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giovedì 14 Novembre 2019 0:52
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Posted by on Set 25, 2019 in Articoli Vari, Slideshow | 0 comments

“Scrittrici a Parigi”

Anna M. Verna

Luciana Tufani Editrice

Pag. 300

€ 14

2019

A cura di Giulietta Rovera

George Sand è famosa per aver indossato abiti maschili, fumare il sigaro ed essere stata l’amante di Chopin. Il che è piuttosto riduttivo, perché il numero delle sue relazioni sentimentali – con giovani di bell’aspetto, geniali e malaticci – non è quantificabile. Perché seppe gestire sia il rapporto con il marito sia con figli e nipoti, che amò e mantenne vita natural durante. E perché si dedicò con appassionato fervore all’impegno politico, all’attività di giornalista e di scrittrice. Amantine Aurore Lucile Dupin in arte George Sand nacque nel 1804 a Parigi. Erano un’esigua minoranza, a quel tempo, le donne che riuscivano a vivere del proprio lavoro e ad amministrare famiglia, amanti e proprietà terriere. George Sand ci riuscì. A lei Anna Verna, nel saggio “Scrittrici a Parigi”, dedica pagine destinate a lasciare il segno per ricchezza di informazioni e felicità di scrittura, dandoti alle volte la sensazione di prenderti per mano e condurti nei luoghi da Sand abitati, nei ristoranti da lei frequentati. Romanziera ammirata da Balzac, Flaubert e Sainte-Beuve, animata dal “sentimento religioso e filosofico dell’eguaglianza” scrive Verna, Sand invocò a più riprese una riforma del diritto di famiglia che emancipasse la donna dalla tutela del marito – il suo, a dire il vero, un personaggio assai comprensivo. Dotata di una lucida visione della situazione politica, seppe aprire con i suoi scritti squarci sulla società parigina dell’epoca. 

     In “Scrittrici a Parigi” Anna Verna non si limita alla vita di George Sand. Protagoniste di questo mirabile saggio sono infatti le più grandi scrittrici di Francia degli ultimi trecento anni. In ogni biografia – che si tratti di George Sand o Violette Leduc, Madame de Staël o Colette, Marguerite de Valois o Simone de Beauvoir     Verna non si limita al racconto della loro vita e all’analisi della loro opera, ma ci dà ritratti che conservano la vivacità, il fascino, la fragilità che hanno segnato queste personalità fuor del comune. Guidati da Verna, attraversiamo secoli di storia della Francia in generale e di Parigi in particolare: il salotto di Madeleine de Scudéry, i raffinati hotel dove vigeva l’esprit de la conversation, i massacri perpetrati durante la Rivoluzione francese, la decapitazione di Maria Antonietta, l’interludio del regno di Luigi Bonaparte, l’angoscia che ha segnato gli anni dell’ultima guerra. 

