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lunedì 14 Ottobre 2019 14:21
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Posted by on Gen 31, 2018 in Rubrica "IL GRIDO E IL SUSSURRO" | 0 comments

Jorge Contreras

IL GRIDO E IL SUSSURRO, l’angolo della poesia contemporanea internazionale

a cura di Zingonia Zingone

La poesia è sussurro divino e urlo che si alza dalle viscere dell’uomo. È rigorosa ricerca della verità. Un linguaggio universale che spinge il lettore a spogliarsi del superfluo e penetrare in sé, in quello spazio interiore dove non esistono barriere e ciascuno è battito di un battito più forte.

Il grido e il sussurro propone un viaggio attraverso le parole e i gesti del mondo. Ogni mese un poeta, un messaggio, uno spunto di riflessione.

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Poeta romantico, abile nell’arte della versificazione e dai componimenti carichi di forza magnetica.

Jorge Contreras è un poeta romantico, abile nell’arte della versificazione e dai componimenti carichi di forza magnetica. Si intuisce che la poesia è al centro della sua esistenza e del suo fare quotidiano. È anche la tavola di salvezza che lo tiene a galla tra esaltazioni e solitudini, in una poetica fatta di specchi dove l’io dialoga con l’altro io alla ricerca di una verità smarrita tra tenebre e idealizzazioni, nel profondo dei desideri.

La donna, incarnazione dell’amore perfetto, è il fulcro vitale per il restauro della speranza: sei la nascita della luce. Donna redentrice e musa, spesso mitizzata, al cui pensiero sorgono splendidi fiori carichi di sogni perché sei il mio tempio, perché sai mettere ai tuoi piedi il sole e a la luna, perché cospargi di magia le ali degli angeli, affinché volino e volino alle vette dei cieli infiniti.

Cieli infiniti coi quali il poeta bisticcia: Dio, non hai una cicatrice sul fianco / non ti fanno male le donne che se vanno. Moti di rabbia che fanno da contraltare all’aspirazione di ascesa, di avvicinamento al Mistero. Tra le righe affiora la conoscenza biblica e cabalistica di Contreras, le cui invocazioni poetiche sono l’urlo di chi si riconosce incapace di intraprendere da solo il cammino ascendente.

Quelle di Contreras sono poesie ricche di immagini e spunti di riflessione.

 JORGE CONTRERAS HERRERA (Messico) è nato a Tizayuca, Hidalgo, nel 1978. Poeta, saggiatore, editore e promotore culturale. Dirige “Los Ablucionistas A.C.” per la salute e la felicità attraverso arte e cultura, il festival internazionale della poesia “Ignacio Rodríguez Galván” ed il festival internazionale della poesia “José María Heredia”. Ha curato l’antologia Tributo a Sabines: he aquí que estamos todos reunidos; è autore delle raccolte poetiche Inventario de caricias, ¿Quién soy otro sino tú?, Poemas del candor, Otro que fui ed El espejo adecuado. Ha collaborato con riviste letterarie come la messicana “Círculo de Poesía”, la colombiana “La Raíz Invertida”, la marocchina “Electrón Libre”, la giordana “Taqafat” e la rivista dell’università del Messico. Le sue poesie sono tradotte in arabo, portoghese e italiano. È stato membro della giuria del Premio Statale di Poesia di Tabasco “José Carlos Becerra”, del Premio Nazionale di Poesia Giovanile “Josué Mirlo” e del Premio Nazionale della Letteratura convocato dal “Instituto de Seguridad y Servicios Sociales de los Trabajadores del Estado (Isste)” nel 2016. Nella XXIX edizione della Fiera Universitaria del Libro, dell’Università Autonoma dello Stato di Hidalgo (UAEH) gli è stato conferito il Riconoscimento Universitario per la Promozione della Lettura “Profesor Rafael Cravioto Muñoz”.

 

 (Traduzioni di Zingonia Zingone)

 

 

Reflejo

 

En el fondo 

hay soledad 

y un espejo 

que la imita.

 

Riflesso

 

In fondo

c’è solitudine

e uno specchio

che la imita.

 

 

Jorge Contreras

Yo supe el tono de voz
con el cual despertaste al sueño
vi abrir tus ojos y de tu mirada emerger magia para mí.

