del mediodía.

El fango husmea maderas inconclusas.

Sopor sacrificial sobre la piedra lívida

preparado para mis ojos de tierra.

 

Il vento

 

I. La tormenta

Un vento inumidito dalla pioggia

sfoglia parole dagli alberi.

Si spolpa. Dispiega le sue lacrime.

Mi espira, mi scorteccia,

impetuosa matrice di ocarina.

 

 

II. La calma

Dall’erba nasce un vapore soave

al peso della luce di mezzogiorno.

Il fango rovista legni incompleti.

Sulla pietra livida c’è un sopore sacrificale

preparato per i miei occhi di terra.

 

 

De tierra

 

I

La noche, como un ala, se cierra.

El viento su música menea.

Suena el sueño como un triste instrumento.

 

El polvo, en mi silencio, sisea.

Me devuelve a mí mismo, me aterra.

La prisión que buscaba, la tengo.

II

La vida, como un tejido viejo,

con celeridad de viento se deslustra

en pasados que le son ajenos.

 

El tiempo pertinaz todo ajuar empobrece,

hasta la más lívida de las carencias.

La tierra puso su arruga en mi cara.

 

Della terra

 

I

La notte, come un’ala, si chiude.

Il vento muove la sua musica.

Il sogno ha il suono di uno strumento triste.

 

La polvere, nel mio silenzio, sibila.

Mi riporta verso di me, mi terrorizza.

Ho la prigione che cercavo.

II

La vita, come un tessuto vecchio,

alla velocità del vento si opacizza

nel passato altrui.

 

Il tempo ostinato impoverisce ogni corredo,

persino la più livida carenza.

La terra ha messo la sua ruga sul mio volto.

 

 

Cruce de caminos

 

 

El polvo quema mis pies. Siento el calor

que otros sintieron antes o que sentirán después,

esa sensación de horno en la punta de los dedos.

El principio y el fin están llenos del polvo

del chasquido de mis suelas contra el piso.

Este polvo fue para el niño un asombro palpable.

Hecho hombre agregó el cansancio de la rutina.

Ambos, como silenciosos campesinos, se entrecruzan

llevando a su paso la servidumbre del acaso.

Muchas veces he sido ellos en el cruce de caminos.

 

Incrocio di strade

 

 

La polvere brucia i miei piedi. Sento il calore

che altri hanno sentito prima di me o che sentiranno dopo,

quella sensazione di forno sulla punta delle dita.

Il principio e la fine sono pieni di polvere

del ticchettio delle mie suole contro il pavimento.

Questa polvere fu per il bambino uno stupore palpabile.

Fattosi uomo aggiunse la stanchezza delle abitudini.

Entrambi, come contadini silenziosi, s’incrociano

portando al proprio passo la servitù del caso.

Tante volte sono stato loro all’incrocio delle strade.

 

 

Y yo me dije

 

Y yo me dije: “Haré a Dios conforme a mi semejanza”.

Y me puse en el centro para hacerlo a mi manera.

Pero yo era un gran vacío; mi vida flotaba sobre

(la haz del abismo.

Y vi que yo era noche y que era noche para otros.

Y dije yo: “Haya luz”. Pero no se apartó la oscuridad.

Ni amaneció el día primero. Y sin pertrechos

–en medio de la nada– vi que mi caducidad era eterna.

 

E mi sono detto

 

 

E mi sono detto: “Farò Dio a mia immagine e somiglianza”.

E mi misi nel centro per farlo a modo mio.

Ma io ero un grande vuoto; la mia vita fluttuava sul

(fascio dell’abisso.

E vidi che io ero la notte e che era notte per altri.

E io dissi: “Sia fatta la luce”. Ma non si allontanò il buio.

E non e sorto il primo giorno. E senza provviste

–in mezzo al nulla– vidi che la mia caducità era eterna.

 

 

Bipolaridad

 

Hay días en que su mente amanece como una jaula abierta

de la que brotan gorjeos de pájaros alzando sus alas

revoloteando y piando sobre las copas altas de los árboles,

libre jolgorio sin derrotero, sólo luz y canto y vuelo.