     Emerge in “Scrittrici a Parigi” la progressiva consapevolezza dell’ingiustizia della posizione di inferiorità che affligge la donna e che poco alla volta porterà alla nascita del femminismo. Pochi sanno che nei loro salotti letterari, furono Madame de Staël e Marguerite de Valois  a contribuire al successo dell’opera di Pascal e di La Rochefoucauld, Corneille e Bossuet; loro a diffondere “L’Esprit des lois” di Montesquieu. Che il romanzo epistolare nacque con Madeleine de Scudéry. Che è grazie all’epistolario di Madame de Sévigné se possiamo scoprire le grandi cerimonie politiche e religiose, i processi e le esecuzioni cui il pubblico poteva assistere. Che il primo romanzo moderno della narrativa francese, dove viene rivendicato il sentimento d’amore fra marito e moglie, è opera di Madame de La Fayette. Con l’inizio della Rivoluzione, i salon diventano politici: celebre quello di Madame de Staël. “La déclaration des Droits de la Femme et de la Citoyanne” in cui si rivendicano per la donna libertà individuali e libertà politiche, assimilando il sessismo al razzismo, è del 1791. Da allora, la lotta per l’emancipazione femminile non avrà più tregua. Fatto curioso è che a non far mistero di detestare il femminismo fu una delle grandi scrittrici del primo Novecento, la quale peraltro lavorò tutta la vita: Colette. Così la ritrae Verna: “gli occhi, il piccolo mento appuntito, l’accento che faceva scivolare la ‘r’ nella dolcezza della voce”, osservandola mentre si muove per le strade parigine con indosso “il mantello color crepuscolo e pioggia”. Fu Colette, prima donna di Francia cui fu tributato l’onore di ricevere esequie di Stato, ad avere il coraggio non solo di introdurre la sessualità nei romanzi, ma ad affrontare nella sua opera più celebre “Chéri” il tema del rovesciamento dei ruoli, dove è un punto d’onore per la donna mantenere il proprio amante e per lui un punto d’onore farsi mantenere. L’ultimo conflitto spazzerà via per sempre il mondo di demi-mondaines, cortigiane e music-hall descritto da Colette. La guerra, la Resistenza, il progressivo affermarsi del femminismo porterà le scrittrici ad affrontare nuove tematiche: fra costoro, Marguerite Duras, impegnata in prima persona nella Resistenza, la quale “voleva la punizione dei collaborazionisti non attraverso tribunali e processi incerti ma giustiziandoli”. Emerge fra tutte la personalità di Simone de Beauvoir, indimenticata autrice di saggi, romanzi e di un classico del femminismo “Il secondo sesso”, che ha insegnato a tante donne “che erano soggetti e non oggetti”. 

Verna non dissimula nelle pagine a lei dedicate, il sentimento della commozione: ne tratteggia infatti la figura indomita e fragile, dotata di una tempra e una dedizione al proprio lavoro non comune, ma anche soggetta a struggimenti e angosce, capace di amore e passione. Come dimenticare le pagine in cui Verna l’accompagna nel suo vagabondare per Parigi, dove “ogni strada, ogni caffè, un ricordo che si affaccia alla mente”, quando allo scoppio della guerra Sartre è mobilitato?

     Scrittrici francesi celebri e meno note prendono vita nel saggio di Verna. Violette Leduc, l’autrice di “La Batarde” non raggiunse la fama di Colette o Beauvoir, ma come di Colette e Beauvoir, anche di Leduc Verna ne tratteggia con maestria la personalità. Leduc, che descrive la sua prima estate a Parigi “con la luce e il colore di un quadro impressionista o di una canzone”. Leduc, inscindibile dallo squallore della periferia di Parigi, Leduc l’esclusa, che non riuscirà mai a integrarsi, le cui relazioni sono tutte destinate a fallire. “Spesso le immagini di Parigi riflettono la solitudine di Leduc, sono spazi vuoti come vuota è la sua vita”. 

     Parigi, scriveva Gertrude Stein, “dal 1900 al 1930 è stato il posto dove bisognava essere per essere liberi”. E’ in quella Parigi che fra il ’20 e il ’30 Marguerite Yourcenar “visse emozioni e abbandoni”, la cui voce era “a un tempo rude e dolce come le note basse di un violoncello”. 

     “Scrittrici a Parigi” è un libro raro, da non perdere. La scrittura asettica che spesso caratterizza saggi analoghi non la si ritrova nelle opere di Anna Verna. Il suo stile non ha tracce di accademismo, pur essendo stata docente di Storia della donna all’Università di Torino, né Verna ci fa sentire il peso della sua cultura, pur essendo questa vasta e profonda. Il tocco originale di questa autrice è la semplicità con la quale affronta problematiche non sempre semplici, dando l’impressione di “parlare” con il lettore, alle volte con pacatezza altre con tono appassionato, altre ancora con sacrosanta indignazione.   “Scrittrici a Parigi” è un omaggio a Parigi e alla personalità di queste donne straordinarie. Un libro di storia, dove la storia è raccontata da una scrittrice che ha il dono di saper raccontare: Anna Verna.

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