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sabato 22 settembre 2018 23:42
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Posted by on feb 16, 2018 in Articoli | 0 comments

Romain Rolland: pacifista libertario e pensatore globale

 

di Fiorenza Taricone

Editore Guida

pagg. 331

Euro 20,00

 

A cura di Giulietta Rovera

E’ la storia di un uomo integerrimo, che pagò a caro prezzo la fedeltà ai suoi ideali; di un uomo fragile e fortissimo, leale nell’amicizia, disarmato negli affetti, sensibile al fascino dell’arte e della musica, coraggioso nelle prese di posizione antifasciste, pacifiste e europeiste. Ma è anche la storia d’Europa dei settant’anni che vanno dal 1865 al 1945, della sua fervida vita intellettuale, della tragedia provocata dal razzismo e dai conflitti mondiali, le cui conseguenze ancora pesano ai giorni nostri. Romain Rolland era nato in Francia, a Clamecy, nel 1866, in una famiglia alto-borghese. Adolescente, si trasferisce a Parigi, dove si laurea alla Sorbona con una tesi sulle origini del teatro lirico moderno. Per anni, ricoprirà alla Sorbona la carica di docente di Storia della musica. Musicologo appassionato, ma anche raffinato intellettuale e storico scrupoloso, oltre a impegnarsi nell’insegnamento, scrive: le sue biografie dedicate agli uomini illustri – Beethoven, Michelangelo, Tolstoj – sono tuttora considerate dei classici. Il suo capolavoro è però un romanzo-fiume, in dieci volumi, nella cui stesura  impiegherà anni di lavoro e che gli varrà il Premio Femina e nel 1915 il Nobel per la letteratura : Jean-Christophe, nel quale narra il lento scorrere della vita del musicista tedesco Jean-Christophe  Krafft, “un moderno Beethoven”, i suoi successi e le sue delusioni in campo professionale, i suoi amori e la sua amicizia con l’intellettuale francese Olivier Jeannin – vicenda che si svolge fra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo. Jean-Christophe , la cui tesi di fondo è dimostrare come fra popoli ostili sia possibile la “fraternità intellettuale”, conobbe un successo editoriale senza precedenti, per la sua “funzione a tratti consolatrice, a tratti ispiratrice, sempre comunque un riferimento esemplare per elevare lo spirito”, scrive Taricone. Non a caso Rosa Luxemburg lo leggeva nella sua cella. Romain Rolland non si limita a scrivere saggi, romanzi, drammi teatrali: la sua capacità di entrare in corrispondenza epistolare con i grandi del pianeta è stupefacente. Va dal filosofo indiano Tagore a Gandhi, da Tolstoj a Croce, ma anche  Einstein, Gorki, Stalin, Claudel, Stephan Zweig che ne scriverà la biografia, Schweitzer, Hermann Hesse che gli dedica il romanzo Siddhartha, Freud con il quale rimarrà in contatto filo alla morte di quest’ultimo. Con alcuni di costoro, nasceranno rapporti d’amicizia.

