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martedì 17 luglio 2018 0:16
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Posted by on mag 17, 2018 in Articoli Vari, Rubrica "IL GRIDO E IL SUSSURRO" | 0 comments

La Poesia al di sopra di tutto

IL GRIDO E IL SUSSURRO, l’angolo della poesia contemporanea internazionale

a cura di Zingonia Zingone

La poesia è sussurro divino e urlo che si alza dalle viscere dell’uomo. È rigorosa ricerca della verità. Un linguaggio universale che spinge il lettore a spogliarsi del superfluo e penetrare in sé, in quello spazio interiore dove non esistono barriere e ciascuno è battito di un battito più forte.

Il grido e il sussurro propone un viaggio attraverso le parole e i gesti del mondo. Ogni mese un poeta, un messaggio, uno spunto di riflessione.

/—/

Questo mese abbiamo deciso di presentare le poesie di un gruppo di scrittori del Nicaragua, in questo momento cosi doloroso che sta attraversando il loro paese. Dallo scorso 19 aprile, in seguito ad un corteo pacifico di alcuni studenti riguardo la riforma delle pensioni è scoppiata la guerra civile che ha causato  numerosissime vittime, di cui la maggior parte sono studenti universitari. È d’uopo, dunque, puntare il faro su questo paese di poeti, “così violentemente dolce”, come disse negli anni settanta Julio Cortázar, “di miele e polvere da sparo”, nelle parole dello scrittore tedesco Hermann Schültz. L’intenzione non è quella di supportare temi politici mediante la poesia, me di mettere la bellezza al servizio della verità e la giustizia.

Sono passati appena due mesi da quando ho presentato un mio libro in Nicaragua, dove sono stata accolta con entusiasmo e grande partecipazione, e il mio cuore mi spinge a rendere loro omaggio. Presento i testi di un gruppo di poeti della città di León, città che diede alla luce Rubén Darío, il cosiddetto “padre del modernismo”, nonché altre voci illustri del novecento ispanoamericano, Azarías H. Pallais, Alfonso Cortés e Salomón de la Selva. La città di León fu in vari momenti della storia la capitale del Nicaragua, ed è tradizionalmente conosciuta come “la città dei poeti”. I letterati si riunivano in circoli per dibattere, leggere e condividere i loro scritti, e scambiare notizie sulle novità letterarie internazionali. Questa tradizione è rimasta viva e ancora oggi è molto sentita. Tuttavia, negli ultimi quindici anni, ha preso piede un grande festival internazionale di poesia nella ricca città di Granada, anch’essa a più riprese capitale della nazione, facendo perdere visibilità ai poeti di León. I riflettori sono stati puntati altrove e la storica città dei poeti ne è rimasta oscurata.

Prendo spunto dalla serata passata in compagnia dei poeti locali, per far conoscere queste voci che seppur appassionate, faticano a trovare un collocamento nel panorama poetico nazionale: Ulises Alaniz, Ricardo Ríos García, Marcia Ondina Mantilla, Pedro Alfonso Morales Ruíz, Kevin Berry Ingram, Reinaldo Bordas e Juan Bautista Paíz. Questi poeti conducono vite molto diverse tra di loro ma quando si radunano intorno al tavolo della poesia, nei loro occhi brilla una gioia accesa e bambinesca. Le loro tematiche, spesso provocatorie, rompono la monotonia di una città per tanti versi ancora provinciale e vanno ad unirsi al grande canto del “paese dei poeti”, il Nicaragua.

 

 

POETI DELLA CITTà DI LEON  

 (Traduzioni di Zingonia Zingone)

 

ULISES ALANIZ (1987)

ulises Alaniz

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Simplificado 

 

Quiero regresar 

a las cosas simples

sin adorno. 

Simple, simplificado, 

simplemente regresar.

Levanté paredes

las llené de ruido

para compensar

la ausencia de voces.

Y ahora tropiezo y me quejo 

con un lamento 

que no suena como yo.

Y aunque duele,

soy feliz, simple, simplificado

cuando estoy solo. 

Sin adornos.

Simplemente solo. 

Quiero regresar.

 

Semplificato

 

Voglio tornare

alle cose semplici

senza fronzoli.

Semplice, semplificato,

semplicemente tornare.

Ho alzato muri

li ho riempiti di chiasso

per compensare

l’assenza di voci.

E adesso inciampo e mi lamento

con un lamento

che non ha la mia voce.

E anche se fa male,

sono felice, semplice, semplificato

quando sono solo.

Senza fronzoli.

Semplicemente solo.

Voglio tornare.

 

 

Vamos a dejar algo claro

 

No importa que te ignore,

vos insistís en buscarme.

Y aunque te falta gracia,

no puedo negar

me estás haciendo caer 

en tus encantos.

Pero quiero advertirte:

no puedo amarte solo a vos,

me tendrías compartido,

porque amo muchas cosas.

Amo estar solo.