Invocación 

 

Yo supe el tono de voz 

con el cual despertaste al sueño 

vi abrir tus ojos y de tu mirada emerger magia para mí.

Me das en silencio, o en el aleteo de un parpadeo

un himno, cantos, poemas completos.

 

Un día no estabas, la noche era negra como una yegua negra

sin ojos, sin hocico, sin relincho.

 

Me cansé de llamarte

y caminé triste, sin moverme.

Entonces supe que me llamabas

que me llamas sin llamarme,

otro responde, y aunque grito

no me oyes. 

 

Te invoco

grabando estas letras en tu frente 

en el corazón de la noche.

Pronuncio este misterio en tu oído;

levántate:

yo soy tú.

 

Invocazione

 

Seppi il tono di voce

con cui ti svegliasti dal sonno

vidi aprire i tuoi occhi e una magia emergere dal tuo sguardo per me.

In silenzio, con il battito di ali o di ciglia mi dai

un inno, canti, poesie complete.

 

Un giorno non c’eri, la notte era nera come una cavalla nera

senza occhi, senza muso, senza nitrito.

 

Mi stancai di chiamarti

e camminai triste, senza muovermi.

Allora seppi che mi chiamavi

che mi chiami senza chiamarmi,

risponde un altro, e anche se urlo

non mi senti.

 

T’invoco

incidendo queste lettere sulla tua fronte

nel cuore della notte.

Pronuncio questo mistero nelle tue orecchie;

alzati:

io sono te.

 

 

Los Dados sobre el espejo 

“Dios mío, estoy llorando el ser que vivo;

me pesa haber tomádote tu pan;

pero este pobre barro pensativo

no es costra fermentada en tu costado:

¡tú no tienes Marías que se van!”

César Vallejo

 

Efectivamente, 

Dios, no tienes una cicatriz en el costado

no te duelen las mujeres que se van

las que aman por amar y las que aman sin amar. 

 

Yo quisiera jugar a los dados

sentarme contigo a comer el pan

beberme el vino del siglo

e invitar la siguiente ronda

por las Evas que se van… 

 

Yo no sé si tú piensas en el suicidio

o en algún momento, pierdes la voluntad

y tienes que levantarte de todos modos

con la esperanza de que algo pasará… 

 

Yo no sé si Dios, tengas que creer en algo

si se te impone alguna religión.

De cualquier modo, 

Dios, no tienes una herida en el costado

no te duelen las mujeres que se van. 

 

 

I dadi sullo specchio 

“Mio Dio, piano l’essere che vivo;

aver preso il tuo pane mi addolora;

ma questa grama argilla pensierosa

non è crosta fiorita sul tuo fianco:

tu non hai Marie che se ne vanno.

César Vallejo

In effetti,

Dio, non hai una cicatrice sul fianco

non ti fanno male le donne che se vanno

quelle che amano tanto per amare e quelle che amano senza amare.

 

Io vorrei giocare ai dadi

sedermi con te a mangiare il pane

bere il vino del secolo

e offrire il seguente giro

per le Eve che se ne vanno…

 

Non so se tu pensi al suicidio

o in qualche momento, perdi la volontà

e devi alzarti comunque

con la speranza che qualcosa succeda…

 

Io non so se Dio, tu debba credere in qualcosa

se ti viene imposta una religione.

In ogni caso,

Dio, non hai una ferita nel fianco

non ti fanno male le donne che se ne vanno.

 

 

Descripción de Ella

 

Eres el nacimiento de la luz,

exaltación de la mirada, 

ternura de la fruta con su jugo de poema. 

 

Eres la tormenta que seduce en la montaña,

frágil como una lágrima en la hojarasca. 

Eres claridad que danza en el bosque oscuro.

 

Descrizione di Lei

 

Sei la nascita della luce,

l’esaltazione dello sguardo,

la tenerezza della frutta con succo di poesia.

 

Sei la tormenta che seduce in montagna,

fragile come una lacrima nella lettiera.

Sei la chiarezza che danza nel bosco buio.

 

 

Devoción

 

Busco un alfabeto para entender el idioma de las sirenas

la voz de las musas, el canto de los ángeles.

