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lunedì 22 aprile 2019 13:08
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Posted by on gen 30, 2019 in Articoli | 0 comments

“I luoghi e le storie più strane di Roma” Giulia Fiore Coltellacci

pag. 384

Newton Compton Editori

2018, € 12,90.

A cura di Giulietta Rovera 

Per chi come la sottoscritta vive a Roma da quarant’anni e crede di sapere tutto, ma proprio tutto della capitale, è un duro colpo scoprire che in realtà non sa niente di niente. Responsabile dell’amara sorpresa è l’ultima opera di Giulia Fiore Coltellacci, “I luoghi e le storie più strane di Roma”. Un libro, questo di Giulia Fiore, che ha il pregio non solo di colmare le tue lacune, ma di farlo con tanta allegra ironia che una volta cominciato è quasi impossibile interromperne la lettura. L’autrice non sale in cattedra, non pontifica mai, non ti fa sentire quell’ignorante che in realtà sei, ma ti prende per mano e ti accompagna per le strade della città raccontandoti storie e aneddoti – frutto non di fantasia, ma di accurate e minuziose ricerche in archivio. Pare quasi di sentirla, la sua voce, mentre ti conduce a Trastevere e con tono divertito ti illustra i pregi della chiesa di San Pasquale Baylon, il fraticello diventato il santo patrono delle zitelle, cui si rivolgevano per trovare marito “le giovani piene di speranze come anche le vecchie quasi alla disperazione”. Il top della notorietà il santo lo raggiunse nel Sette e Ottocento, quando la non maritata non aveva lo charme che ha conquistato la single in tempi recenti. Essere zitella, allora, era la cosa peggiore che potesse capitare a una donna: a porvi rimedio ci pensava San Pasquale, cui si doveva recitare una filastrocca, dedicare una novena e aspettare poi fiduciose che comparisse nei sogni della questuante in compagnia di colui che ne sarebbe diventato il marito. La nota curiosa è che San Pasquale Baylon è anche il protettore di cuochi e pasticceri e sarebbe l’inventore dello zabaione, cui le mogli – quando il Viagra ancora non era in uso – facevano ricorso per rinvigorire il marito giù di tono. In ogni caso, niente paura: “un maritozzo Roma non lo nega a nessuno”.

Da Trastevere, Giulia Fiore ci conduce nei pressi di Piazza Navona, a Piazza Fiammetta. Al contrario di quanto si crede, la piazza non è dedicata alla protagonista del Decameron di Boccaccio, ma a una prostituta: fatto che ha del paradossale, trovandosi nella città dei papi “lungo la via percorsa da milioni di devoti pellegrini per raggiungere il Vaticano”. Fiammetta Michaelis non era una meretrice da quattro soldi, ma una cortigiana d’alto bordo. Allora, l’onorabilità delle donne di malaffare “era direttamente proporzionale a quella dei clienti”. E il cliente di Fiammetta era niente popò di meno che il cardinale Iacopo Ammannati Piccolomini, fine e colto umanista. Nel 1479, alla sua morte, il cardinale le lasciò un’ingente patrimonio immobiliare, compreso un delizioso palazzetto con tanto di loggia. Papa Sisto IV fece bloccare il testamento, cui seguirono peripezie legali, al termine delle quali Fiammetta rientrò in possesso dei beni, non per i servigi resi ma “per amore di Dio e provvederla di una dote”. Dalle braccia del cardinale, questa “damigella di singolare beltà” passò in quelle di Cesare Borgia, figlio di Papa Alessandro VI. Come le altre “cortigiane oneste”, frequentava la chiesa di Sant’Agostino, dove volle essere sepolta. L’idea di dedicare una piazza a una prostituta è meno strana di quanto sembri, conclude Giulia Fiore, “considerando che ai clienti di chissà quante prostitute sono dedicate vie, piazze e viali”.

Altra tappa obbligata per il turista è la Bocca della Verità. La tentazione di farsi fotografare con la mano infilata nelle fauci del fauno barbuto scolpito nella pietra è irresistibile. Narra la leggenda che nei tempi antichi veniva sottoposto a questa sorta di macchina della verità colui – o colei – sospettato di mentire: al malcapitato che aveva detto il falso, veniva mozzata di netto la mano dal morso di quella inflessibile divinità. Pochi sanno che questo che è uno dei monumenti più visitati al mondo altro non è che il tombino di una fogna: “ma che tombino e che fogna”, ci ragguaglia Giulia Fiore. Si trattava infatti della “Cloaca maxima, la più antica e grandiosa rete fognaria mai esistita”.

Questi sono solo alcuni delle decine di luoghi rivisitati dall’autrice di un libro assolutamente inconsueto, miniera inesauribile di notizie, fatti e misfatti: chi immaginerebbe che in una chiesa della capitale dello Stato pontificio, San Giovanni a Porta Latina, sul finire del Cinquecento e in piena Controriforma si celebrassero matrimoni gay? Che è dal 300 a.C. che l’isola Tiberina, dove aveva sede il tempio di Esculapio, è sede di strutture ospedaliere? Che una discarica, “ben riuscito esempio di raccolta differenziata” nel corso dei secoli si sarebbe trasformata in “uno dei più affascinanti e inusuali monumenti di Roma”: Monte dei Cocci al Testaccio, cui oggi puoi avere accesso solo grazie a visite guidate su prenotazione? O che nella cappella di una chiesa, Santa Maria della Vittoria, è possibile assistere all’ “orgasmo” più famoso della storia dell’arte: quello di una santa?  L’Estasi di santa Teresa di Gian Lorenzo Bernini non lascia infatti adito a dubbi, ne era persuaso perfino il Marchese De Sade, “piuttosto disinvolto in materia erotica”.

“I luoghi e le storie più strane di Roma” di Giulia Fiore Coltellacci: un libro assolutamente unputdownable, come dicono gli inglesi.