Amo las cosas felices,

también las cosas tristes,

pero especialmente las tristes 

porque son dolorosamente dulces

o quizá dulcemente dolorosas. 

Y cuando te des cuenta

que te equivocaste

y escupas y maldigas,

tenés licencia para decirme todo,

menos que ignorabas 

el terrible enredo en que,

con todo gusto,

terminaste metiéndote. 

 

Mettiamo le cose in chiaro

 

Non importa se ti ignoro,

tu insisti a cercarmi.

E anche se sei poco aggraziata,

non lo nego

mi stai facendo cadere

nella tua rete.

Ti avverto però

non posso amare solo te,

mi dovrai condividere

perché amo molte cose.

Amo stare da solo.

Amo le cose felici,

ma anche le cose tristi,

specialmente quelle tristi

perché sono dolorosamente dolci

o forse dolcemente dolorose.

E quando ti accorgerai

che ti sei sbagliata

e sputerai e maldirai

ti autorizzo a dirmi di tutto,

tranne che ignoravi

il groviglio tremendo

nel quale con piacere

ti sei ficcata.

 

Mientras ando

 

Un hombre mata a su mujer.

Semanas después encuentran la cabeza 

cerca de un residencial: las delicias.

Ese mismo hombre se sentó junto a mí

un día de estos que iba en el bus 

con el tiempo apretado.

Dijo buenos tardes, sonrió

casi no cruzamos palabra.

Roncaba con la boca abierta

mientras yo iba distraído delineando 

los detalles borrados por la neblina.

Me bajé del bus, seguía dormido 

no me despedí.

La foto en el periódico no le sienta.

El pelo y la barba enmarañada

las manos detrás inmóviles

los ojos no dicen nada.

Me da miedo pensar que este y los otros por venir

andan en medio de  nosotros.

Peor aún, adentro.

 

Mentre vado

 

Un uomo uccide sua moglie.

Settimane dopo trovano la testa

vicino alla zona residenziale di las delicias.

Quello stesso uomo si è seduto accanto a me

uno di questi giorni che ero nel bus

e andavo di fretta.

Mi ha detto buonasera, ha sorriso

non ci siamo detti quasi niente.

Russava con la bocca aperta

mentre io, distratto, viaggiavo delineando

i dettagli cancellati dalla nebbia.

Sono sceso dal bus, lui dormiva ancora

non l’ho salutato.

La foto sul giornale non gli fa giustizia.

Barba e capelli aggrovigliati

le mani dietro, immobili

gli occhi muti.

Mi fa paura pensare che questo e altri ancora che verranno

viaggino in mezzo a noi.

Peggio ancora, dentro.

 

 

 

RICARDO RÍOS GARCÍA (1988)

 

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Nunca miró hacia atrás

 

Nunca miró hacia atrás,

Pero siempre quiso ser la mujer de Lot

 

Por eso le gustaba salar demasiado la carne de la cena

Para sentirse una estatua de sal en el comedor

 

Por eso le gustaba mal gastar el gas 

Para sentir que la cocina era una

Sodoma y Gomorra incendiada por la mano de Dios

 

Por eso le gustaba rezar por las noches

Para esperar el recado de los ángeles en el sueño

Y apalearlos con la escoba

Como si fueran gallos peleando

En el patio de la casa. 

 

Por eso le gustaba escuchar música en su mp4

Bailar

Emborracharse 

Pintarse

Seducir a los vecinos que de cerca soltaron 

El sulfuro de sus carnes.

 

Nunca miró hacia atrás

Pero siempre quiso ser la mujer de Lot

 

Por eso le gustaba  hacer ejercicios que regularan sus caderas

Proporcionaran elasticidad a sus piernas

Para correr  aquel día

Que la casa se incendio

Y perdió todas sus pertenencias. 

 

Nunca miró hacia atrás

Pero cuando lo hizo

Buscando sal en la tierra

Su cuerpo simplemente fue una visión de cenizas.

 

Non guardò mai indietro 

 

Non guardò mai indietro,

Ma volle sempre essere la moglie di Lot

 

Per quello le piaceva salare troppo la carne a cena

Per sentirsi statua di sale in sala da pranzo

 

Per quello le piaceva sperperare il gas

Per sentire che la cucina era una

Sodoma e Gomorra incendiata dalla mano di Dio

 

Per quello le piaceva pregare di notte

Per aspettare in sonno il messaggio degli angeli

E bastonarli con la scopa

Come se fossero galli in litigio

Nel cortile di casa.

 

Per quello le piaceva ascoltare la musica nel suo mp4

Ballare

Ubriacarsi

Truccarsi

Sedurre i vicini che da vicino liberavano

Lo zolfo della loro carne.

 

Non guardò mai indietro

Ma volle sempre essere la moglie di Lot

 

Per quello le piaceva fare ginnastica per proporzionare i fianchi

Fornire elasticità alle gambe

Per correre il giorno

Che si bruciò la casa

E smarrì tutti i suoi averi.

