Pages Menu
Seguici suRssFacebook


mercoledì 25 Novembre 2020 1:03
Categories Menu

Posted by on Lug 25, 2020 in Articoli | 0 comments

Giulia Maria Crespi, imprenditrice coraggiosa e battagliera


A cura di Giulietta Rovera

Il 19 luglio, all’età di 97 anni, è morta Giulia Maria Crespi, imprenditrice, erede di una fortuna oculatamente investita in progetti in difesa dell’ambiente e colture biodinamiche. A dare uno sguardo alla sua vita di “ricca ragazza ricca”, viene spontaneo di pensare per contrasto a una “povera ragazza ricca”: Barbara Hutton, erede di una colossale fortuna sperperata in alcool, droga, playboy e mariti. Iperattiva Giulia Maria lo è stata fino alla fine. All’età di novant’anni suonati, prende carta e penna e si dà alla scrittura. Il risultato è un libro sorprendente: “Il mio filo rosso – Il “Corriere!” e altre storie della mia vita”, edito da Einaudi, nel quale dà prova di un talento non comune nel saper interessare il lettore senza mai troppo dilungarsi, mai abbandonarsi all’auto incensamento, mai annoiare. Sorprende la semplicità con la quale parla della sua anomala infanzia e adolescenza, durante le quali a crociere e vacanze a Cortina si alternano studi seri e approfonditi con precettori privati. Sorprende la sincerità con la quale narra la lunga parentesi al “Corriere della Sera” in qualità di azionista di maggioranza e accomandataria, ossia responsabile dei bilanci e della linea del giornale. Sorprendono la commozione con la quale ricorda le battaglie combattute e perdute nel tentativo di conservare il quotidiano; l’impegno nella difesa dell’ambiente, concretizzatosi con la creazione del FAI (Fondo per l’Ambiente Italiano), e nella trasformazione delle Cascine Orsine della Zelata presso il Ticino in avamposto di colture biologiche di altissima qualità, apprezzate in Italia e all’estero. 

La parte più avvincente de “Il mio filo rosso” è però quella dove descrive la sua esperienza di editrice: come in un thriller d’alta classe, si susseguono con ritmo  incessante colpi di scena, complotti, ricatti, tradimenti. Ammessa “in una ventosa e luminosa giornata del marzo 1962” nel sancta sanctorum del “Corriere” per volontà dell’amatissimo padre, assiste per la prima volta ad una riunione della proprietà, cui fa seguito l’incontro con i vari direttori del quotidiano. Per due anni papà Tullio la fa partecipare ai “riti settimanali” con l’obbligo di ascoltare e tacere. Poco alla volta, Giulia Maria è coinvolta negli ingranaggi della macchina editoriale, comincia ad esprimere suggerimenti e pareri e ad imporre la propria volontà.

Chiunque abbia conosciuto questa indomita imprenditrice ha avuto modo di apprezzarne la cultura e il coraggio e di sperimentarne il non facile carattere. Non a caso le sono stati affibbiati gli appellativi di “zarina” e di “dispotica guatemalteca”.

Se il rapporto con gli operai sarà eccellente, non si può dire altrettanto di quello con il direttore politico. Con disarmante sincerità, si confessa non estranea alle trame sotterranee per silurare sia Alfio Russo, “un grande, imperdonabile sbaglio”, sia Giovanni Spadolini, e responsabile della virata a sinistra del quotidiano con la nomina da lei caldeggiata di Piero Ottone. Emergono, dal suo racconto lucido e a tratti spietato, le ambigue personalità di Gianni Agnelli, Carlo Caracciolo, ma soprattutto Indro Montanelli – l’amico che di fronte alla delusione per non essere stato fatto direttore si trasformerà in nemico giurato. Nel suo lungo percorso, Giulia Maria Crespi ha superato giovanissima il dolore devastante per la perditadel marito, il conte Marco Paravicini, combattuto più volte e vinto il cancro, lottato con coraggio per l’indipendenza del “Corriere”. Soprattutto, ha dimostrato di aver saputo salvaguardare non solo un cospicuo patrimonio ma la propria dignità non piegandosi mai a compromessi e dimostrando che la difesa della bellezza può essere una risorsa straordinaria per incrementare la ricchezza culturale ed economica del Paese. 

Post a Reply