Pages Menu
Seguici suRssFacebook


martedì 18 dicembre 2018 23:28
Categories Menu

Posted by on nov 13, 2018 in Rubrica "IL GRIDO E IL SUSSURRO" | 0 comments

Thiago Ponce de Moraes

IL GRIDO E IL SUSSURRO, l’angolo della poesia contemporanea internazionale

a cura di Zingonia Zingone

La poesia è sussurro divino e urlo che si alza dalle viscere dell’uomo. È rigorosa ricerca della verità. Un linguaggio universale che spinge il lettore a spogliarsi del superfluo e penetrare in sé, in quello spazio interiore dove non esistono barriere e ciascuno è battito di un battito più forte.

Il grido e il sussurro propone un viaggio attraverso le parole e i gesti del mondo. Ogni mese un poeta, un messaggio, uno spunto di riflessione.

/—/

Thiago (1)Il giovane poeta brasiliano Thiago Ponce de Moraes ha la capacità di sorprende il lettore non solo per il suo sguardo profondo e intenso, ma per gli inaspettati giri che prende la sua voce poetica che come una spirale va salendo e sfiorando diverse forme di linguaggio. A questo proposito, la poetessa Francesca Cricelli, anche traduttrice delle poesie che qui presentiamo, dice: “la poetica di Thiago è diversa da ciò che potrebbe contraddistinguere la poesia contemporanea brasiliana perché la sua ricerca lo porta sempre al limite tra la parola e il senso. È in rapporto sia con la tradizione sia con la ricerca dell’avanguardia. I suoi riferimenti letterari, spesso, vengono dalle letture di autori stranieri. Riesce come poche persone a unire il pensiero profondo e filosofico all’essenzialità dei versi, tendendo a volte verso una forma quasi ermetica, ma sempre forte e profonda.”

Nella loro versione originale, queste poesie portano il timbro dolce e sensuale della lingua brasiliana ma a tratti si sente una spinta che taglia e appuntisce i suoni, come volendo fuggire verso altri lidi che però conservano, seppur nel rigore, il ritmo e l’armonia dell’idioma. L’amore è il cardine della sua espressione, perché Ponce de Moraes è innamorato della bellezza espressa attraverso la donna, la vita, la giustizia.

Thiago foto de Manuel BecerraTHIAGO PONCE DE MORAES (Brasile) è nato a Rio de Janeiro nel 1986. Poeta, traduttore e docente, ha pubblicato i libri di poesia Imp. (Caetés, 2006) e Dobres sobre a luz (Lumme Editor, 2016, finalista del prestigioso Premio Jabuti). È dottore in Letteratura Comparata presso l’Università Federale Fluminense (UFF) con una tesi su Paul Celan.

Le prime quattro poesie sono parte del suo libro, ancora inedito: Celacanto. Le altre poesie sono tratte dal suo ultimo libro, Dobres sobre a luz.

 

 

 

 

 

(Traduzioni di Francesca Cricelli)

 

 

AO CAIR DO DIA

barcos sobre a imprevisibilidade das ondas

horizonte ligeiramente curvo

à distância

teus ombros prestes a partir

 

NELLO SPEGNERSI DEL GIORNO

 

barche sull’imprevedibilità delle onde

l’orizzonte appena curvo

in lontananza

le tue spalle pronte a partire

 

 

AS MIGRAÇÕES que realizam teus pássaros

Peixes nuvens

Cartas endereçadas a quem a ninguém

Despedidas a meio caminho

Despedaçadas

Sem tino ou destino

Cada palavra ave pronúncia

Nada daquilo que leva revela

 

LE MIGRAZIONI che fanno i tuoi passeri

Pesci nuvole

Lettere indirizzate a chi a nessuno

Addii a metà strada

Spezzati

Senza senno né follia

Ogni parola aviaria pronuncia

Nulla di ciò che si porta rivela

 

 

ESTA MEMÓRIA que me olha

Memória de barcos sob e sobre o azul

Em movimento leve de animal que se espreguiça ao sol

E soa feito o vento que por eles passa e faz ranger suas madeiras

Razoavelmente pintadas

Barcos sem a consciência parca

De que são pensados

 

O vento que depois de tanto tempo sinto

Bate à fronte junto à imagem aquática

Daquele sonho vivo rente ao horizonte

Na calma da paisagem a avançar sutil

Olhos adentro

Passado vertido em presença

Que revolve a terra quase seca da saudade

 

 

QUESTA MEMORIA che mi guarda

Memoria di barche sotto e sopra l’azzurro

In movimento leggero come un animale che si stiracchia al sole

E suona come il vento che le sfiora e fa cigolare il legno

Ben colorate

Le barche senza la poca coscienza

Di essere pensate

 

Il vento che dopo tanto sento

Battere sulla fronte insieme all’immagine acquatica

Di quel sogno vivo sull’orizzonte

Nella quiete del paesaggio avanza piano

Dentro gli occhi

Il passato fatto presenza

Che mescola la terra quasi arida di nostalgia

 

ARAR AS TERRAS desregradas

arar o raro desde as margens

arar e sem cercar de arame

arar assim como quem ora

arar então como quem ama

assim também como

quem come

a carnadura da fome

e com demora ara

arar como quem ora

tem por sob as rodas

um caminho

ora tem por sobre o céu

sem artifícios

à frente os aros

arar como quem mora

enquanto ara

arar como quem pássaro

que de passagem encontra

o escuro e o claro

e corta e ultrapassa o gesto

paisagem por que esta fala

vara

arar quem sabe

aquilo que escapa

arar senão arar

a vida vária

 

ARARE LE TERRE smisurate

arare il raro dagli argini

arare senza filo spinato

arare come chi prega

arare allora come chi ama

così come

chi mangia

dalla fame la carne

e lentamente ara

arare come chi ora

ha sotto le ruote

la strada

ora ha sopra di sé il cielo

senza sotterfugio

dinnanzi ai solchi

arare come chi vive

mentre ara

arare come chi passero

di passaggio trova

lo scuro e il chiaro

e frastaglia e oltrepassa il gesto

paesaggio perché questo parlare

sbarra

arare chissà

ciò che ci sfugge

arare dunque arare

la vita varia

 

 

A BELEZA QUE TENS, não a que dás,

Roça a eternidade nos meus olhos.

