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sabato 11 Luglio 2020 17:01
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Posted by on Mag 26, 2020 in Articoli Vari | 0 comments

OMOSESSUALITA’: troppi giudizi poche domande.

Gabriella Laguzzi (Ipnoterapeuta)

In questo periodo mi sono capitati tra le mani libri di psicologia in cui si affrontano le questioni etiche e deontologiche del terapeuta nei confronti dell’omosessualità. La lettura è un po’ pesante ma la cosa che ho trovato sorprendente è che, in pratica, si indicava al terapeuta come “cercare” di superare i propri preconcetti. Il che vuol dire che chi ha scelto come lavoro e come stile di vita l’accettazione e la comprensione degli altri, si possa trovare a disagio di fronte ad una cosa così naturale come l’omosessualità. Avrei potuto capire un libro sulle LINEE GUIDA PER IL LAVORO CON I SADICI VIOLENTI! Forse perché i sadici, i masochisti, i pedofili, i sociopatici hanno un bel cartello appeso al collo che definisce e quindi relega il loro comportamento nella patologia. Sono MALATI, curabili o no, quello di cui “soffrono” è definito e conosciuto, osservabile e indagabile. Tra “noi” e “loro” si può mettere un’oceanica distanza, almeno sulla carta. Come mai l’omosessualità getta nel baratro del disprezzo persino chi, per professione, non dovrebbe dare giudizio alcuno? Eppure, la psicologia negli ultimi anni ha visto la fine dell’omosessualità come patologia per prendere atto che non esiste un orientamento sessuale normale e uno patologico, un’identità sessuale naturale ed una innaturale. Le persone omosessuali non corrono il rischio di sviluppare psicopatologie diverse da una persona eterosessuale ma se si pensa al clima di rifiuto e stigmatizzazione in cui vive una persona omosessuale, di certo non bisognerà aver fatto alcuno studio per capire come ansia, rabbia e disadattamento sorgano in modo quasi spontaneo senza che si debba per forza creare una “casistica omosessuale” Paradossalmente le risposte migliori in termini di accettazione e comprensione le ho ricevute tra le persone comuni che, pur scherzando anche in modo pesante, alla mia domanda: “Ma tu come vedi il matrimonio tra 2 uomini o tra 2 donne?” ho ricevuto la serafica risposta: “Purché io non faccia parte della coppia, facciano quello che vogliono!”, risposta decisamente più illuminata di molti politici o rappresentanti religiosi che inquinano i mezzi d’informazione.

L’omosessualità è sempre esistita, in ogni tempo, in ogni luogo, in ogni civiltà. I feroci ed imbattibili guerrieri spartani, nella loro agoghé, venivano incoraggiati a trovare nel loro gruppo il loro amante, perché questo avrebbe creato un maggior spirito combattivo durante gli scontri, visto che si difende con più ferocia un amante rispetto ad un amico. Pare che creatività, sensibilità artistica ed intelligenza raffinata siano quasi un carattere distintivo dell’omosessualità e non basterebbe un libro per contenere l’elenco dei nomi di pittori e pittrici, scultori e scultrici, scrittori e scrittrici, poeti e potesse, filosofi e filosofe, drammaturghi, attori e attrici, ballerini e ballerine…Eppure, il massimo a cui le società paiono arrivare è un continuo ciclo di tolleranza(limitata)/repressione (feroce). Ma quando affermo che l’omosessualità è uno stato perfettamente naturale…mi va già bene se evito l’insulto! Vorrei allora rivolgermi a quell’esercizio mentale che mi è sempre venuto in aiuto quando ero circondata da giudizi confusi: la Scienza. Questa, quando non è vissuta alla stregua di un credo religioso, ci regala il giusto equilibrio tra quello che “sentiamo” essere vero e quello che possiamo “conoscere” come vero. La Scienza, innanzitutto, ci dice che non è solo la specie umana ad avere la caratteristica dell’omosessualità, ma gli esempi di comportamenti omosessuali documentati negli animali sono ormai centinaia, quindi, con buona pace di chi invoca “l’innaturalità” di questo comportamento, bisogna considerare, in modo asettico, la conseguenza che esso ha in termini di vantaggi/svantaggi riproduttivi. In parole povere: perché gli animali dovrebbero adottare un comportamento sessuale che non punta alla riproduzione? Dov’è il vantaggio evolutivo? Un buon esempio è dato dagli studi sugli albatros di Laysan (isola delle Hawaii nord-occidentali) che hanno messo in luce come circa un terzo delle coppie di albatros erano femmina-femmina. Gli studiosi sottolineano che queste coppie avevano un maggiore successo nell’allevare i piccoli rispetto alle femmine non in coppia. Pertanto, questo tipo di coppia può avere significative conseguenze evolutive nel cambiamento delle dinamiche all’interno della popolazione. Quindi in questo caso tale comportamento costituisce potenzialmente un elemento di forza che può concorrere alla selezione ed alla conservazione di tale tratto. Ne consegue la domanda: “L’omosessualità è dunque un carattere genetico?” Attualmente non è stato identificato alcun gene specifico, tuttavia il fatto che l’omosessualità, maschile e femminile, sia presente pressoché in tutte le culture e si manifesti più frequentemente in alcune famiglie, ha spinto a ipotizzare l’esistenza di una base genetica.  All’origine di una preferenza sessuale per il proprio sesso potrebbero non esserci fattori genetici bensì fattori epigenetici [l’epigenetica studia tutte le modificazioni ereditabili che variano l’espressione genica pur non alterando la sequenza del DNA.], ossia fattori ereditabili che non riguardano i geni, ma le modalità della loro espressione. Questo potrebbe spiegare la persistenza nella nostra specie (e non solo) dell’omosessualità.  Questi fattori epigenetici vengono per lo più prodotti di nuovo a ogni generazione. Nel caso dei fattori epigenetici sesso-specifici, se vengono ereditati quelli caratteristici del sesso opposto, saranno influenzate ora la preferenza sessuale, ora l’identità sessuale, ora lo sviluppo dei caratteri sessuali primari, a seconda di quanti e quali fattori siano stati ereditati. A questo punto mi permetto di citare i professori Nathan W. Bailey e Marlene Zuck della University of California, Riverside, che spiegano il fenomeno in modo eccezionale con pochissime parole: “I comportamenti omosessuali sono dispiegati in modo flessibile in una varietà di circostanze, per esempio come tattica riproduttiva alternativa, come strategia di ibridamento cooperativo, come facilitatori dei legami sociali o come mediatori di conflitti intrasessuali. Una volta che questa flessibilità si è stabilita, diventa in sé e per sé una forza selettiva che può dirigere la selezione su altri aspetti della fisiologia, della storia della vita, del comportamento sociale e anche della morfologia”. L’omosessualità è un fenomeno naturale, non limitato alla specie umana, porta vantaggi evolutivi e, come ogni legge della Natura, destinato a durare per milioni e milioni di anni, quindi molto di più di tutti i nostri limiti. So bene che i giudicanti per indottrinamento religioso, per condizionamento culturale o per la sola ragione di sentirsi superiori a qualcuno, non accetteranno o non vorranno capire le mie parole, ma non è a loro che mi rivolgo. Mi rivolgo a chi cerca…tutto! Lunga vita ai ricercatori!


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