Pages Menu
Seguici suRssFacebook


giovedì 14 Novembre 2019 0:53
Categories Menu

Posted by on Giu 11, 2019 in Articoli | 0 comments

Ancora un giro di chiave

Nino Marano. Una vita fra le sbarre.

di Emma D’Aquino

€ 17

Baldini + Castoldi 

pagg. 190

A cura di Giulietta Rovera

Con la cifra irrisoria di € 17 puoi provare il brivido di soggiornare nelle patrie galere. E’ quanto riesce a infonderti la nota giornalista RAI Emma D’Aquino in Ancora un giro di chiave. Un libro difficile da classificare perché è una sorta di biografia a tre voci: la sua, quella del pluriomicida Nino Marano, e quella di Sarina, moglie di Nino. Difficile da classificare perché è anche indagine psicologica, denuncia sociale, documento, saggio avvincente per il susseguirsi di colpi di scena che ti colgono disarmato. Quella di Nino Marano poteva essere una vita banale, condita di miseria, violenza, tenaci legami familiari, trasgressioni di poco conto. Una vita come tante. Che invece il carcere trasforma in vicenda emblematica. La prima volta, Nino finisce in galera a Catania per il furto di un motorino. Poi, per reati più o meno analoghi, ma che per via del reiterarsi del delinquere, indicano che il detenuto non si è ravveduto, e quindi merita pene sempre più lunghe e pesanti. In carcere, Nino imparerà che vige una legge non scritta ma non per questo meno rigorosa: se non reagisci ai soprusi sei fatto a pezzi, se ti comporti da “infame” ti guadagni la condanna a morte. Nino impara in fretta, e in fretta impara a distinguere gli amici dagli infami, a farsi “rispettare”, reagendo sempre, non subendo mai. Il che lo porta a commettere una serie di reati sempre più gravi. E’ così che un giovane non violento si trasforma in pluriomicida: la prima volta ammazza perché l’offesa è imperdonabile, ma la seconda non è che uno sgarro. Ad ogni crimine seguono punizioni – cella d’isolamento, privazione di cibo, pestaggi – e trasferimenti da carceri dove l’intransigenza è blanda, ad altri in cui i diritti umani vengono brutalmente calpestati. In quanti istituti di pena è soggiornato Nino Marano, dal 1965 al 2014? Non è facile tenere il conto. Da Catania a Favignana, da Pianosa ad Augusta, Voghera, Biella, Palermo, Saluzzo, Enna, Caltanissetta, Noto, Reggio Calabria, Agrigento, Matera, Alghero, Porto Azzurro, Termini Imerese …: mezzo secolo di peregrinare per l’Italia. Nino Marano imparerà a carissimo prezzo l’arte di sopravvivere reagendo agli sgarri dei compagni, ma anche alle insopportabili durezze del regime carcerario organizzando fughe, rivolte violente e sanguinose, cui seguono inesorabili i pestaggi, le punizioni, le condanne. 

     Con una prosa secca, incalzante, Emma D’Aquino racconta una vera e propria odissea: non mancano accenti toccanti e rivelazioni sconvolgenti – come la descrizione minuziosa dell’assassinio di un infame. Se la voce di Marano è prevalente ed è destinata a lasciare una traccia incancellabile nel ricordo, quella della moglie Sarina, anche se le è accordato meno spazio, non è da meno. Colpisce non solo la fedeltà di questa indomita creatura, ma la sua devozione, l’abnegazione con la quale sacrifica ogni istante libero per raggiungere il marito ovunque si trovi. “Non ho mai saltato un colloquio”, dice, che Nino si trovasse a Catania come a Saluzzo, a Porto Azzurro come a Potenza: eppure ha tre figli cui badare con i pochi soldi che Nino riesce a raggranellare con il lavoro che svolge in carcere e quello che lei guadagna sgobbando da mattina a sera in un magazzino di arance. Con il tempo, Nino capirà il valore del rispetto degli altri e del rispetto di sé, tant’è che il 22 maggio 2014 il detenuto più longevo d’Italia per reati commessi in carcere ottiene la liberazione condizionale e può finalmente ricongiungersi con Sarina. Nel maggio 2019, se il giudice di sorveglianza darà una valutazione positiva del comportamento tenuto in questi anni di libertà da Nino Marano, emetterà un’ordinanza in cui dichiarerà estinta la pena. Ancora un giro di chiave di Emma D’Aquino è un saggio magistrale, che sa cogliere e restituire al lettore non solo le infinite sfumature che caratterizzano le personalità dei protagonisti di questa vicenda inconsueta, ma anche l’atmosfera claustrofobica di chi è condannato a vivere dietro le sbarre.

Post a Reply