 

Non guardò mai indietro

Ma quando lo fece

Cercando il sale sulla terra

Il suo corpo fu soltanto una visione di cenere.

 

 

Secreto de Familia 

 

Padre

Yo también quería acariciar las piernas

De mi hermana,

Pero en ese momento oí cruzar por los pasillos de nuestra casa

La voz de mi madre

Como un taladro que rompe la tierra

Desordena la sangre

Y cada cosa que nos vincula

Y nos llama familia.

 

Este cuerpo por su demora

Todavía late con la desesperación de bestias

Que alguna vez se irían de mi sangre

Como un coagulo que sigue siendo para mi

Su recuerdo,

Desde allí contemplo la rosa que pudre sus manos

El dedo que un día para defenderse de la gangrena

Era un terrible tormento de hormigas

Picando el hueso duro de su garganta. 

 

Padre

Yo también quería acariciar las piernas

De mi hermana,

Pero usted dice:

 

Que el cielo estará abierto

Goteando la sangre de sus agrupados órganos

Como un pequeño juguete buscando

Las manos  dulces de mi madre.

 

Padre

Abra la puerta del cuarto

Mi hermana me ha dicho suavemente al oído:

Porque desnuda  estoy ante ti

Y te temo. 

 

Segreto di famiglia 

 

Padre

Anche io volevo accarezzare le gambe

Di mia sorella,

Ma in quel momento ho sentito attraversare i corridoi di casa

La voce di mia madre

Come una trivella che spacca la terra

Sparpaglia il sangue

E ogni cosa che ci unisce

E ci chiama famiglia.

 

Per la voglia trattenuta, in questo copro

Batte ancora come bestie disperate

Che un giorno usciranno dal mio sangue

Come il coagulo che è adesso per me

Il suo ricordo,

Da lì contemplo la rosa che marcisce le sue mani

Il dito che un giorno per difendersi dalla cancrena

Fu un terribile tormento di formiche

Che pungevano l’osso duro della sua gola.

 

Padre

Anche io volevo accarezzare le gambe

Di mia sorella,

Ma tu dici:

 

Che il cielo si aprirà

Gocciolando il sangue dei suoi organi raggruppati

Come un piccolo giocattolo che cerca

Le mani  dolci di mia madre.

 

Padre

Apri la porta della stanza

Mia sorella mi ha sussurrato all’orecchio:

Perché sono nuda davanti a te

E ti temo.

 

 

El colgado

Camisa  corbata  pantalón

Casi limpios.

 

Cabeza  manos  pies

Casi invisibles.

 

Movimiento hacia la izquierda

Movimiento hacia la derecha

 

Siente con toda la intensidad

La fuerza de una soga 

Que hunde sus dedos en un cuello maravilloso.

 

El descenso del aire,

Despacio.

 

La tierra en perfecta rotación.

 

Las moscas miran al cielo

Parece que nunca la música de sus alas

Acabaría de sonar.,

 

Hacen nido en el oído

De una melodía

Para buscar si acaso existe el alma. 

 

Yo creí entonces que la lengua así lo aseguraba: 

 

PERDONENME 

LOS CELOS ME MATARON.

 

Baila

Reza

Duerme.

 

L’impiccato

Camicia  cravatta  pantaloni

Quasi puliti.

 

Testa  mani  piedi

Quasi invisibili.

 

Movimento verso sinistra

Movimento verso destra

 

Sente con grande intensità

La forza di un cappio

Che affonda le sue dita in un collo meraviglioso.

 

La riduzione dell’aria,

Piano.

 

La terra in perfetta rotazione.

 

Le mosche guardano verso il cielo

Sembra che la musica delle loro ali

Non smetta mai di suonare,

 

Si annidano nell’orecchio

Di una melodia

Per cercare, se esiste, l’anima.

 

Mi è sembrato, allora, che la lingua lo assicurasse così:

 

PERDONATEMI

I CIELI MI HANNO UCCISO.

 

Balla

Prega

Dorme.

 

 

MARCIA ONDINA MANTILLA (1966)

 

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Viste 

 

De nuevo las gotas de agua en el cristal 

desafían la ley de la gravedad.

Pensaba en el vuelo y 

las gotas tomaron posesión del pensamiento.

La lluvia irrumpe de nuevo fría 

su agotador golpe se esparce en las aceras y 

borra las escupidas.

El vapor humeante del mediodía asfixia.

La travesía del vendedor de pan se interrumpe 

no llega hasta la cuadra 

regresa de la esquina 

tapa el pan con un plástico.

Iba empapado con el agua bebiéndose 

el cuerpo y sus temblores de mañana.

 

Hai visto

 

Un’altra volta le gocce d’acqua sul vetro

sfidano la legge della gravità.

Pensavo mentre volavo e

le gocce hanno preso possesso del mio pensiero.

La pioggia irrompe di nuovo, fredda,

il suo colpo sfiancante si sparge per i marciapiedi e

cancella gli sputi.