Descifrar los signos de las nubes

el lenguaje de las aves

los pliegues del viento

y su voz atrapada en la montaña,

saber qué dice el murmullo de las fuentes, de los ríos

entender los discursos sonorísimos de los mares

las ovaciones de las olas

comprender el gesto de los árboles 

los secretos envueltos en las lenguas del fuego.

Busco un alfabeto que reinvente las palabras 

y me permita escuchar lo que dicen los silencios

para expresar con el mismo misterio, mi devoción.

 

Devozione

 

Cerco un alfabeto per capire la lingua delle sirene

la voce delle muse, il canto degli angeli.

Decifrare i segni delle nuvole

il linguaggio degli uccelli

le pieghe del vento

e la sua voce intrappolata in montagna,

sapere cosa dice il sussurro delle fonti, dei fiumi

capire i discorsi così sonori dei mari

le ovazioni delle onde

comprendere il gesto degli alberi

i segreti avvolti nelle lingue del fuoco.

Cerco un alfabeto che reinventi le parole

e mi permetta di ascoltare cosa dicono i silenzi

per esprimere con lo stesso mistero la mia devozione.

 

 

Poeta ante la piedra

 

La donna, incarnazione dell’amore perfetto, è il fulcro vitale per il restauro della speranza: sei la nascita della luce

 

Poeta: sabes el secreto de enternecerla,

conoces el íntimo vocablo que invoca el ánima.

Que la pétrea materia: 

músculo de polvo concentrado, 

sea nervio tierno que pulsa.

Rozar la liza o roma superficie mineral,

ver de grieta o poro, su respiración.

 

 

Poeta dinnanzi alla pietra

 

Poeta: conosci il segreto per intenerirla,

conosci il vocabolo intimo che invoca l’anima.

Che la materia di pietra:

muscolo di polvere concentrata,

sia nervo tenero che pulsa.

Sfiorare la superficie minerale liscia o smussata,

vedere dalla crepa o dal poro, il suo respiro.

 

 

Síndrome de perro


De niño quisiste acariciar a un perro.
Le resaltaban las costillas, el espinazo:
el pellejo pegado a la tristeza.

Sonríes acercándote ingenuo.
Caricia de intensión en mano.
El perro chilla de dolor,
la cola esconde al correr
encogido y aterrorizado.

Le azuzan golpes fantasmas,
Sufre como si fuera cierto y no.

Décadas después, en enero de este año
ves una reciente fotografía de ella y tú.
Has olvidado al perro y su pellejo afligido.
Ella es un ángel, dices. Sonríe y sonríes.

Has sido siempre ese perro
con la cola entre las patas
que huye del afecto.

Tratas de cruzar a nado
el río de los abandonados
cambiar la mala estrella
de náufrago o pirata ciego.

Piensas, ahora en otra historia:
Betzabeth y David
quedas en silencio.

Ausencia a través de la ventana
reproduces el destino presalomónico.

David envía a morir al esposo de Betzabeth
A quién vas a enviar. O, Urías, eres tú.

Ella es un amor y tú un perro amargo.

Deberías borrar esto
–dices–

Lo que tienes se llama:
“Síndrome del perro maltratado”
el día que lo quieren, huye.

(Estás ilusionado,
vas a despertar)
Cierras los ojos
abres la mirada
y respiras.
La ves en tu corazón y la sigues,
moviendo la cola
haciéndole fiesta cuando te mira.

 

 

La sindrome del cane

Da bambino hai voluto accarezzare un cane.
gli fuoriuscivano le costole, la spina dorsale:
la pelle aderiva alla tristezza.

Ingenuo sorridendo ti avvicini.
In mano la carezza dell’intenzione.
Il cane strilla di dolore,
nasconde la coda mentre corre
ritirato e terrorizzato.

Gli spettri lo prendono a botte,
Soffre come se fossero veri e non.

Decenni dopo, a gennaio di quest’anno
vedi una fotografia recente di te e lei.
Hai dimenticato il cane e la sua pelle afflitta.
Lei è un angelo, ti dici. Sorride e sorridi.

Sei sempre stato lo stesso cane
con la coda tra le zampe
che fugge dall’affetto.

Cerchi di attraversare a nuoto
il fiume degli abbandonati
cambiare la cattiva stella
del naufrago o del pirata cieco.

Adesso pensi a un’altra storia:
Betsabea e Davide
rimani in silenzio.

Assenza attraverso la finestra
riproduci il destino presalomonico.