Sob as árvores, da sombra que a Natureza concede,

Sinto os teus dedos leves repousarem em minha nuca.

Teus lábios breves – a tua pele –

A minha voz dispersam: instantes da tarde.

Sobre meu peito deitada lanças tua sombra, teus cabelos,

A beleza que tens: é efêmera e me basta.

 

 

LA BELLEZZA CHE HAI, non quella che dai,

Sfiora l’eternità nei miei occhi.

Sotto gli alberi, dall’ombra che la Natura concede,

Sento le tue dita lievi riposare sulla mia nuca.

Le tue labbra brevi – la tua pelle –

La mia voce disperdono: istanti del pomeriggio.

Sul mio petto sdraiata getti la tua ombra, i tuoi capelli,

La bellezza che hai: è effimera e mi basta.

 

 

QUANDO DORMES precária como o dia,

Assinalada por tão densa luz,

Carregas um peso somente teu.

Quando, à margem de qualquer figura

(Como esta em que remota finges)

Segues despreocupada em teu sono,

Em lugar algum perguntam por ti.

Quando pendes ebúrnea, silenciosa,

Ébria – num momento antes do gesto

Límpido de um pássaro que não sofras –,

Tornas-te calmamente este dia.

E nenhum alísio sopra em teu peito,

Nenhum sonho ou cinzel ousa talhar

O mínimo detalhe em que acordas.

 

 

QUANDO DORMI precaria come il giorno,

Segnata da così densa luce,

Porti un peso che è solo tuo.

Quando, agli argini di una qualunque figura

(Come questa in cui ti fingi remota)

Segui senza preoccuparti nel tuo sonno,

Da qualche parte chiedono di te.

Quando pendi eburnea, silenziosa,

Ebbra – in un momento prima del gesto

Limpido come un passero, che tu non soffra -,

Ti trasformi calmamente in questo mattino.

E nessun aliseo soffia nel tuo petto,

Nessun sogno o scalpello osa intagliare

Il minimo dettaglio in cui ti svegli.

 

 

Léxico do exílio

a Mohsen Emadi

 

Para tua bicicleta escrevo o movimento,

Inscrevo-a no meu vocabulário. Para cada volta entre as ruínas do mundo,

Entre os silêncios do mundo – nossas falas, esses nadas.

Sinto tua dor se abrir como voragem. Toco as feridas, toco as chagas.

Leio da tua pele estas linhas sem linguagem, estes sulcos

Fingem rostos de um idioma inavegável – inacessível, miragem.

Adentro tua morada à deriva. E na deriva da saudade te encontro.

 

Abraço-te, amigo, abraçamo-nos –                                               دلتنگی

 

Deslocamo-nos, os destinos sem pedais. Os sentidos,

Sentimo-los: estamos inteiros em cada, ouço tua chamada.

Não há territórios nem fronteiras.

Alheios: selvagens, selvagens.

Traduzimo-nos ao indizível, ao sem sentido de partir.

Entre nossas vozes o espaço necessário,

Margens que se buscam e se afastam –

Dois pulmões, duas raias de palavras: apátridas.

 

LESSICO D’ESILIO

a Mohsen Emadi

Per la tua bicicletta scrivo il movimento,

Lo inscrivo nel mio vocabolario. Per ogni giro tra le rovine del mondo,

Tra il silenzio del mondo – le nostre chiacchiere, questo nulla.

Sento il tuo dolore che s’apre come voragine. Tocco le ferite, tocco le piaghe.

Leggo sulla tua pelle righe senza linguaggio, questi solchi

Fingono il volto di una lingua innavigabile – inaccessibile, miraggio.

Entro nella tua casa alla deriva. E nella deriva della nostalgia io ti trovo.

 

Ti abbraccio, amico, ci abbracciamo -  دلتنگی

 

 

Ci spostiamo, i destini senza pedali. I sensi,

Li sentiamo:  in ogni cosa siamo interi, sento la tua chiamata.

Non ci sono territori né confini.

Alieni: selvaggi, selvaggi.

Ci traduciamo all’indicibile, al senza senso del partire.

Tra le nostre voci lo spazio necessario,

Argini che si cercano e s’allontanano –

Due polmoni, due corsie di parole: apatrida. 

TU –

sempre tu no princípio de tudo,

tu

__________ de amplitude,

tu

multitudinoso, infindo,

tempestuoso mar,

avulso, vivo,

tu:

teus olhos sombras

cheios de estrelas

cobrem as areias, ondas

sussurram conchas,

cascos, corais

incendeiam

o fundo.

 

 

TU –

Sempre tu nel principio di tutto,

tu

__________ d’ampiezza,

tu

multitudinoso, infinito,

tempestoso mare,

spaiato, vivo,

tu:

i tuoi occhi ombre

pieni di stelle

coprono la sabbia, le onde

sussurrano conchiglie,

scafi, coralli

incendiano

il fondo.