Il vapore fumante del mezzogiorno asfissia.

L’attraversata del venditore ambulante di pane si interrompe

non arriva alla fine dell’isolato

ritorna dall’angolo

tappa il pane con della plastica.

Avanzava zuppo con l’acqua bevendosi

il corpo e i suoi tremori mattutini.

 

de la muerte

 

Reciente fue la muerte de la Juana 

parecida a la muerte de Juanito

más triste todavía.

No hubo llanto 

no hubo vela 

ni amigas en la puerta acompañándola.

Para la gente murió 

a una hora inapropiada

las dos de la mañana, quizá un poco más tarde.

El reloj dio las tres y el féretro continúa descubierto.

La Juanita crucifijo en el pecho me recordaba 

otros muertos 

con sus manos blancas 

revelando sus huesos.

La enterraron a las diez 

había que olvidar la pérdida.

 

sulla morte

 

Di recente ci fu la morte di Juana

simile alla morte di Juanito

ma ancora più triste.

Niente pianti

niente veglia

nemmeno un’amica alla porta per accompagnarla.

Per la gente è morta

in un orario inadeguato

alle due di notte, forse un po’ più tardi.

Allo scoccare delle tre il feretro è ancora scoperto.

Juanita, con il crocifisso sul petto mi ricorda

altri morti

con le loro mani bianchi

che svelano le ossa.

La seppellirono alle dieci

bisognava dimenticare la perdita.

 

semejantes

 

Igual se llamaba otra señora.

Vendía atol 

pasaba por las tardes

empujaba su carretón.

Sus gritos se oían a dos cuadras.

Sus pasos eran inaudibles.

Un día 

no pasó más

dicen que fue tras su hijo perdido: 

lo capturó la guardia

lo buscaba día y noche

le faltaban horas.

 

simili

 

un’altra signora si chiamava allo stesso modo.

Vendeva farinata

passava di pomeriggio

spingendo la sua carretta.

Le sua grida si sentivano a distanza di due isolati.

I suoi passi erano impercettibili.

Un giorno

non passò più

dicono che sia andata dietro a suo figlio disperso:

lo aveva catturato la guardia

lo cercava giorno e notte

le mancavano le ore.

 

una especie de locura

 

Dónde vivo preguntó aquella mujer.

No recordaba su casa.

No recordaba su nombre.

Lo olvidó un día sin más. 

De vez en cuando la encuentro: 

nadie la reclama 

no tiene parientes 

no tiene casa 

no tiene vecindario.

Tiene 

un saco en la mano lleno de papeles

un vestido sucio

los pies descalzos

su estómago no sé cómo lo tiene

tampoco lo que piensa.

 

una specie di follia

 

Dove abito domandò quella donna.

Non ricordava la sua casa.

Non ricordava il suo nome.

Un giorno se ne scordò, così.

Ogni tanto la incontro:

nessuno la reclama

non ha parenti

non ha casa

non ha un quartiere.

Ha

un sacco pieno di carte in mano

un vestito lercio

i piedi scalzi

la pancia non so come sia

e nemmeno so a cosa stia pensando.

 

sin ansiedad

 

Un nuevo estreno abarrotó el cine: 

la gente hace filas 

espera ansiosa 

comenta el estreno.

Alguien espera al amigo que no llega 

iba por la calle 

de un país desconocido a ver el estreno.

Nadie: 

habló más de él 

no vio el estreno 

el tráfico continúa en las calles.

 

senza ansia

 

Una nuova premiere ha affollato il cinema:

la gente fa le file

aspetta con ansia

commenta la premiere.

C’è uno che aspetta l’amico che non arriva

camminava per le strade

di un paese sconosciuto per andare a la premiere.

Nessuno

ha più parlato di lui

non vide mai la premiere

per strada il traffico persiste.

 

 

PEDRO ALFONSO MORALES RUÍZ (1960)

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El día que me muera

―si es que muero porque la caída

no es otra cosa que la consecución

de la vida en otro sistema de vida y muerte―

te llevaré al parque a ver a los niños

que ya son hombres y mujeres de vida.

Si ese día llega, traeme un libro

en señal de que aún me querés

en el silencio de las obras de la poesía.

Llevá libros a mi entierro y cantalos

como si rieran conmigo las palabras.

¡Debés leerlo y compartirlo!

La lectura no es apariencia,

sino un modo de ser feliz a mi lado.

Metete infame sobre los libros

para que tus días sean árboles y pasión.

Entonces nadie morirá en el olvido.

 

Il giorno che io muoia

―se in realtà morirò perché la caduta

non è altro che la realizzazione

della vita in un altro sistema di vita e morte―

ti porterò al parco a vedere i bambini

che ormai sono uomini e donne di vita.

Se quel giorno arriva, portami un libro

segno che mi ami ancora

nel silenzio della poesia.

Porta libri al mio funerale e cantali

come se ridessero con me le parole.