Davide manda a morire il marito di Betsabea
Chi manderai. O, Uria, sei tu.

Lei è un amore e tu un cane amaro.

Dovresti cancellare questo
–dici–

Ciò che hai si chiama:
“Sindrome da cane bastonato”
il giorno che lo amano, fugge.

(Sei pieno d’illusione,
ti sveglierai)
Chiudi gli occhi
apri lo sguardo
e respiri.
La vedi nel tuo cuore e la segui,
muovendo la coda
facendole festa quando ti guarda.

 

 

La pluma

En el autobús rumbo a Tecámac
pienso en mi padre y en mi hijo.
Mentalmente hice un poema
que ahora no podré reproducir
acaso recuerdo algunas cosas,
golpes que resuenan dentro.
Según mi padre no sirvo para nada:
una vez me recomendaron a un trabajo
él se entromete en la conversación
y exclama “no, Jorge no sirve para eso”.
Hace poco sufrí un asalto, me golpearon;
me rompieron un diente, la nariz, la seguridad.
“tú no sirves para los golpes”.
Esperaba que dijera “¿cómo estás, estás bien, hijo?”.
Entonces pienso cómo resolver
algunas ecuaciones de la vida.
Me cansé de demostrar que puedo.
Esta pluma, con la que escribo
en este cuaderno íntimo
es un regalo suyo.

 

La penna

Sull’autobus in direzione di Tecámac
penso a mio padre e a mio figlio.

Con la mente ho elaborato una poesia
che adesso non saprò riprodurre
ricordo appena alcune cose,

risonanze interiori di qualche colpo.
Secondo mio padre sono un buono a nulla:
una volta mi hanno raccomandato per un lavoro
lui s’inserisce nella conversazione
ed esclama “no, Jorge non è buono per quello”.
Poco tempo fa sono stato assalito, mi hanno picchiato;
mi hanno rotto un dente, il naso, la sicurezza.
“tu non sei buono per le botte”.
Speravo dicesse “come stai, stai bene, figlio?”.
Allora penso a come risolvere
alcune equazioni della vita.
sono stanco di dimostrare che posso.
Questa penna, con la quale scrivo
su questo quaderno intimo
è un regalo suo.

 

 

Cuando pienso en ti

 

Cuando pienso en ti, estalla una burbuja de colibríes en mi respiración galaxia emplumada de tornasol y sonrisa. Eres toda Babel, y cualquier lengua, viva o muerta, habla de tus ojos y de esa intensidad de libélula: férvida mirada en el cáliz de luna creciente. Eres volátil y no pongo en duda tu maestría para caminar sobre el agua. Eres tú quien espolvorea de magia las alas de los ángeles, para volar y volver a las alturas de infinitos cielos. Tú me nutres de magia y por ti es que soy generoso.

Tu piel es más fina que el aliento de una plegaria y tu garbo, portento de dragona de corazón incendiado. Cuando caminas, las piedras se erigen y se rinden ante el polvo de tus pasos. Y si me pusiera a hablar de tu ternura, corro el riesgo de derramarme en suspiros y desaparecer; pero puedo decir que sientes y vives la médula de cada palabra y te estremece el alma, que desde dentro de ti surge una claridad que eriza cada vello de tu cuerpo y los ojos se te endiosan como dos mandalas en donde Shiva y Agni ofician ceremonias y es así que los ritos florecen en sentido.

Y tus labios: mineral fundido se enrojecen en el crisol de una profecía milenaria, es entonces cuando la tierra tiembla sus poemas, y no es otra cosa que el paso que se abren los colibríes de día, para tiritar por ti toda la noche.

Eres misteriosa, casi innombrable, pues tu nombre se pronuncia con el corazón limpio, porque al nombrarte, invariablemente surgirán flores espléndidas cargadas de sueños.

Eres una niña de mil eternidades y sabes poner a tus pies al sol y a la luna, no para jugar, sino para cuidarlos. Eres mi templo, mi oriente y occidente, mi norte y sur, mi cenit y nadir. Y todas las lenguas de Babel, vivas y muertas lenguas de Babel, no alcanzan para expresar todo lo que sucede, cuando pienso en ti.

