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lunedì 6 Aprile 2020 17:48
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Posted by on Feb 2, 2020 in Articoli, Articoli Vari | 0 comments

“Storia pettegola di Roma – Curiosità. Indiscrezioni e dicerie nelle vicende della città eterna”

Giulia Fiore Coltellacci

Newton Compton Editori, pag. 380, € 12,90

A cura di Giulietta Rovera

Dovrebbe essere adottato nelle scuole questo manuale di storia patria, che riesce a condensare in poco meno di 400 pagine vicende boccaccesche e tragiche accadute a Roma nell’arco di venti secoli, dove l’eros la fa da padrona. “Storia pettegola di Roma” è il classico libro che quando lo prendi in mano e cominci a leggerlo, non lo molli più. Perché diciamo la verità: il pettegolezzo, specie se salace e riguarda i vip, diverte e intriga. E’ vero che più o meno la storia di Scipione l’Africano che sconfigge Annibale, del triangolo amoroso  Giulio Cesare Cleopatra e Marc’Antonio, di Lucrezia Borgia e papa Alessandro VI, la regina Cristina di Svezia e Paolina Borghese Bonaparte la conosciamo tutti. Ma non conosciamo tutto. A colmare i vuoti ci ha pensato Giulia Fiore Coltellacci, la quale ha certamente compulsato centinaia di fonti per riuscire a trovare tanti aneddoti riguardanti le alcove di quei ricchi e potenti che hanno gestito la cosa pubblica dal 200 a.C. in poi. Ma vediamole più nei dettagli queste cronache rosa del tempo passato, che Giulia Fiore sa intrecciare magistralmente con la “nera”. Che Giulio Cesare sia stato un abilissimo uomo politico e uno stratega di prim’ordine è risaputo, ma che fosse anche un tombeur de femmes no. Da quanto risulta dalle cronache del tempo, il grand’uomo aveva una predilezione per le maritate: lo erano Postumia, Lollia, Tertulla, Muzia, Servilia e Attilia, moglie di quel “rompiballe professionista” di Catone Uticense. Con qualcuna arrivò alle nozze, che venivano sciolte ogni volta che si invaghiva di una nuova fiamma. Divorziò da Cossuzia per sposare Cornelia, morta di parto dopo sedici anni di matrimonio. Terza coniuge fu Pompea, seguita a ruota da Calpurnia. Poi incontrò la maliarda per antonomasia, Cleopatra, coreggente del regno d’Egitto insieme con il fratello nonché marito Tolomeo XIII. Con Cleopatra fu una faccenda seria, tant’è che lei lo rese padre del suo unico erede maschio, Tolomeo Cesare detto Cesarione –destinato a una fine tristissima. Nonostante fosse sempre sposato, come lei del resto, lui la volle a Roma con sé fino a quando alle idi di marzo del 44 a.C. 23 pugnalate mettevano fine alla vita di questo straordinario personaggio. Morto Giulio Cesare e ritornata in Egitto, Cleopatra si unì a Antonio, “un gran figo” e un “bon viveur”, definito da Cicerone tutto muscoli e niente cervello. Anche Antonio  non si fece mancare mogli e amanti. Tralasciamo le innumerevoli amanti e soffermiamoci sulle mogli: in successione vengono: Fadia, Antonia Ibrida, Licoride, un’autentica “bomba sexy”, Glafira e Fulvia. Quando perde la testa per la regina d’Egitto, è legalmente legato a Fulvia, donna forte e volitiva, che lo costringe a ritornare a Roma dove impera Ottaviano, pronipote e erede di Giulio Cesare. Poco dopo il suo ritorno nella città eterna Fulvia muore. E per ragioni politiche, Antonio è costretto a sposare la sorella di Ottaviano, Ottavia, abbandonata poco dopo per ritornare dall’indimenticata Cleopatra. Sorvoliamo sulla tragica fine degli irriducibili amanti – morti entrambi suicidi – e diamo uno sguardo invece alle prodezze di Ottaviano Augusto. Gracile, malaticcio e grafomane, con un debole per le donne e il gioco d’azzardo, fu l’artefice del passaggio dalla Repubblica all’Impero. Durante il suo lungo impero, “si lasciò alle spalle tutti quelli che potevano essergli d’impiccio” e nonostante la salute malferma si spense alla venerabile età di 77 anni. Quanto alle sue vicende amorose, le cronache non mancano di dettagli, ma in questo campo non poté competere con lo zio. Ebbe solo tre mogli: Clodia, Scribonia e l’amata Livia, che sposò nonostante lei fosse incinta del condottiero Claudio Tiberio Nerone suo legittimo consorte, costretto ad accettare il divorzio per non incorrere nelle ire di Augusto. Livia si rivelerà donna di specchiata virtù, un incrocio fra Michelle Obama – per quanto riguarda l’orto, la vita sana, lo sport e tutto il resto – e Hillary Clinton – per quanto riguarda la dignità con cui si possono portar le corna. Ottaviano e Livia non ebbero figli e presto si trattò di trovare un successore. Misteriosamente, ogni volta che Ottaviano sceglieva un erede, costui misteriosamente moriva. Accadde a Marcello, Agrippa, Gaio, Lucio e Agrippa Postumo. Alla fine rimase solo Tiberio, il figlio che Livia aveva avuto da precedente consorte Claudio Tiberio Nerone. Che la dolce e remissiva Livia non sia estranea all’eliminazione di tutti quelli che minacciarono la salita al trono dell’adorato figlio pare fuor di dubbio. Come sembra che abbia “velocizzato la dipartita del consorte già malaticcio propinandogli dei fichi avvelenati”. La storia pare ripetersi con poche varianti con i vari imperatori che si susseguirono sul trono di Roma: storia che ha come comune denominatore una girandola di alcove di varie fogge, tessuti e dimensioni – c’è chi però, come Cleopatra, mostrò una spiccata predilezione per i tappeti – dove si consumano amplessi appassionati, si ordiscono congiure, si tramano efferati delitti. L’abilità di Giulia Fiore Coltellacci in “Storia pettegola di Roma” è l’aver saputo dare il giusto risalto agli accadimenti storici come all’aneddoto, al gossip come a una minuziosa, impeccabile ricostruzione di quel nostro lontano passato.

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