Devi leggerne e condividerli!

La lettura non è apparenza,

ma un modo per essere felice al mio fianco.

Intrufolati nei libri

affinché i tuoi giorni siano alberi e passione.

Allora nessuno morirà nell’oblio.

 

Del que quiere vivir para la que nunca morirá

 

Cuando ya no estemos

y seamos ceniza en el viento

o tierra debajo de los árboles,

llegará la niña y le preguntará:

―¿Qué viste en mí si nada tengo?

―¡Poesía! ―responderá el niño.

―¡Hum!

―Vení ―le dirá el niño― te enseñaré

la poesía que la gente ignora:

no busqués versos ni poemas

que la poesía es emoción y tiene

color, música, espacio, danza, espíritu…

y está en todas partes de la vida.

¡La poesía es silencio y grito!

¡Nunca calla frente a la vida!

Ella es lenguaje y usa palabras:

queré las palabras, cuidalas, limpialas 

y quitale la vaguedad y la grasa

en el gimnasio de los libros.

Torcé el brazo del lenguaje

y friccioná la palabra para que cante.

La poesía detesta rutas viejas: no viste

falda ni pantalones ni usa fraquecitos.

Es pura, sencilla, desnuda sin elefantes.

Creé la palabra y la poesía: cambia 

la vida, el ser y la nada es botella del mar.

¡La poesía fundará nuestras vidas!

 

Da colui che vuole vivere a colei che mai morirà 

 

Quando non ci saremo più

e saremo cenere al vento

o terra sotto agli alberi,

arriverà la bambina e domanderà:

― Cosa hai visto in me se non ho nulla?

― La poesia! ― risponderà il bambino.

― Già!

― Vieni ― dirà il bambino ― ti insegnerò

la poesia che la gente non conosce:

non cercare né versi né strofe

perché la poesia è emozione e ha

colore, musica, spazio, danza, spirito…

ed è in ogni dove della vita.

La poesia è silenzio e grido!

Non tacere mai dinnanzi alla vita!

Che è linguaggio e usa le parole.

Ama le parole, prenditene cura, puliscile

e leva da loro la vaghezza e il grasso

nella palestra dei libri.

Torci il braccio alla lingua

e strofina ogni parola affinché canti.

La poesia detesta le vie già viste: non veste

né gonna né pantaloni e non usa piccoli frac.

È pura, semplice, nuda senza elefanti.

Credi nella parola e la poesia ti cambierà

la vita, l’essere e il nulla sarà una bottiglia in mare.

La poesia diverrà fondamento della vita!

 

De la maestra que enciende fogones

 

Mi maestra es linda y flaca. Gordos

son sus libros y ancha la biblioteca.

Un día me llevó a conocer los libros:

Desde entonces es amorosa en sus lecciones.

¡Si querés camino, buscá libros, me dijo!

Mi maestra me dio tiempo y curiosidad:

a su lado las clases son perfectas y festivas

y por ella supe por qué no se cae el vuelo.

¡Cada vez que vuelo sube 4 meses la vida!

Ella me regala sustantivos y verbos

y yo los enjuago y los conjugo: faltan sus ojos

y falta la escuela y se muere el clima.

Mi maestra me enseña palabras

y yo se las devuelvo pasadas por el fogón.

Una vez me mostró diccionarios

y vi que le faltaban muchas palabras

para quererla con temple y gramática.

¡Usted me gusta, maestra!, le dije,

y se puso triste por falta de sinónimos.

El poema se enamora de su poesía: 

eso lo sabe mi maestra y su inteligencia.

¡Maestra, le dije, necesito sus libros!

¡Tengo solo mi corazón y sus silabarios!

 

Riguardo la maestra che accende i fuochi

 

La mia maestra è magra e bella. Grassi

sono i suoi libri e larga è la biblioteca.

Un giorno mi ha portato a conoscere i libri.

Da allora è amorosa quando fa lezione.

Se vuoi fare strada, cerca i libri, mi disse.

La mia maestra mi ha dato il tempo e curiosità,

al suo fianco le lezioni sono perfette e festose

e da lei ho saputo perché non cade il volo.

Ogni volta che volo la vita sale di 4 mesi!

Lei mi regala sostantivi e verbi

e io li sciacquo e li coniugo: mancano i suoi occhi

e manca la scuola e muore il clima.

La mia maestra mi insegna le parole

e io gliele restituisco passate per il fuoco.

Una volta mi ha fatto vedere i dizionari

e ho visto che mancavano molte parole

per amarla con coraggio e grammatica.

Lei mi piace, maestra!, le dissi,

e divenne triste por mancanza di sinonimi.

Il poema s’innamora della sua poesia,

lo sanno la mia maestra e la sua intelligenza.

Maestra, le dissi, ho bisogno dei suoi libri!

Ho solo il mio cuore e i suoi sillabari!

 

 

KEVIN BERRY INGRAM (1976)

 

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Pacto

 

Y a pesar de ser diferentes 

decidieron juntar sus corazones.

