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martedì 12 dicembre 2017 14:54
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Posted by on nov 22, 2017 in Articoli | 0 comments

Stefania Jaconis, in viaggio verso l’Est

 

a cura di Giulietta Rovera

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I russi stessi definiscono il loro regime una democrazia “managed”, controllata

 

Russia. Abitanti: 148 milioni. Forma di governo: repubblica semipresidenziale federale. Presidente: Vladimir Putin. Valuta: rublo. E’il più vasto Stato del mondo, del quale ignoriamo tutto o quasi. Stefania Jaconis, invece, della Russia sa tutto o quasi. Dopo gli studi alla Sapienza di Roma, la State University di New York e la Moskovskii Gosudarstvennyi Universitet di Mosca, è approdata nuovamente alla Sapienza in qualità di docente di Sistemi Economici Comparati. Sarà questa bionda, esile studiosa ad accompagnarci in un viaggio verso l’est, alla scoperta di una realtà sulla quale siamo assai poco informati.

A causa delle dichiarazioni spesso aggressive di Putin e del trattamento poco conciliante nei confronti dei dissenzienti all’interno del Paese, si ha la sensazione che più di un Stato democratico, la Russia sia un regime dittatoriale.

La Russia non è e non è mai stata una democrazia liberale nel senso occidentale del termine. Ma non è nemmeno uno Stato dittatoriale. I russi stessi definiscono il loro regime una democrazia “managed”, controllata, che sempre più si avvicina a essere  una repubblica presidenziale. E’ infatti controllata da uno Stato, dove la gestione amministrativa del Paese è caratterizzata da una crescente centralizzazione del  potere e quindi da una riduzione delle autonomie locali: oggi è il Presidente, infatti, a indicare  i candidati che andranno al ballottaggio nei governatorati e nei distretti. Con Putin, la presidenza non solo è sempre più presente  nella gestione delle strutture produttive, in quelle finanziarie e nel settore dei media, ma ha anche attuato degli interventi volti a devolvere una serie di incarichi  e competenze ai rappresentanti dei poteri forti: il Ministero degli Interni, i servizi segreti e tutto l’apparato legato al problema della sicurezza interna ed esterna del Paese.

Com’è attualmente la situazione economica russa?

La transizione alla democrazia, dopo la caduta dell’impero sovietico nell’89, è stata dolorosa. Iperinflazione, crollo dei redditi e dei consumi, pensioni da fame, smantellamento di tutta una serie di servizi sociali, hanno segnato i dieci anni della parentesi eltsiniana, dall’89 alla fine del secolo scorso. La parola “democrazia” è rimasta pertanto legata nella memoria collettiva a questa epoca difficile. Dopo il periodo eltsiniano, con l’avvento alla presidenza di Putin nel 2000, l’economia russa è entrata in una fase di crescita, grazie anche all’aumento mondiale del prezzo delle materie prime. Non dimentichiamo che la Russia è il primo esportatore di gas e il primo produttore di petrolio al mondo, e che la sua economia è sempre dipesa dall’andamento delle materie prime. Purtroppo, non c’è stata diversificazione. Anzi, oggi gli introiti dall’export  di materie prime sono circa il 70% del totale, addirittura superiori a quelli dell’epoca sovietica. Oggi però sia il prezzo del gas e, soprattutto, quello del petrolio si sono drasticamente ridimensionati sui mercati internazionali. Inoltre, il grosso indebitamento interno, la svalutazione del rublo e il peso delle sanzioni occidentali dopo l’annessione della Crimea, hanno fatto sì che il Paese si trovi nuovamente in una situazione di stallo.

Parliamo ora del rapporto con gli Stati Uniti.

Durante la presidenza di Bush, c’è stata una fase di larga intesa su alcuni temi: lotta internazionale al terrorismo, battaglia contro la proliferazione delle armi nucleari. Poi il rapporto si è deteriorato a causa di alcuni fattori: la questione della Siria; la condanna russa della guerra in Iraq; le tensioni riguardanti i Paesi limitrofi – Georgia, Ucraina e Paesi baltici -  dovute all’allargamento della NATO a quest’area geopolitica. E’ ovvio che la Russia voglia  un cordone protettivo ai suoi confini. Nelle visioni più estreme, tipo quella dell’estremista di destra Vladimir Zhirinovskii, dovrebbe addirittura inglobare Paesi come la Finlandia e la Polonia: è ovvio che si tratta di posizioni non sottoscritte dall’attuale leadership.

Veniamo ora al mondo dell’arte in generale e degli scrittori in particolare. Se non erro, durante il regime dovevano sottostare a censura.  

Oggi c’è piena libertà di parola, gli scrittori possono pubblicare tutto quello che vogliono. Diversa è la realtà per i media. C’è stato un momento, dopo il crollo del regime, in cui i media più importanti – reti televisive, giornali, etc. – erano in mano agli oligarchi: un gruppo di una decina di persone ricchissime, che spesso rivestivano cariche politiche e sarebbero potute quindi diventare un punto di riferimento in un’eventuale opposizione. E’ stato Putin, quando la presidenza ha cominciato a entrare direttamente nella gestione dei media, a ridurre drasticamente il loro potere, in alcuni casi togliendolo addirittura con la forza agli oligarchi, che si sono visti non solo privati del loro potere, ma in molti casi mandati in galera. Oggi la maggior parte dei media è controllata dallo Stato: il governo possiede il 60 % dei giornali e c’è un solo canale televisivo nazionale autonomo.

Lotta agli oligarchi ma avvicinamento al clero ortodosso da parte di Putin.

Sicuramente. L’avvicinamento riguarda non la religione, ma l’apparato della chiesa ortodossa, la quale non è mai stata un campione di progressismo, ha acquisito importanza crescente nel Paese. La chiesa ortodossa ha ora vantaggi anche in termini materiali, perché ha avuto molte concessioni. E’ diventata tanto potente da essere in grado di far partire una campagna repressiva contro i testimoni di Geova.

Qual è la situazione della donna nel campo professionale e produttivo? 

Diversamente dall’epoca sovietica in cui le donne facevano lavori pesanti, oggi in Russia esiste una lista di mestieri proibiti alle donne, in quanto considerati non consoni alla fragilità femminile. Non solo. Mentre in epoca sovietica il lavoro non era tanto un diritto quanto un dovere, oggi non è più così. Quindi, se da un lato il tasso di partecipazione femminile è drasticamente diminuito, dall’altro assistiamo alla conquista da parte della donna di ruoli importanti: nel settore del commercio, per esempio, sono numerose le presidenti, le amministratrici delegate di società. Ma nei settori forti dell’economia russa, come quelli legati alle materie prime, le donne sono escluse dai ruoli di dirigenza. Un po’come da noi. Sulla carta le donne hanno gli stessi diritti. Nei fatti, hanno mediamente un salario inferiore del 30 % rispetto a quello degli uomini, e sia nell’economia sia in politica, a parte l’eccezione della presidente del Senato del Consiglio della federazione, le donne son presenti ma non nei ruoli chiave.