 

Otros días su mente zozobra en lo profundo del corazón

como un barco anegado en la obscuridad del lecho marino

con un coro de fantasmas cantando en la noche sorda

echado a pique, proa encallada, sin velas ni quilla ni ruta.

 

Bipolarità

 

Ci sono giorni in cui la sua mente si sveglia come una gabbia aperta

dalla quale germogliano gorgheggi di uccelli che alzano le ali

svolazzando e cinguettando sulle alte chiome degli alberi,

baldoria libera senza una rotta, solo luce e canto e volo.

 

Altri giorni la sua mente si agita nelle profondità del cuore

come una barca sommersa nel buio del fondale marino

con un coro di fantasmi che cantano nella notte sorda

andando a picco, la prua incagliata, senza vele né chiglia né rotta.

 

 

Lo que dijo la mujer del samurái

 

En el viejo Japón existen antiquísimas creencias

sobre la maravilla intrincada en la palabra nazoraëru,

cuyo significado exotérico sería

“sustituir en el pensamiento un objeto por otro

con el fin de obtener un resultado mágico”.

Poniendo esto en práctica con ahínco,

así dijo la mujer del samurái:

“Yo no tengo la fuerza para construir un templo,

en cambio, del talego de guijarros cojo uno

y lo coloco delante de la imagen de Buda

con el mismo fervor necesario para elevar un templo

y entonces mi oración es un templo”.

“Pero mi pensamiento muerde el polvo de tu partida y nada…

y en mi pecho galopa el caballo para que vuelvas a mi lado y nada…

Mis ansias no te incitan como la guerra.

Mis lágrimas no te convocan como la sangre del enemigo”.

 

 

Ciò che disse la moglie del samurai

 

Nel vecchio Giappone esistono credenze molto antiche

riguardo la meraviglia occulta nella parola nazoraëru,

il cui significato esoterico sarebbe

“sostituire nel pensiero un oggetto per un altro

con la finalità di ottenere un risultato magico”.

Mettendo questo in pratica con impegno,

così disse la moglie del samurai:

“Io non ho la forza per costruire un tempio,

ma al posto del borsone di ciottoli ne prendo uno

e lo metto davanti all’immagine di Budda

con lo stesso fervore necessario per edificare un tempio

e allora la mia preghiera è un tempio”.

“Ma il mio pensiero morde la polvere della tua partenza e niente …

e nel mio petto galoppa il cavallo affinché tu torni al mio fianco e niente…

Le mie ansie non ti incitano quanto la guerra.

Le mie lacrime non ti convocano quanto il sangue del nemico”.

 

 

Quema

 

Llueve. El rancho hecho despojos.

La quema, el suelo calcinado se adelgaza.

Romeros todos del mismo destierro,

la tortura del desierto nos depara.

Humedad de raíz en mis ojos. La misma agua.

 

Il rogo

 

Piove. Il casale divenuto un rudere.

Il rogo, il pavimento calcinato si sfoltisce.

Tutti pellegrini di uno stesso esilio,

la tortura che il deserto ci riserva.

L’umidità delle radice nei miei occhi. La stessa acqua.

 

 

Tortuga

 

Todo parece inmóvil: el viento, la danza de las hojas.

El agua quieta como una losa. Un follaje de lama

vegeta en la pila antigua. Todo parece inanimado: la vida.

Dos ojos enajenados se asoman casi de piedra.

Coraza convexa, granujienta, murmullo de un muro a cuestas.

Sus tardos muñones mueven un suave ocio eremita.

Todo parece nirvana: la muerte, la entraña.

Suspiro de provectos días: la casa, la cuna, la fosa. 

 

 

La tartaruga

 

È come se tutto fosse immobile: il vento, la danza delle foglie.

L’acqua ferma come una lastra. Il fogliame come una lama

vegeta nel vecchio acquaio. È come se tutto fosse inanimato: la vita.

Due occhi estraniati si affacciano come pietre.

Corazza convessa, scabrosa, mormorio di un muro sulle spalle.

I suoi lenti moncherini muovono un calmo ozio eremita.

È come se fosse il nirvana: la morte, le interiora.

Un sospiro di giorni anziani: la casa, la culla, il fosso.

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