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giovedì 14 Novembre 2019 0:52
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Posted by on Ott 14, 2019 in Articoli | 0 comments

“Home Grown: How Domestic Violence Turns Men into Terrorists”

by Joan Smith is published by Quercus (£16.99)

A cura di Giulietta Rovera

Un’analisi dei profili dei terroristi responsabili dei più grossi attacchi degli anni recenti.

15 dicembre 2014: Man Haron Monis tiene in ostaggio per 17 ore i clienti della cioccolateria Lindt di Sydney, Australia. Bilancio: 3 morti e numerosi feriti.

14 luglio 2016: Mohamed  Lahouaiej-Bouhlel, alla guida di un furgone, travolge la folla assiepata sul lungomare degli Inglesi a Nizza. Bilancio: 87 morti, 307 feriti.

22 marzo 2017: Khalid Masood, a bordo di una Hyundai Tucson investe i passanti che transitano sul Westminster Bridge a Londra. Bilancio: 5 morti, 50 feriti.

19 giugno 2017: Darren Osborne va all’attacco con il suo furgone della moschea di Finsbury Park a Londra. Bilancio: un morto, 9 feriti.

Avevano qualcosa in comune tutti costoro? E’ quanto si è domandata Joan Smith, giornalista e attivista per i diritti umani. Risultato dell’indagine, che contempla numerosi altri casi, è Home Grown: How Domestic Violence Turns Men into Terrorists: un’analisi dei profili dei terroristi responsabili dei più grossi attacchi degli anni recenti. Mohamed Lahouaiej-Bouhlel, scrive Smith, soleva urinare sui piedi dell’ex-moglie, squarciare con il coltello i pelouche della figlia e macchiare di escrementi le mura dell’appartamento. Man Haron Monis era libero su cauzione: era stato accusato di complicità nell’omicidio della sua seconda ex-moglie, accoltellata 18 volte e data alle fiamme nel sottoscala di casa a Sydney. Khalid Masood, “era stato un terrorista domestico per la maggior parte della sua vita di adulto.” Darren Osborne era diventato un pericolo pubblico quando la donna della sua vita lo aveva lasciato: non riuscendo più ad avere accesso all’abitazione della donna, aveva diretto la propria rabbia verso il mondo esterno.

 Per una donna, mentre il rischio di essere colpita in un attacco terroristico è minimo, incredibilmente alta è invece la probabilità di essere ferita dal convivente. Nel 2017, l’anno più drammatico nella storia recente della Gran Bretagna per quanto riguarda il numero di attentati, le vittime del terrorismo sono state 21; più di 70 quelle uccise dal partner o da un parente maschio. Nel 2018, circa l’8% di donne nel Regno Unito hanno subito violenza in famiglia, il che significa all’incirca un milione e 200mila vittime. Se abbiamo paura del terrorismo, sostiene Joan Smith, il miglior modo per proteggerci sarebbe fare più attenzione alla violenza in famiglia.
    

Dalla Manchester Arena alla sala del Bataclan di Parigi, dal massacro alla scuola Sandy Hook a Newton nel Connecticut a quello durante la Maratona di Boston, dai mercati delle schiave del sesso in Siria alla sparatoria alla scuola di Parkland in Florida, un fattore accomuna gli omicidi di massa: lo spaventoso numero di violenze contro le donne fra le mura di casa. Pertanto si può configurare la violenza domestica come “una specie di terrorismo al rallentatore, che assoggetta intere famiglie a livelli inimmaginabili di ansia e terrore”. Non è un mistero che molti terroristi sono stati testimoni di violenze domestiche da bambini, con conseguenze catastrofiche. Alcuni di coloro dei quali Joan Smith traccia il profilo, sono jihadisti islamici, che sostengono che i musulmani sono sotto attacco e bisogna contrattaccare; altri sono “uomini bianchi arrabbiati”, neonazisti che fanno propaganda circa la minaccia ipotetica costituita dagli immigrati. Nonostante costoro affermino di combattere per ragioni ideologiche, il valore di fondo che condividono è la misoginia: pretendono di esercitare un controllo coercitivo verso la donna e giustificano infatti in modo esplicito lo stupro. 

     E’ ovvio che non tutti gli uomini che commettono violenza domestica sono destinati a commettere anche atroci azioni terroristiche. Però nell’intimità quasi tutti i terroristi hanno usato “violenza contro la partner, il che agisce come una specie di prova prima di mettere in atto pubblicamente una carneficina.” I servizi di sicurezza cercano di monitorare decine di migliaia di sospetti. Proprio per questa ragione Smith trova incredibile cha ancora non ci sia un registro ufficiale di uomini accusati di violenza domestica. Ugualmente incredibile a suo avviso è la riluttanza delle autorità a incriminare costoro. Il nostro trascurare la violenza domestica non è solo una questione femminista, ma una minaccia a tutti noi. “Abbiamo urgente bisogno di metodi per identificare individui altamente pericolosi ad uno stadio precoce. Una storia di violenza familiare dovrebbe essere considerata uno dei fattori ad alto rischio.” Il nesso fra violenza domestica e omicidi di massa non può più essere ignorato.  

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