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venerdì 17 novembre 2017 20:32
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Posted by on nov 14, 2017 in Articoli, Slideshow | 0 comments

Quando la cucina è emotional: incontro con Simona Cherubini

 

di Olga Mammoliti Severi 

 

Una delle più note food blogger italiane, se non mondiali

Una delle più note food blogger italiane, se non mondiali

Sei considerata una delle più note food blogger italiane, se non mondiali. Ci racconti da dove è nata questa tua passione per il cibo?

Da bambina ero inappetente, una di quelle bambine che quando vedono il cibo scappano. Poi crescendo mi sono incuriosita, vedevo la mamma e la nonna cucinare, mi sembrava una magia mettere in forno un dolce e vederlo gonfiare ed uscire dal forno cotto e profumato! Quando poi mi sono sposata ed ho avuto una cucina tutta mia e la possibilità di sperimentare, ho fatto un primo corso di cucina alla Scuola Cordon Bleu di Firenze e lì mi sono davvero appassionata. Ho iniziato a comprare riviste, libri, fare altri corsi, seguivo i programmi tv del Gambero Rosso e via via riprovavo quanto visto in tv o sui libri. Ho sempre scelto un argomento alla volta ed ho cercato di approfondirlo, capire fino in fondo una materia è anche questo. Poi a fine 1999 ho iniziato a scrivere di ricette e cibo italiano on line, su una specie di sito web improvvisato e sui forum americani e da lì ho intrapreso il cammino digitale! Una delle prime discussioni a cui ho partecipato su un forum americano è stata a riguardo del Parmesan e del Parmigiano reggiano. Difendere e far capire la dIfferenza tra due prodotti di cui uno originale e l’altro imitazione, è stata una prima ‘battaglia’ che mi ha dato l’idea del cammino da fare.

Quella per la cucina è una passione che c’è sempre stata o è arrivata nel corso degli anni? A che età hai iniziato?

In parte ho risposto sopra, comunque da bambina mi divertivo a cucinare con la nonna e la mamma, soprattutto i dolci e gli impasti in genere. Poi a cucinare regolarmente intorno ai 25 anni

Nel tuo blog SIMONA’S KITCHEN si respira un’aria di freschezza e spontaneità. Vorresti che le tue ricette trasmettessero un messaggio al di là di quello strettamente culinario?

Sicuramente sì! Il claim del blog è infatti Emotional cooking, ossia cucina sensibile, cucina legata agli stati d’animo, perché si cucina e si mangia ciò che la nostra anima ricerca. Il cioccolato per appagare momenti di malinconia, il piccante per darci una sferzata di energia! Apro ogni post con una breve citazione, di poeti, scrittori, cantanti, cerco di trasmettere fin dall’inizio un messaggio più mentale che fisico

Ho letto che oltre alla food blogger sei anche responsabile di una piccola casa editrice che si occupa di arte: insomma, possiamo dire che anche la cucina è una forma d’arte?

Se si dà all’arte un valore universale, allora sì, ma non tutta la cucina è arte e qui penso al cibo industriale che viene proposto a basso costo solo per incontrare esigenze commerciali. Il cibo è sicuramente cultura, perché racconta qualcosa del territorio in cui viviamo, si lega alle tradizioni delle famiglie e le ricette stesse sono storie tramandate da madre in figlia, da nonna a nipote. Diventa arte quando si parla di alta cucina, alta pasticceria, dove allo studio, alla creatività, alla preparazione si applica anche la sperimentazione e la voglia di trasmettere un messaggio

Una curiosità:  meglio le vecchie ricette della nonna o i nuovi concept di cucina? Si va da quella fusion  allo street food, passando per i piatti rivisitati con nuovi alimenti tra cui il kamut, il farro, l’amaranto e la quinoa di cui si fa un gran parlare..

Anche la tradizione subisce cambiamenti con il cambiare degli stili di vita: faccio un esempio, la nostra ribollita è un piatto tradizionale della cucina contadina, quando una persona trascorreva buona parte della giornata facendo lavori pesanti. Oggi trascorriamo buona parte delle nostre giornate seduti ad una scrivania ed un piatto di ribollita rischia di diventare difficile da digerire e sicuramente ‘troppo’ per lo stile di vita che conduciamo. In generale preferisco il cibo del territorio, anche se mi piace provare il cibo di altri paesi. In genere però cucino cose locali, il nostro organismo ha bisogno di certi nutrienti perchè vive in una fascia climatica precisa.

 Le  rivisitazioni culinarie e i nuovi concetti di cucina  piacciono di più agli stranieri o agli italiani?A  proposito, qual è la tendenza di quest’anno?