Luego, cuando fueron uno, 

decidieron ponerle barrotes alrededor.

Ella para que él no se saliera, 

él para que nadie más entrara.

Fue un pacto sin palabras.

Aunque él sabía que todo ladrón 

fabrica su propia entrada.

 

Patto

 

Nonostante le loro differenze

decisero di unire i loro cuori.

Poi, quando furono uno,

decisero di metterci intorno le sbarre.

Lei per evitare che lui uscisse,

lui affinché nessun altro entrasse.

Era un patto senza parole.

Anche se lui sapeva che ogni ladro

architetta il suo ingresso.

 

Sunset

¿Habrá alguien que te admire con la misma pasión que yo cuando ya no estés?
Algo murmuraron las olas al retirarse, pero no entendí.

Volví a preguntar pero ya no estabas.

 

Sunset

Ci sarà qualcuno ad ammirarti con tanta passione come me quando più non ci sarai?
Mentre le onde si ritiravano hanno mormorato qualcosa, ma io non ho capito.

Ho rifatto la domanda ma non c’eri già più.

 

Por si volvés

Y con lo que tenía a mano te hice un farolito,

lo colgué de una rama para que te alumbre

por si decidís volver y el camino está oscuro.

 

Se ritorni

E con ciò che avevo a portata di mano ti ho fatto una piccola lanterna,

l’ho appesa ad un ramo per farti luce

in caso tu decida di tornare e la strada sia buia.

 

Solo

Cuando sólo toca esperar a que alguien llegue.
Cuando te das cuenta que la soledad no es igual a estar solo.
Cuando sé que estás cerca aunque no te vea.
Cuando sabés que allí sigo aunque no me veas.
Cuando al dormir beso las prendas que nunca te dí.
Porque no es lo mismo la soledad a estar solo.
Beso tu frente y te doy un abrazo. Te digo que te amo.
Hasta mañana que no te vuelva a ver.
Buenas noches…. Soledad.

 

Solo

Quando bisogna solo aspettare che qualcuno arrivi.
Quando ti accorgi che la solitudine non equivale a stare soli.
Quando so che sei vicino anche se non ti vedo.
Quando sai che ci sono ancora ma non mi vedi.
Quando prima di dormire bacio gli indumenti che non ti ho mai dato.
Perché non è uguale la solitudine a stare soli.
Bacio la tua fronte e ti do un abbraccio. Ti dico che ti amo.
Fino a domani quando non ti vedrò più.
Buona notte…. Solitudine.

 

 

Luna y sol

Llegué temprano a casa y decidí limpiar el jardín,

cortar algunas ramas crecidas y relajarme hablando con las flores.
Sintonicé una canción bien bonita en la radio…

“kiss me under the light of a thousand stars, place your head on my beating heart”…
No es fácil, nada es fácil.
El mundo sigue, vos seguís, todos siguen.
Yo ya no quiero seguir, me cansé, me quedé con vos, te quedaste en mí.
Sé que mi felicidad no dependerá nunca de vos, pero hay cosas que no puedo cambiar.
Que no te quepa duda alguna de que sos lo que más he amado.
Llegas en el momento indicado y te vas muy pronto..
Que te pediré perdón un millón de veces por los días que no brillé.
Que te agradeceré dos millones de veces por esas noches estrelladas.
Que me valen la guerra, la paz, la tecnología, el medioambiente, la política, la religión.
Que te perdí.
Que quiero que seás feliz.
Que me vale verga todo.
Que te amo..
Así es mi día, ¿Qué tal el tuyo?
Eso decía él mientras se ocultaba y ella salía.
Yo, dejé de limpiar.
Esta vez sin cigarro ni café. Me acosté en la hamaca buscando verla brillar.
La canción seguía sonando … “baby, we found love right where we are”…

 

Sole e luna 

Sono arrivato presto a casa e ho deciso di pulire il giardino,

tagliare alcuni rami lunghi e rilassarmi chiacchierando con i fiori.
Ho trovato alla radio una canzone molto bella…

“kiss me under the light of a thousand stars, place your head on my beating heart”…
Non è facile, nulla è facile.
Il mondo va avanti, tu vai avanti, tutti vanno avanti.
io non voglio più andare avanti, mi sono stancato, sono rimasto con te, e tu in me.
So che la mia allegria non dipenderà mai da te, ma ci sono cose che non posso cambiare.
Non dubitare mai del fatto che sei ciò che ho più amato.

