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venerdì 17 novembre 2017 20:32
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Posted by on nov 13, 2017 in Articoli | 0 comments

“Peppino naturale e strafottente – Per chi la notte non ha mai voglia di dormire”

di Fausto Nicolini (Editoriale Scientifica, pag. 555, € 30)

a cura di Giulietta Rovera

“La sera del 10 aprile, alla “Casa degli attori”, ho stretto la mano al poeta Evtushenko”. Con questa frase, tratta dall’articolo pubblicato il 12 maggio 1963, ha inizio la collaborazione di Giuseppe Patroni Griffi con il Messaggero.

Giuseppe Patroni Griffi è stato definito una delle personalità più versatili del panorama culturale italiano del secondo Novecento. Noto e acclamato regista teatrale e cinematografico, scrittore, sceneggiatore, drammaturgo – chi non ricorda “Metti una sera a cena”? – è tuttavia meno noto nella veste di giornalista. Fausto Nicolini, che per anni è stato suo assistente, aiuto regista e regista, ha voluto rimediare a questa lacuna. Ne è nato un libro di grande interesse, “Peppino naturale e strafottente – Per chi la notte non ha mai voglia di dormire” (Editoriale Scientifica, pag. 555, € 30), che contiene – oltre ad alcuni inediti – tutti i suoi articoli, pubblicati fra il 1963 e il 1990 sul Messaggero e il Corriere della Sera. Una raccolta di questo genere, puntigliosamente annotata e arricchita di fotografie, potrebbe far pensare a un semplice tributo alla memoria dell’amico scomparso nel 2005. Ma non è così. Perché questi articoli, per la qualità degli scritti e la maestria dell’autore, sono non soltanto di piacevolissima lettura, ma veri e propri saggi di costume, brani di prosa raffinatissima, studi di caratteri e ambienti, sceneggiature ricche di humour, spietate fotografie di una società dominata da perbenismo e doppia morale, conformismo becero, vigliaccheria. I ritratti dei famosi personaggi dell’epoca: Vittorio Gassman, Arthur Miller, El Cordobes, James Dean, Paolo Rossi, Christiaan Barnard, alle volte taglienti come lama di rasoio, altre commoventi, sono sempre tesi a sfatare il giudizio superficiale e moralistico che tende a ridimensionare l’eccezione, perché inaccettabile ai più l’idea che questa possa coesistere con la fragilità, la contraddittorietà che segna anche l’essere eccezionale.

Proprio perché il suo è lo sguardo di uomo di teatro oltre che di scrittore, considerazioni su ambienti e personaggi contengono un elemento visivo, che dà vita e movimento al soggetto. Prendiamone uno a caso: Vittorio Gassman, tanto per fare un esempio. “E’ difficile – scrive Patroni Griffi – trovare un attore al mondo più irritante di Gassman – da qualsiasi parte lo afferri, lo rivolti, lo scuci, lo analizzi, lo approfondisci o lo sminuisci, ti può fare impazzire dalla rabbia. (…) Accanto a lui sul palcoscenico o sullo schermo, non c’è presenza che regga – tu spettatore, anche odiandolo, non puoi fare a meno di guardare a lui e lui solo, infatti la sua dimensione è disumana, importantissimo segno per prorompere”. O il celebre chirurgo Christiaan Barnard, primo ad aver effettuato il trapianto di cuore, che venne a Roma nel ’68 e si vede costretto in noiosissimi convegni mentre invece vorrebbe incontrare le dive del cinema. Con il risultato che il suo “balenante sorriso”, il “suo modo sportivo di essere medico” provocano sì ammirazione ma pure invidia in chi “è alla ricerca di qualcosa di fasullo” che possa “far gridare allo scandalo, per  lo meno alla ‘immoralità’ di questo ardimentoso pioniere”, giudicato via via genio e cialtrone, arrivista e innovatore, uomo modesto e arrampicatore. Parole commosse sono invece rivolte all’attore simbolo della gioventù tormentata “con tanta disperazione negli occhi che sorridevano tristi agli angoli”:  James Dean. “Scoprendo quanti anni ci separano dal momento in cui quella strana meteora scomparve dalla nostra vista  (Dean morì in un incidente automobilistico il 30 settembre 1955) mi assale la malinconia della giovinezza che si spegne per sempre”. “Peppino naturale e strafottente” offre al lettore l’occasione per rivedere e ripensare a tanti luoghi-simbolo del passato: l’Unione Sovietica con il suo ferreo regime negatore di libertà. Via Veneto, dopo il fulgore della “Dolce Vita”, ridotta al “massimo della volgarità”, divenuta “sede dei nottambuli di tutti i quartieri popolari, che passano schiamazzando”. Ma anche Fes, antica città del Marocco, dove aleggia ovunque un sentore di morte. New York, dove “davanti ai miei occhi accadono cose che sono certo in nessuna parte del mondo oggi potrei vedere”. Marrakech, la città “tutta rosa, me l’immaginavo bianca, e invece è tutta rosa fragola”. Venezia, “la pazzia di una città, che sembra costruita da pazzi geniali, per una vita da pazzi”.

Un’occasione da non perdere, questo libro avvincente e originale, “per chi la notte non ha mai voglia di dormire”, come dice giustamente il sottotitolo. Ma, posso garantirlo, anche per chi sta sveglio durante il giorno.