Non saprei, sinceramente noto una crescente attenzione ai nostri prodotti tipici. In Francia ad esempio, dove sono stata in luglio, ho notato spessissimo prodotti italiani come DOP o IGP, evidenziate nei menù dei ristoratori, questa mi sembra una gran bella cosa. In Italia forse piacciono in generale le novità, perché attirano i curiosi e quindi nuovi clienti. Non so però quanti cucinino sushi a casa, o usino le alghe, una cosa è andare al ristorante giapponese e un’altra cucinare giapponese a casa propria. Una tendenza che vedo crescere è la ‘cucina senza’, ossia la cucina nata per chi ha realmente problemi di intolleranze (glutine, lattosio, ecc…) diventata in qualche modo una moda. Va però detto che prima di approcciare a questo tipo di cucina bisogna studiare qualche libro di nutrizione, perché dire che ‘il glutine fa male’ è una delle tante bufale che circolano sul web, quello sul glutine ad esempio, è un capitolo che richiede molto approfondimento prima di dire se fa bene o no, e quindi prima di toglierlo dalla propria dieta.

Ormai da anni, in tv stanno spopolando programmi e format enograstronici. Tu che ne pensi?

Penso che sono troppi e che le persone si stanno anche stancando dei soliti format, quando si tratta della solita sfida io non li seguo quasi più. Alcuni poi hanno un livello veramente basso: non si parla di ‘cucina’ si parla di mere ricette e spesso senza parlare degli ingredienti. Si usano prodotti di sintesi al posto di ingredienti genuini, non si parla di educazione alimentare e si passano messaggi del tutto fuorivianti

Siamo davvero uno strano Paese: ci propinano tutti i giorni l’idea della  donna perfetta, magra e attenta, a volte persino in maniera eccessiva, al peso forma ma siamo bombardati  praticamente a ogni ora da programmi che parlano di cibo…Non la trovi una contraddizione?

Un po’ sì ,bisognerebbe lavorare sull’educazione alimentare, vietare il cibo spazzatura, avere un organismo che toglie dal mercato tutto il cibo nocivo per la salute (bevande troppo zuccherate, conservanti nocivi, pesticidi, etc…). il consumatore dal canto suo deve imparare a leggere le etichette, a regolarsi trovando un proprio equilibrio tra cibo mangiato e attività fisica. Cucinare sì, ma anche informarsi su cosa mettiamo nel piatto. Poi ognuno è libero di scegliere il regime alimentare che preferisce, ma con consapevolezza! Qualità del cibo e valore del cibo sono concetti sui quali dobbiamo interrogarci più spesso e non considerare il cibo solo in base al ‘prezzo’.

Simona, inutile nascondere che sono tante le ragazze che ogni giorno combattono con disturbi alimentari, più o meno gravi. Quanto è importante far passare il messaggio che il cibo non è affatto un nemico, ma specie quello sano, uno dei più grandi piaceri della vita?

E’ fondamentale direi, ma credo che il punto di partenza sia non tanto il cibo quanto l’accettazione di se’. Se anche hai qualche chilo di più, hai le maniglie dell’amore o la cellulite, sei normale, sei umana e quindi rimani una persona ‘bella’. Così come cedere ad un peccato di gola non è motivo di sensi di colpa. Io sono contraria anche all’uso eccessivo di fotoritocco delle foto pubblicitarie: non è questo il modello di donna reale, è finto, costruito, artefatto e spesso lo dico alle giovani. Detesto anche l’uso del corpo femminile nelle foto pubblicitarie quando questo viene usato come mero ‘oggetto’, ma qui si aprirebbe un discorso molto più ampio, che però va a condizionare le giovani donne che si trovano bombardate da questi stereotipi consumistici.

Cosa consiglieresti ad una giovane donna che vorrebbe intraprendere il tuo stesso percorso?

Di studiare, di farsi un programma mentale di dove vuole arrivare e che tipo di professione fare. Nulla nasce per caso, non credete a chi vi dice che ci si improvvisa con un corso da poco, io mi sono laureata in marketing ed è stato grazie a questo che ho potuto approcciare nel modo giusto al web. ho studiato, sperimentato, sbagliato e rivalutato. Tutto serve, soprattutto la preparazione di base. Il blog è solo uno strumento di lavoro, non IL lavoro. Quindi non fatevi ammaliare dalle sirene di Ulisse di chi vuol vendervi l’ennesimo corso per diventare blogger, se alle spalle non avete già un vostro progetto da sviluppare.

Nel tuo settore sei sicuramente arrivata al traguardo: hai ancora un sogno nel cassetto?

Almeno uno sempre! Non mi sento ‘arrivata’, anzi. Mi sembra che di strada davanti ce ne sia ancora tanta, mi piace questa apertura internazionale del mio blog, e chissà che un domani non sviluppi qualcosa di nuovo!