Arrivi nel momento giusto e te ne vai troppo presto.
Ti chiederò scusa un milione di volte per i giorni in cui non sono stato brillante.
Ti ringrazierò due milioni di volte per le notti stellate.
Non m’importano né guerra né pace, né tecnologia né il medio ambiente, né la politica, né la religione.
Perché ho perso te.
E voglio che tu sia felice.
E non me ne freghi niente di niente.
Perché ti amo.
Così sono le mie giornate, e le tue?
Questo diceva lui mentre si nascondeva e lei usciva.
Io, ho smesso di fare le pulizie.
Questa volta senza sigaretta e senza caffè. Mi sono sdraiato nell’amaca per vederla risplendere.
La canzone risuonava ancora… “baby, we found love right where we are”…

 

REINALDO BORDAS (1989)

 

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Plana de un hombre regalándose al atardecer

 

Canso en mi rostro

una amarillez decadente de fin de jornada,

de cierre de archivadores y negocios.

Tengo en mi bolso el valor de los tenis blancos que me pediste.

Pienso en el humear

del gallopinto con queso que mi Mama frio para la cena.

Vos del otro lado de la calle te morís por vagar.

Viéndome como un huérfano enfermo ve a su Papá adoptivo.

 

Primo piano di un uomo che si dà via al tramonto

 

Stanco sul mio volto

un giallognolo decadente di fine giornata,

di chiusura degli archivi e degli affari.

Ho in tasca la cifra delle scarpe da tennis bianche che mi hai chiesto.

Penso al fumo che esce

dal gallopinto* col formaggio che la mamma ha fritto per cena.

Tu dall’altra parte della strada muori dalla voglia di spassartela con me.

Mi guardi come un orfano malato guarda il suo papà adottivo.

 

(*) Piatto tipico del Nicaragua, composto da riso e fagioli.

 

Cuento de un pantalón

 

Lo dejaste en la cama el día que amanecimos

bebiendo y fumando.

Lo doblo en el perchero y debería bailar con él

como las señoritas con su vestido de quinceañera.

Noto el desgaste de pretina ruedos y costuras.

Sigue siendo angosto

las mismas manchas almidonadas

las mismas marcas del planchador.

Mis brazos

deben dormir entre sus mangas formar una tijera humana.

Después prenderle fuego.

Debería usarlos o cortarme un short con estilo.

No importa,

la ropa no es culpable de cubrir su inmundicia.

 

La storia di un pantalone

 

Lo lasciasti sul letto il giorno che ci svegliammo

bevendo e fumando.

Lo piego sulla stampella e ci dovrei ballare

come fanno le signorine con il vestito del loro debutto.

Noto l’usura dei fianchi, dell’orlo e delle cuciture.

È sempre stretto

le solite macchie inamidate

i soliti segni del ferro da stiro.

Le mie braccia

dovrebbero dormire tra le sue gambe e formare una forbice umana.

Poi dovrei bruciarlo.

Dovrei usarli o tagliarli tipo short con stile.

Non importa,

i vestiti non sono colpevoli dell’oscenità che coprono.

 

Sin título 

 

Este texto no debería discursear sobre ir al parque

sino sobre tu chiflido

afuera de la oficina

que mide las puertas

o el camino.

El chiflido que no hace crecer flores

ni provoca celos de pájaros

pero es como colmillos que irritan mi esclavitud laboral y moral

que contrapone mi pereza de cartas correos y mensajes.

Me levanta por fin de mi silla

tiro el lápiz y apuño los ojos.

El chiflido otra vez y una manzana en la bolsa

o un cigarro o una bolsa de maní embolsado.

El chiflido de zapatero

de transportista

de jugador

de lustrador

de mandato o de imposición.

Y vayamos al parque.

Como dos bancos a quienes las coronas,

las flores, las manchas y la brisa le hacen inagotables los días.

 

Este poema no debería abordar sobre ir al parque

sino sobre un sonido ocurrente

un soplo más bien a través de tus labios fruncidos

la canción de dos hombres,

cuando los problemas se suben a la cabeza

cuando las simples ganas de acercarse

me hacen ceder a los golpes del teclado

entre planes e informes

el parpadeo del monitor

a la falla sísmica que se inquieta debajo de mi escritorio

y después del silbido

ir al parque a pie

ocupar una banca cálida y estacionaria

mientras los guises abren la boca de tragaluz.

 

Senza titolo 

 

Questo testo non dovrebbe parlare dell’andata al parco

piuttosto del tuo fischio

fuori dall’ufficio

che misura le porte

o la strada.

Il fischio che non fa germogliare i fiori

e non provoca il calore agli uccelli

ma come zanne irrita la mia schiavitù lavorativa e morale

e contrasta la mia pigrizia di lettere, mail e messaggi.

Mi fa alzare dalla sedia

buttare la matita e stringere gli occhi.

Di nuovo il fischio e una mela in tasca

o una sigaretta o un sacchetto di noccioline.

Il fischio da calzolaio

da camionista

da giocatore

da lustrascarpe

da mandato o da imposizione.

E andiamo al parco.

Come due panche alle quali le corone,

i fiori, le macchie e la brezza rendono i giorni infiniti.