Il successo letterario non è sufficiente però a placare la sua indole inquieta, la sua sete di giustizia sociale, l’esigenza di diffondere il suo credo umanitario, che lo porterà ad impegnarsi con sempre maggior vigore in iniziative tendenti alla fraternità e alla pace. Trasferitosi in Svizzera, si impegna attivamente  – e gratuitamente – nel’Agenzia internazionale dei prigionieri di guerra sotto l’egida della Croce rossa per portare un aiuto concreto alle innocenti vittime del conflitto. Proprio per esprimere il suo invito a prendere le distanze dalla guerra che sta insanguinando l’Europa, pubblica nel 1915  Au dessus de la mêlée (Al di sopra della mischia): questo “non per rifugiarsi nell’assoluta astrazione”, ma perché, ponendosi al di sopra della mischia, percepisce e soffre il dolore di tutti, amici e nemici. Rolland è uno dei pochi a intuire a quali catastrofi l’umanità sta andando incontro, presago dell’avvento nefasto del fascismo e del nazismo. La pubblicazione del pamphlet scatenerà un putiferio, gli costerà l’emarginazione, accuse infamanti di tradimento e collusione con il nemico: lo sottoporrà a un vero e proprio “linciaggio mediatico”. Il che sarà fonte di amarezza, avvilimento, frustrazione. Ma non piegherà la sua intransigenza. Accanto, negli ultimi, tristissimi anni, avrà la moglie Marie Koudacheva: creatura per certi versi enigmatica e inafferrabile, ma dotata di una personalità non comune. Tutte le donne della sua vita svolsero su di lui un ruolo non indifferente: in primo luogo la madre, amorevole ma soffocante; Malwida von Meysenburg, amica di Nietzsche e di Wagner nonché educatrice della figlia di Herzen, che contribuì ad allargarne gli interessi intellettuali, ma anche Clotilde Bréal, dalla quale si separò dopo un breve matrimonio; la socialista Marcelle Capy, che ebbe il coraggio di difenderlo pubblicamente dopo la pubblicazione di Au dessus de la mêlée pubblicando a sua volta il saggio Une voix de femme dans la mêlée; la pacifista Ellen Key.

Gli ultimi anni, Rolland li trascorse in completa solitudine in Francia, a Vézelay, nel 1940 occupato dai tedeschi. L’apostolo della pace morirà in questo sperduto villaggio nel 1944,  lasciando un mondo devastato dalla dittatura e dalla guerra. Nel 1992, per festeggiare i dieci anni del “Club delle donne”, nato nell’82 su iniziativa di un gruppo di donne di area laica e socialista, veniva presentato a Roma alla protomoteca in Campidoglio – presenti sindaco, ministri, magistrate, imprenditrici e la presidente del Club Anna Maria Mammoliti – il libro Viaggio intorno alle donne, Editore Cooperativa Minerva. Autrice, una giovane studiosa, già dotata di un curriculum considerevole: Fiorenza Taricone. Oggi, il suo prestigio di docente – insegna Storia delle Dottrine politiche all’Università di Cassino -  è indiscusso, le sue pubblicazioni attinenti all’associazionismo, l’evoluzione dei diritti civili e politici, interventismo e pacifismo, sono apprezzate non solo dai cultori della materia per serietà e stile impeccabili. Non stupisce quindi che questo suo ultimo saggio, Romain Rolland: pacifista libertario e pensatore globale (Napoli, Guida, 2018, pag. 330, € 20.) sia dedicato a un personaggio che si è battuto tutta la vita per far trionfare gli ideali pacifisti e mondialisti. La mole di lavoro cui si è sottoposta Taricone è impressionante: tre anni di ricerche in archivio in Italia e all’estero, consultazione di decine e decine di testi hanno avuto come risultato un’opera esemplare e preziosa, per la quantità di informazioni, per la felicità di scrittura, per la ricchezza di materiale fotografico, ma soprattutto per aver fatto emergere dall’oblio una personalità straordinaria. Fiorenza Taricone ha scelto di chiudere il saggio con una frase di Rolland: “Tutto ciò che è umano, è nostro. Tutto ciò che è nemico dell’umanità, i razzismi, gli imperialismi, è nostro nemico.” Dato il momento non facile in cui stiamo vivendo, pieno di insidie e tentazioni, ci sembra un ammonimento quanto mai opportuno.

Romain Rolland: pacifista libertario e pensatore globale di Fiorenza Taricone sarà presentato lunedì 26 febbraio 2018 alle ore 17 nell’aula “Giuseppe Dalla Vedova”, al Palazzetto Mattei in Villa Celimontana, Via della Navicella 12, Roma.

Presenti, oltre all’autrice, Antonello Biagini – Presidente Fondazione Roma Sapienza ; Ginevra Conti Odorisio – Università degli Studi di Roma Tre;Valeria Pompejano – Università degli Studi di Roma Tre; Luca Riccardi – Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale.