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sabato 22 settembre 2018 23:41
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Posted by on feb 26, 2018 in Articoli, Interviste, Slideshow | 0 comments

Intervista alla criminologa Cinzia Mammoliti

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Autrice di numerosi saggi tra i quali: “I serial killer dell’anima”, “Il manipolatore affettivo e le sue maschere” Edizioni Sonda e “Intervista a un narcisista perverso” Runa Editrice

La violenza, soprattutto quella psicologica, è un fenomeno di portata immensa e trasversale e ha luogo perlopiù sotto le mura domestiche o, comunque, in famiglia”

In occasione dell’uscita del suo quinto libro “Nella Trappola di uno psicopatico-  Una storia di manipolazione affettiva” Giulietta Rovera ha incontrato per Minerva, Cinzia Mammoliti, criminologa e tra i massimi esperti nazionali in materia di manipolazione relazionale e violenza psicologica. Si occupa di addestramento delle forze dell’ordine, consulenza e ricerca.

http://www.cinziamammoliti.it

Il suo ultimo libro  cosa lo differenzia dai precedenti e come è nata l’idea di realizzarlo?

Dopo aver scritto due saggi sull’argomento ho scelto di cambiare temporaneamente genere per rendere più fruibile una tematica ostica come quella che tratto. Il taglio narrativo, sotto forma di racconto-documento, meglio si presta a mio avviso a fare arrivare un messaggio molto importante al maggior numero di persone possibile. La violenza, soprattutto quella psicologica, è un fenomeno di portata immensa e trasversale. Riguarda tutti e ha luogo perlopiù sotto le mura domestiche o, comunque, in famiglia. Inutile far finta che sia qualcosa che non ci tocca perché tutti l’abbiamo vissuta almeno una volta nella vita. Visto il successo del precedente “Intervista a un narcisista perverso”, in cui mi sono cimentata con un nuovo stile, ho pensato di replicare adottando un’altra prospettiva della problematica, questa volta dal punto di vista di una vittima che vive la violenza in prima persona e la descrive su un diario in un crescendo delirante che la avvolge quasi senza che lei se ne renda conto.

Si ispira ad una storia vera?

Anche questo, come i miei precedenti lavori, è ispirato a storie vere. Storie personali, dirette e indirette e storie di donne e uomini che ascolto quotidianamente. Estrapolo pezzi di vita vissuta e li metto insieme come in un collage.

Intervento alla Camera dei Deputati- Sala Aldo per la presentazione del libro "Relazioni pericolose", di Claudia Moscovici, edizioni Sonda. Saluto della vicepresidente della Camera, Marina Sereni.

Intervento di Cinzia Mammoliti alla Camera dei Deputati- Sala Aldo per la presentazione del libro “Relazioni pericolose”, di Claudia Moscovici, edizioni Sonda. Saluto della vicepresidente della Camera, Marina Sereni.

La sua passione per la criminologia quando è iniziata?

Risale ai tempi della scelta della Facoltà Universitaria. Da ragazza amavo leggere thriller e narrativa dell’orrore. Ero particolarmente affascinata dai thriller psicologici a dire il vero, così decisi di iscrivermi a Psicologia. Mio padre si oppose strenuamente perché ai tempi non c’era la Facoltà nella mia città e avrei dovuto viaggiare tutti i giorni per frequentare i corsi. Fu così che mi sottopose il piano di studi di Giurisprudenza e quando, tra gli esami da sostenere, vidi quelli propri dell’indirizzo forense e, cioè, Medicina Legale, Diritto penitenziario, Criminologia e altri molto interessanti mi iscrissi subito. Riuscii poi a ottenere la tesi di Laurea nella Cattedra di Criminologia, presieduta allora dal più grande criminologo che abbiamo avuto in Italia: il prof. Gianluigi Ponti e mi sono definitivamente appassionata alla materia approfondendola per molto tempo.