 

Questa poesia non dovrebbe riguardare l’andata al parco

bensì quel rumore pittoresco,

il soffio che attraversa le tue labbra serrate

e diventa la canzone di due uomini,

quando i problemi montano alla testa

quando la voglia di stare vicini

mi fa levare le mani dalla tastiera

tra progetti e resoconti

il monitor lampeggia

e si agita la faglia sismica sotto la mia scrivania

e poi il fischio

e andiamo a piedi al parco

a occupare una panca accogliente e stazionaria

mentre i kiskadì aprono le bocche come lucernari.

 

 

 

JUAN BAUTISTA PAÍZ (1964)

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La noche difumina rostros, la luna platea esmeraldas

 

La rala piel de la oscuridad no es inmune a la luz

y borda con tacto de artista 

los bocetos inexistentes

con madeja de aura luminosa 

para que dos cuerpos se atraigan

coloreados por el halo multicolor 

sin saber porque no se rechazan en el campo energético.

Los rostros se deshacen 

porque nunca existieron en la dimensión paranormal

pero los clarividentes aseguran visualizar

los bordes de los que no han nacido.

La luna rubrica con su pluma plateada

que las esmeraldas no solo se encuentran en las almejas 

sino en la raya que deja el aura 

en el bosquejo frontera de la noche y el alba. 

 

La notte indebolisce i volti, la luna argenta gli smeraldi

 

La pelle sottile del buio non è immune alla luce

e orna con tatto d’artista

gli schizzi inesistenti

con la matassa dall’aura luminosa

così i due corpi si attraggono

colorati dall’alo multicolorie

senza sapere perché non si respingono in campo energetico.

I volti si sciolgono

perché non sono mai esistiti nella dimensione paranormale

ma i veggenti assicurano che sono visibili

i contorni di quelli che non sono ancora nati.

La luna elenca con la sua penna argentata

che gli smeraldi non si trovano solo nei molluschi

ma pure nella scia che lascia l’aura

in uno schizzo frontiera tra la notte e l’alba.

 

 

Cavaré sobre imposibles

 

El hueco que cavaré en el territorio de lo imposible

no será suficiente para sepultar a los pesimistas

incrédulos, egoístas y conformistas.

El hoyo que escarbarè servirá para enterrar

a los malos poemas

con sus gerundios, diminutivos, frases trilladas y clichés.

El espacio que abriré en la sombra de nadie

sellarà con su estilo al buen poeta

que escribe sin inspiración, sin sueño

pero influenciado de todos los poetas.

 

Scaverò nell’impossibile

 

Il buco che scaverò nel territorio dell’impossibile

non sarà sufficiente per seppellire i pessimisti

gli increduli, gli egoisti e i conformisti.

Il buco che scaverò servirà per sotterrare

le poesie brutte

con i loro gerundi, i diminutivi, le frasi trite e ritrite e i cliché.

Lo spazio che aprirò all’ombra di nessuno

con il suo stile farà da sigillo al poeta bravo

che scrive senza ispirazione, senza sogni

ma influenzato da tutti i poeti.

 

 

Porqué los poetas escriben como si estuvieran tristes

 

La mayoría de los poemas que escriben los poetas son tristes

parecido a una madrugada sin trinos.

Aunque el título del poema es alegre, el poema es desolador.

El poeta lee el poema con voz de duelo

esto lo transmite a sus oyentes, o lectores cuando lo leen, cuando lo escuchan.

Muchos lectores cuando leen poemas tristes terminan llorando

deprimidos o decepcionados 

porque ellos son lectores tristes.

Hay poetas que te hacen reír pero de tristeza.

Hay poetas que te hacen llorar pero de alegría.

A los poetas no los comprenden

A los poetas los descriminan: les dicen raros como agua en el desierto

locos como cuerdos de mentira

aburridos como la soledad

que no son de este planeta 

que no pisan el suelo con sus pies

que andan alucinando 

que son irreales, pero se reflejan  en algún 

pintor que no existe

que no son de cerebro y espina dorsal.

¿Ahora comprenden de porqué los poetas, son tristes?

 

Perché i poeti scrivono come se fossero tristi

 

La maggior parte delle poesie che scrivono i poeti sono tristi

come l’alba senza cinguettii.

Anche se il titolo della poesia è allegro, il testo è desolante.

Il poeta legge la sua poesia con voce funebre

questo trasmette agli udenti, ai lettori che lo leggono, quando lo ascoltano.

Molti lettori quando leggono poesie tristi finiscono in lacrime

depressi o disincantati

perché loro sono dei lettori tristi.

Ci sono poeti che ti fanno ridere ma di tristezza.

Ci sono poeti che ti fanno piangere ma di allegria.

I poeti non vengono compresi.

I poeti vengono discriminati, vengono chiamati rari come l’acqua nel deserto

pazzi come dei finti assennati

noiosi come la solitudine

esseri di un altro pianeta

esseri che non hanno i piedi per terra

che girano allucinati

e non sono reali, ma si riflettono in qualche

pittore che non esiste

e non hanno né cervello né spina dorsale.

Adesso capite perché i poeti, sono tristi?