 

Quando penso a te

 

Quando penso a te, scoppia una bolla di colibrì nel mio respiro galassia piumata di tornasoli e sorrisi. Sei la Babele intera e qualunque lingua, viva o morta, parla dei tuoi occhi e di quell’intensità da libellula: sguardo ardente nel calice di luna crescente. Sei volatile e non dubito della tua destrezza nel camminare sull’acqua. Sei tu quella che cosparge di magia le ali degli angeli, affinché volino e volino alle vette dei cieli infiniti. Tu mi nutri di magia ed è per te che sono generoso.

La tua pelle è più fine del respiro di una preghiera e il tuo garbo è il portento di una dragonessa dal cuore in fiamme. Quando cammini, le pietre s’innalzano e si arrendono dinanzi alla polvere dei tuoi passi. E se mi mettessi a parlare della tua tenerezza, correrei il rischio di traboccare in sospiri fino a svanire; ma posso dire che senti e vivi il midollo d’ogni parola e ti trema l’anima, che da dentro ti sorge un chiarore che rizza ogni pelo del tuo corpo e i tuoi occhi si divinizzano come due mandala dove Shiva e Agni ufficiano cerimonie e fiorisce così il senso di ogni rito.

E le tue labbra: minerale fuso che arrossisce nel crogiolo di una profezia millenaria, e così la terra trema le sue poesie, e non è altro che il passaggio che si aprono di giorno i colibrì, per poi fremere tutta la notte per te.

Sei misteriosa, quasi indicibile, poiché il tuo nome si pronuncia con il cuore pulito, perché nominandoti, immancabilmente nasceranno splendidi fiori carichi di sogni.

Sei una bambina dalle mille eternità e sai mettere ai tuoi piedi il sole e la luna, non per giocare ma per custodirli. Sei il mio tempio, il mio oriente e occidente, il mio nord e sud, il mio zenit e nadir. E tutte le lingue di Babele, le lingue vive e le lingue morte di Babele, non basteranno per esprimere tutto quello che mi accade quando penso a te.

 

 

 

Entrar descalzo al poema

 

Un buen poema puede ser un mal poema para un mal lector,

lo mismo que un mal poema puede parecer un buen poema para un mal lector.

Cuál es el verdadero poema.

De qué forma se debe calibrar la sensibilidad,

o en qué condición debe estar el alma,

y pienso en el alma que los instrumentos musicales tienen

para que suenen no nada más bien, sino perfecto.

Entre lo bien y lo perfecto, hay un abismo.

Cuántos se quedan a las puertas del templo,

y tengo que explicarlo, pues un mal lector, no me entendería.

Me refiero, cuántos se quedan fuera del poema:

leen algo que no existe.

Lo que existe no está.

Es decir, nuevamente. No todos entran al poema.

El poema, está dentro del poema y dentro de ti.

Si no puedes leerlo, vuelve a intentarlo.

Lee otras cosas, luego regresa.

Hay que entrar descalzo al poema

si no lo haces así, entrarás a otro lado, pero no al poema.

Cuando se revele algo y tu intuición despierte emociones,

imágenes, fuerzas extrañas y algo se ilumine

es señal que el poema te recibe.

 

Entrare a piedi nudi nel poema 

 

Una bella poesia può essere una brutta poesia per un cattivo lettore,

come pure una brutta poesia può sembrare bella a un cattivo lettore.

Qual è la vera poesia?

In che modo va calibrata la sensibilità,

o in che condizione si deve trovare l’anima?

E penso all’anima che hanno gli strumenti musicali

per suonare non bene, ma alla perfezione.

Tra buono e perfetto c’è un abisso.

Quanti rimangono alle porte del tempio,

e devo spiegarlo affinché un cattivo lettore mi capisca.

Voglio dire, quanti rimangono fuori dal poema:

leggono qualcosa che non esiste.

Ciò che esiste non c’è.

Voglio dire, nuovamente. Non tutti entrano nel poema.

La poesia è dentro alla poesia e dentro di te.

Se non riesci a leggerla, prova un’altra volta.

Leggi altre cose, poi ritornaci.

Bisogna entrare a piedi nudi nel poema

se non fai così, entrerai altrove, ma non nel poema.

Quando qualcosa è rivelato e la tua intuizione risveglia emozioni,

immagini, forze strane e s’illumina qualcosa

è il segnale che la poesia ti riceve.

 

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