Quali suggerimenti vorrebbe dare a chi volesse intraprendere il suo stesso percorso?

Studiare tanto, non pensare mai di essere arrivati, non dare mai nulla per scontato e integrare con le discipline correlate alla criminologia: sociologia, psicologia, psichiatria, neuroscienze, biologia, psicopatologia in primis. Poi scegliersi un argomento che si desidera approfondire e buttarsi anima e corpo. Si tratta di una professione in cui c’è ancora molto da apportare e in cui ritagliarsi una nicchia operativa è ancora possibile a patto di impegnarsi tanto ed essere molto determinati.

Come ci si tutela dai sedicenti criminologi che si improvvisano e come riconoscerli? 

Non è semplice. Il fatto di non avere un Ordine professionale come hanno i medici o gli avvocati peraltro non aiuta. I sedicenti criminologi pullulano anche perché la criminologia, soprattutto quella mediatica, è diventata una moda. Io credo che, come in ogni professione, i risultati si vedano poi sul campo. I veri protagonisti producono risultati e forniscono soluzioni. Gli altri no.

Nell’arco della carriera le sarà capitato di incontrare persone che si sentono e si spacciano per vittime ma sono loro i primi carnefici. Come si comporta in questi casi?

Dipende dai contesti in cui lo scopro e dallo scopo che devo ottenere. In sede di consulenza cerco, laddove possibile, di condurle a una consapevolezza che le porti a mettersi in discussione. Non sempre ci riesco naturalmente anche perché molti carnefici, soprattutto di sesso femminile, sono inconsapevoli e sono veramente convinti di essere vittime.

Ma nel suo settore c’è una distinzione tra uomo e donna?  

Si trovano carnefici e vittime in entrambi i sessi. La cifra oscura in materia di manipolazione relazionale e violenza psicologica è immensa. Non si perviene a statistiche attendibili non soltanto perché mancano le denunce ma anche perché spesso non vi è addirittura il riconoscimento del reato da parte dei soggetti abusati. Forse le donne si espongono di più, ecco perché si tende a pensare che siano le più violate. Tuttavia sono moltissimi gli uomini che subiscono maltrattamenti e che tacciono.

Impiegando gran parte del suo tempo in un lavoro che le sottrae tante energie, cosa fa per rilassarsi?Soprattutto: sente la necessità di un’evasione, quando il suo impegno professionale le lascia del tempo libero?

Fortunatamente sono una ‘workaholic’, ho cioè una dipendenza da lavoro, pertanto lavorare non solo non mi pesa più di tanto ma fondamentalmente mi diverte. Sono abituata a tenere ritmi molto serrati ma fa parte della mia natura. Fatico molto a rilassarmi completamente anche se ho molti interessi. Leggo tanto, ho una solida rete di amici che mi divertono e sostengono, ho una famiglia molto unita e due nipotine che mi danno un sacco di energie positive. Poi ci sono le mie gatte, la musica … il resto non si può dire

Negli ultimi giorni un altro caso di una donna uccisa dal suo ex marito a Musile. Che spiegazioni ci sono in merito a tutti questi casi di femminicidio per mano di ex, mariti, compagni e parenti.

Bisognerebbe divulgare di più. Allertare e sensibilizzare, far conoscere i campanelli d’allarme e i segnali di pericolo serio in una relazione. Il numero allarmante di omicidi degli ultimi anni attesta che c’è ancora troppo lavoro da fare sotto il profilo della prevenzione. Da non sottovalutare anche la vittimizzazione secondaria, quel fenomeno in cui incorre la vittima che è tale non solo per quanto subito ma anche a causa della negligenza o imperizia delle strutture cui si rivolge e degli organismi che dovrebbero essere preposti alla sua tutela.

 Si sente arrivata o pensa che possa dare ancora molto a se stessa e agli altri?

Sentirsi arrivati è, a mio avviso, il pensiero dei perdenti. E io sono una che non ama perdere. Mai.